Recentemente, durante un rapporto alle Nazioni Unite è emerso che un diverso trattamento delle acque reflue potrebbe ridurre lo spreco idrico e far diminuire la scarsità d’acqua a livello mondiale, garantendo al tempo stesso il totale rispetto dell’ambiente.

Lo spreco idrico il gap geografico

È innegabile che per anni, decenni almeno, le così dette popolazioni agiate abbiano utilizzato l’acqua dolce più velocemente di quanto servisse alla natura per compensare tale utilizzo e rimettere in equilibrio il sistema. Questo utilizzo irrazionale ha fatto sì che in alcune regioni del mondo crescessero le disparità, si creassero tensioni per accaparrarsi le risorse idriche e si diffondessero fame, malattie, conflitti e migrazioni.
Due terzi dell’umanità attualmente vive una vita in cui è presente il concetto di “scarsità d’acqua”. Una situazione che mediamente si presenta nella vite di questi miliardi di individui per almeno un mese all’anno. La maggior parte di questi individui, circa la metà, sono individuabili tra la Cina e l’India.

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Il mondo del futuro? Minacciato dalle crisi idriche

Una del World Economic Forum ha visto nelle crisi idriche il principale rischio globale del prossimo decennio. Più della fame o delle guerre per il petrolio, per intenderci. Attualmente, ragionando nel breve periodo secondo le Nazioni Unite, è possibile prevedere che la domanda di acqua per l’industria, l’energia e per un ulteriore miliardo di persone aumenterà del 50 per cento entro il 2030.
“C’è l’assoluta necessità di diminuire lo spreco idrico al fine di superare le sfide poste dal cambiamento climatico e dall’operato umano”, ha affermato  Benedito Braga, capo del World Water Council un think tank che raggruppa governi, associazioni ed enti di ricerca.
Mentre “Oggigiorno è impensabile trascurare le opportunità che possono derivare da una migliore e differente gestione delle acque”, è stata la dichiarazione di Irina Bokova, il direttore generale dell’UNESCO, che ha preso parte alla relazione sulla giornata mondiale dell’acqua.

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Acque reflue al top nei paesi ad alto reddito

L’affermazione della Bokova è vera soprattutto nei paesi poveri dove le acque reflue sono davvero poco trattate. Discorso diverso per le nazioni ad alto reddito che trattano circa il 70 per cento delle acque reflue che generano, una cifra che scende al 38 per cento per i paesi a medio reddito.
Nelle nazioni a basso reddito, solo l’otto per cento delle acque reflue subisce un trattamento di qualsiasi tipo e se partiamo da uno dei dati più spaventosi, ovvero che oltre 800 mila persone muoiono ogni anno a causa di acqua potabile contaminata o per non essere in grado di lavarsi correttamente le mani capiamo quanto sia importante mettere quell’8 per cento nelle condizioni di poter accedere al riciclo e al riutilizzo delle acque reflue.

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Da problema a soluzione

È necessario trasformare la questione delle acque reflue da problema a soluzione è quanto afferma Richard Connor dell’UNESCO World Water Assessment Programme e autore del World Water Development Report.
Come? Oltre a ridurre l’inquinamento alla fonte, le iniziative devono spostarsi verso la rimozione dei contaminanti dal flusso delle acque reflue, verso il riutilizzo delle acque e il loro recupero.
“Fino ad ora, si sono prese decisioni prevalentemente sulla fornitura di acqua pulita invece che sulla gestione di quella già utilizzata,” ha spiegato sempre Connor ai giornalisti affermando poi che “I due aspetti sono indissolubilmente legati l’uno all’altro. Perché l’acqua può essere utilizzata più e più volte. L’acqua che proviene da alcuni grandi fiumi negli Stati Uniti viene riciclata fino a 20 volte prima di raggiungere definitivamente l’oceano”.

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Un incredibile potenziale

Il potenziale per il riutilizzo di rifiuti liquidi è forse meglio illustrata dagli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale che bevono urina riciclata e lo usano per lavarsi.
Su una scala più ampia, ci sono molte nazioni in cui necessità ha generato tecnologie innovative. Per esempio a
Singapore e a San Diego, i residenti bevono già l’acqua riciclata. In Giordania e Israele, rispettivamente il 90% il 50% di acqua agricola è recuperata per essere poi riutilizzata.
Un futuro per evitare ogni tipo di spreco idrico sembra dunque essere già alle porte. Basta solo aprirgli le porte? Sembrerebbe facile, no? 

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