I numeri dello spreco alimentare sono spaventosi. Secondo dati recenti 88 milioni tonnellate di cibo vengono sprecati ogni anno nell’Unione europea, che corrispondono a 173 kg di cibo a persona. Perché una così grande quantità di alimenti ancora commestibili finiscono nella spazzatura? Le cause sono tante e vanno rintracciate lungo l’intera catena produttiva e distributiva. Nella ristorazione i quantitativi delle pietanze sono difficilmente gestibili e preventivabili mentre nei punti vendita la criticità risiede in una sovrapproduzione e in una normativa che prevede un’etichettatura con date di scadenza spesso anticipate rispetto alla reale deperibilità dei prodotti. È chiaro che per un reale abbattimento spreco alimentare servono prese di posizione forti a livello governativo, con leggi e normative volte a un reale cambiamento di prospettiva. Ma laddove lo Stato non arriva, ci pensa il privato.

Abbattimento spreco alimentare con il foodsharing

È il caso dell‘attivista tedesco Raphael Fellmer, già noto per aver sperimentato un’esperienza di vita di cinque anni, dal 2010 al 2015, senza soldi e trascorrendo questo tempo viaggiando dai Paesi Bassi al Messico. È proprio questa esperienza che lo ha aperto al foodsharing, una rete supportata da volontari che raccolgono i cibi scaduti o in via di scadenza dai supermercati per ridistribuirli a chi ne ha bisogno. Finora i 25.938 volontari sparsi per il mondo impegnati in questa campagna di abbattimento spreco alimentare hanno contribuito a risparmiare di 8.960.026,5 kg di cibi commestibili che altrimenti sarebbero finiti nella spazzatura.

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SirPlus, un outlet del cibo scaduto

Fellmer ha così deciso di far diventare il foodsharing non una semplice catena di volontariato ma una vera e propria attività, unendo il business a un contributo sociale e ambientale. Insieme a due amici, l’imprenditore Alexander Piutti e l’ingegnere ambientale Martin Schott, ha lanciato SirPlus, l’idea di un outlet del cibo scartato dai supermercati e venduto a un costo inferiore fino al 70%. Parliamo di idea perché il progetto è attualmente in fase di raccolta fondi sulla piattaforma di crowdfunding Startnext.

Un’app per prenotare gli alimenti e farseli consegnare a casa

Oltre al punto vendita la startup punta anche sulle nuove tecnologie. Il team sta sviluppando un’app che consentirà di consultare i cibi a disposizione, ordinarli e farseli arrivare direttamente a casa, con un tempo di consegna che, garantiscono gli ideatori, sarà di un giorno. Questa iniziativa non si rivolge però soltanto al privato ma punta anche a facilitare l’accesso a grandi quantitativi di cibo da parte di tutte quelle organizzazioni no profit che cercano di garantire quotidianamente pasti a chi ne ha bisogno.

Questo il video di presentazione del progetto berlinese:

Sono tante le iniziative anti-spreco, anche in Italia

SirPlus non è ad ogni modo l’unica iniziativa per l ‘abbattimento spreco alimentare. Negli ultimi anni si può dire che ci sia stato un vero exploit di piccoli e grandi progetti imprenditoriali volti  alla ridistribuzione del cibo che altrimenti andrebbe buttato. Anche in Italia se ne contano tantissimi. Il più famoso è forse LastMinuteSottoCasa, un’app e piattaforma web che permette ai negozianti di mettere in vendita, a prezzo fortemente scontato, il cibo che si avvicina alla data di scadenza e a chi abita nei pressi del negozio di acquistare prodotti alimentari ancora freschi.

Simile negli intenti è Myfoody, un’applicazione che permette di sapere in quali negozi ci sono cibi ancora buoni ma in scadenza o con difetti estetici nel packaging che altrimenti andrebbero sprecati. I prodotti sono prenotabili da mobile e una volta ricevuto un codice sconto, che può andare dal 10 al 50% è possibile passare in negozio a ritirarli.

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C’è chi punta sulla solidarietà…

Salvare, recuperare e ridistribuire il cibo che avanza ai grandi eventi di gala, matrimoni, convegni, cerimonie è invece l’idea di Equoevento, nata da quattro trentenni romani, architetti, avvocati e web designer. Il cibo viene indirizzato a case famiglia ed enti di solidarietà.

A sfondo puramente solidale è anche Ifoodshare, nata a Caltagirone nel 2013 e liberamente ispirata dall’esperienza tedesca di Foodsharing.de, che prevede la distribuzione di cibo in eccedenza a persone e famiglie in difficoltà da parte di supermercati, negozi, panificatori, agricoltori. Stesso meccanismo per Bring the food, che raccoglie le donazioni di prodotti in eccedenza per enti caritatevoli e persone in difficoltà. Basta scaricare l’app, inserire le caratteristiche del cibo e la zona in cui si trova per ricevere le prime richieste.

…e chi sulla educazione

Si inserisce invece nell’ottica di ‘prevenire è meglio che curare’ UBO, un’app che punta soprattutto alla conoscenza e alla corretta informazione. Lanciata all’interno di un progetto della regione Valle d’Aosta e Piemonte, con la supervisione di esperti dell’Istituto zooprofilattico di Piemonte e Liguria, l’applicazione cataloga 500 alimenti suddivisi per dieci categorie alimentari e indica i modi per conservarli al meglio, anche oltre la data di scadenza. E propone anche delle ricette antispreco da preparare con i cibi avanzati.

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