La notizia ha fatto il giro del mondo: è morto Sudan, l’ultimo rinoceronte bianco settentrionale (Ceratotherium simum cottoni) di sesso maschile. Lo ha annunciato con un tweet il rifugio per animali Ol Pejeta Conservancy, in Kenya: “È con grande dispiacere che Ol Pejeta Conservancy e il Dvur Kralove Zoo annunciano che Sudan, l’ultimo esemplare maschio al mondo di rinoceronte bianco settentrionale, è morto”.

L’animale aveva 45 anni, era malato da tempo e dopo una serie di complicazioni dovute alla sua malattia, quando le sue condizioni erano diventate ormai irreversibili, è stato sedato e sottoposto ad eutanasia. Sudan viveva nel rifugio insieme ad altre due femmine della sua stessa specie, Fatu e Najin, anche queste piuttosto avanti con l’età. Negli anni sessanta si contavano nel mondo oltre 2.000 esemplari di rinoceronte bianco, il numero di questi si era ridotto del 15% nel 1984. In poco più di trent’anni sono rimasti due esemplari.

La scomparsa dei rinoceronti trova la sua causa principale nell’attività umana. Da decenni infatti questi animali vengono cacciati in massa, per moda e per superstizione. Questo sostanzialmente perché la medicina tradizionale cinese vede nel corno di rinoceronte un potente medicinale e una sostanza dal forte potere afrodisiaco. Anche i rinoceronti bianchi del sud stanno diminuendo progressivamente, pur attestandosi al momento sui 20.000 esemplari, attualmente sparsi tra Sudafrica, Namibia, Kenya, Uganda e Zimbabwe. Tutte le popolazioni di grossi erbivori africani stanno silenziosamente sparendo. Il rinoceronte Sudan è oggi un simbolo: la sua fine rappresenta un destino cui stanno andando incontro migliaia di altre specie animali, si calcola circa 5000. 

Nonostante la situazione sia più che mai allarmante, ci sono piccoli segni di speranza. La ricerca scientifica sta infatti studiando nuove vie per riportare il rinoceronte bianco del nord sul pianeta. Già ad aprile dello scorso Tinder, la nota app di dating insieme alla Ol Pejeta Conservancy avevabo lanciato una campagna per sensibilizzare il grande pubblico sul tema della “solitudine” di Sudan. Ora l’unica speranza che resta di salvare la specie viene dalla fertilizzazione in vitro, che potrà essere utilizzata per ricavare embrioni dal seme del maschio morto e dagli ovuli delle femmine ancora in vita.

Positiva è anche la risposta dell’opinione pubblica, che si dimostra sempre più sensibile alla tematica della salvaguardia animale. Molto significativo da questo punto è il contributo di tantissime star internazionali che si espongono sempre più in prima persona per proteggere gli animali a rischio.

Demi Moore si è schierata pubblicamente contro i maltrattanti degli elefanti, Alec Baldwin è un attivista della “People for the Ethical Treatment of Animals” (PETA), Charlize Theron da anni si batte contro lo sterminio dei rinoceronti neri. Molti gli stilisti che si stanno battendo per fermare lo sfruttamento animale nel mondo della moda: basti pensare a Vivienne Westwood o a Donatella Versace. Tanti anche i musicisti da anni si dimostrano sensibili alla questione, che si tratti del celeberrimo leader dei The Smiths, Morrissey, o della ultracarismatica Beyoncè. Le voci sono tante e arrivano persino dal mondo del poker, uno su tutti Daniel Negreanu, una leggenda vivente. La vita del campione di poker è stata raccontata anche in un documentario biografico: “KidPoker”, non solo è da tempo un vegano convinto, ma è anche un convinto attivista per la salvaguardia degli animali.
Cresce sensibilità generale nei confronti del problema, molti i governi cercano di promuovere politiche di protezione degli animali, ma la questione è lontana dall’essere risolta. Non si può abbassare la guardia, è necessaria una profonda sinergia ambientalista tra la collettività e le nostre scelte individuali per salvare tante specie animali dalla scomparsa definitiva.

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