Soffocati dalla plastica e sfruttati dall’uomo, gli oceani sono malati. Tutti possiamo aiutare “i polmoni della Terra” con piccole azioni quotidiane. Vi diamo 4 consigli per fare la differenza.

Oceani malati… di plastica

3 miliardi di persone hanno l’oceano come fonte di sopravvivenza. E 500 milioni di uomini al mondo basano la propria vita sulla pesca, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, secondo il Marine Stewardship Council.

Il 70% dell’aria che respiriamo è prodotta da piante acquatiche e il 97% dell’acqua mondiale si trova negli oceani. Da soli assorbono il 30% dell’anidride carbonica creata dall’uomo. Gli oceani sono i nostri polmoni ma li stiamo avvelenando. Sono soffocati dalla plastica, sfruttati dalla pesca e la loro biodiversità è a rischio, ogni giorno. I cambiamenti climatici ne sono i sintomi più evidenti.

Italia e Mediterraneo non si salvano

L’Italia, con i suoi 7.458 km di coste, non è più sana. Attraverso la campagna Spiagge e Fondali Puliti – Clean up the Med, Legambiente ha pulito 62 spiagge italiane (per un’area pari a 170 piscine olimpioniche) trovando una media di 670 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia. L’84% dell’immondizia è in plastica e il 64% è usa e getta.

Nemmeno il Mediterraneo è in salute. È un mare di plastica. Nonostante sia un mare semichiuso, è invaso da mozziconi di sigarette e sacchetti di plastica. Nelle 43 spiagge europee monitorate dal 2014 al 2017, Legambiente ha trovato mozziconi di sigarette (20,7% di tutti i rifiuti spiaggiati), tappi e coperchi (11%), bottiglie di plastica (9,5%) e sacchetti di plastica (4,8%). Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, dice:

Il problema del marine litter (cioè l’immondizia marina) costa 476,8 milioni di euro l’anno all’UE. È un’emergenza globale e bisogna intervenire al più presto.

Sunset at the ocean with lighthouse (foto: https://pixabay.com/)

Come possiamo salvare gli oceani?

Chi può difendere gli oceani

Nazioni Unite e capi di stato ne hanno parlato alla Conferenza mondiale sugli oceani dal 5 al 9 giugno a New York, nella sede delle Nazioni Unite. Era presente anche Legambiente che ha presentato i monitoraggi sui rifiuti in mare, nei laghi e sulle spiagge italiane ed europee. Grandi ONG lavorano per aiutare gli oceani con campagne ad hoc, dalla petizione No Plastica di Greenpeace a MEdiTErraneo del WWF. Anche ong più piccole ma determinate danno il loro contributo, ad esempio con la pulizia dei mari dalle reti fantasma.

Eppure ognuno di noi può fare la differenza.

4 modi per salvare gli oceani

Ti diamo quattro consigli per aiutare gli oceani a sopravvivere:

1. Evita la plastica

Più di 8 milioni di tonnellate di plastica sono gettate in mare ogni anno. Nel 2050 ci potrebbe essere più plastica che pesce negli oceani, secondo una ricerca del World Economic Forum e della Ellen McArthur Foundation. Ognuno dei 500 miliardi di sacchetti di plastica prodotti ogni anno ha una “vita” di 15 minuti. Sulle spiagge italiane un rifiuto su tre è un imballaggio. La cattiva gestione dei rifiuti urbani è la prima fonte di inquinamento del Mediterraneo: solo in Italia crea il 49% della spazzatura marina. Legambiente ha chiesto all’Europa di vietare l’uso di sacchetti di plastica non biodegradabili a tutti i paesi del Mediterraneo, come già avviene in Italia, Francia e Marocco.

Vivi sostenibile: scegli contenitori di carta o vetro. Evita di usare sacchetti di plastica, bottiglie, tappi e stoviglie usa e getta.

Plastica nel mondo e negli oceani (foto: https://www.weforum.org/)

2. Produci meno rifiuti… con il tuo pet

Ogni anno 6 milioni di tonnellate di rifiuti finiscono negli oceani e uccidono 100.000 tartarughe e altri mammiferi marini nei mari europei. Quando non uccide, la spazzatura avvelena: la micro-plastica e i contaminanti chimici vengono mangiati da pesci e molluschi che finiscono sulle nostre tavole, grazie alla catena alimentare. Così intossichiamo noi stessi: pesticidi, petrolio e metalli pesanti danneggiano anche all’uomo.

La soluzione? Riusa e ricicla. Evita prodotti di bellezza con molti componenti chimici (spesso versati in mare) e aggiusta gli elettrodomestici piuttosto che comprarli nuovi.

Hai un cane o un gatto?

Secondo una ricerca del 2008 l’industria del cibo per animali domestici usa 2,48 milioni di tonnellate di pesce all’anno solo per produrre i “croccantini”. Ma sardine, acciughe e aringhe cono il cibo principale di tonni, merluzzi e pesci spada. Negli ultimi anni i grandi predatori marini sono diminuiti del 90%.

Scegli cibo per animali sostenibile. E non buttare i residui della lettiera o i pesci dell’acquario nel wc perché possono rovinare l’ecosistema marino.

Deterioramenti degli oggetti in acqua (foto: https://www.plasticoceans.org)

3. Mangia meno pesce

Gli oceani sono sfruttati. Troppo. Secondo la FAO, il 32% degli stock di pesca sono usati oltre il limite. Mangia meno pesce e frutti di mare. E scegli varietà locali o di allevamenti sostenibili.

Sfruttamento delle risorse ittiche naturali (foto: http://www.fao.org/home/en/)

4. Riduci il tuo impatto ambientale

Livelli di anidride carbonica eccessivi, ghiacciai che si sciolgono e oceani più acidi sono i sintomi del cambiamento climatico. Le conseguenze sono la perdita di biodiversità (rischiano barriera corallina e orsi polari in primis) oltre a clima instabile e disastri ambientali come uragani e siccità. L’inefficienza dei sistemi di depurazione è la terza causa di inquinamento: solo in Italia provoca il 7% dei rifiuti marini.

Scegli la bicicletta o i mezzi pubblici invece dell’auto. Mangia prodotti locali e consuma meno carne e pesce. Isola la tua casa e controlla i consumi elettrici domestici.

Riduci il tuo impatto ambientale (foto: https://www.weforum.org/)

Vuoi aiutare gli oceani?

La vita sulla Terra è iniziata negli oceani. Ma ora sono malati e hanno bisogno del nostro aiuto. La plastica e l’impatto ambientale dell’uomo sulla Terra sono le cause di una grave malattia. Puoi aiutare gli oceani con piccole azioni quotidiane. Non puoi sfuggire alla responsabilità del futuro evitandola oggi, diceva Abraham Lincoln.

Sei pronto a fare la tua parte?

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