I benefici per l’ambiente derivanti dalla coltivazione delle alghe sono innumerevoli. E per questo, abbiamo spesso affrontato l’argomento, proponendolo da varie angolazioni. Le alghe, infatti, sono per prima cosa un alimento ma possono anche rappresentare l’elemento base di cosmetici e oggetti plastici. Da non dimenticare, inoltre, l’utilizzo che se ne può fare in qualità di materiale costruttivo. Dal punto di vista alimentare, le alghe offrono molti vantaggi in confronto all’agricoltura tradizionale. Per cominciare, non necessitano di alcun tipo di terreno dato che le colture si mettono in piedi nelle acque oceaniche. Per la stessa ragione, non c’è bisogno di acqua ma neanche di fertilizzanti o nutrienti di vario tipo. Se pensiamo, poi, che le alghe non producono alcun tipo di emissione inquinante e riescono a limitare il processo di acidificazione degli oceani, il quadro si completa. Oltre ai benefici evidenti per il Pianeta, questi alimenti sono ricchi di sostante nutritive e minerali fondamentali nella dieta dell’uomo. Ecco perché alghe e alimentazione sostenibile rappresenta un binomio decisamente virtuoso.

Maine: lo Stato delle alghe

Sulla costa orientale degli Stati Uniti, al confine con il Canada, troviamo il Maine, uno Stato con oltre 3000 chilometri di coste. La particolare conformazione geografica ha reso la pesca una delle attività più diffuse e redditizie per la popolazione, specialmente quella dei gamberi. Ed è proprio nel Maine che sono sorte e stanno crescendo con forza le principali aziende di coltivazione delle alghe, fra le quali ricordiamo Vitamin Sea e Maine Fresh Sea Farms. Le ragioni alla base di una così rapida crescita del settore, sono variegate. Per prima cosa, parliamo di un rapporto con l’oceano che in Maine è culturalmente radicato. In più, la stagione dei gamberi finisce quando inizia quella delle alghe che, in media, va da ottobre a maggio. Questa fortunata concomitanza ha fatto sì che gli stessi pescatori potessero lavorare l’intero anno, dedicandosi alle 2 differenti attività. Il fiorire di tale connubio, ha spinto il Dipartimento degli Stati Uniti per l’Energia a finanziare con 1,3 milioni di dollari le ricerche sulle coltivazioni di alghe svolte dall’Università del New England. Inoltre, il Maine’s Island Institute sta formando giorno dopo giorno una nuova generazione di imprenditori con l’intenzione di prepararli per questo tipo di lavoro.

Alghe e alimentazione sostenibile: come funziona la coltivazione?

Ocean’s Balance, una delle principali aziende del Maine a occuparsi di coltivazione di alghe, ha lanciato a gennaio 2017 il proprio prodotto di punta: un purè di alghe. Il prodotto sta riscuotendo un certo successo nel mercato americano, grazie anche al supporto di vari distributori e negozi che contribuiscono alla sua diffusione. L’incremento delle vendite in soli 6 mesi sarebbe stato del 40%: un risultato davvero incredibile. Ma come funziona il processo che lega alghe e alimentazione sostenibile? Le colture, per prima cosa, si mettono in atto lunghe le coste, di cui, come anticipato, il Maine è notevolmente fornito. Una volta preso un campione di alga selvaggia, se ne creano in laboratorio delle nuove, partendo dalle spore originali. Sul pelo dell’acqua si costruisce un reticolo di corde che devono stare leggermente immerse. Le alghe si attaccano alle corde e crescono lungo di esse. In questo modo, in ogni momento è possibile tirarle su e controllare lo stato di salute delle alghe stesse.

Barriere culturali al diffondersi dei cibi a base di alghe

Organizzazioni di livello internazionale come la World Bank considerano la coltivazione delle alghe una delle migliori soluzioni per nutrire una popolazione mondiale in forte crescita. Sulla scia di questa indicazione, un recente report dell’Insland Institute, racconta un interessante sondaggio svolto su un campione di popolazione americana, in merito alle alghe. Realizzato con lo scopo di identificare 10 prodotti a base di alghe che potessero interessare il consumatore medio americano, sono emersi come i più gettonati la lasagna vegetale ed il maiale con fagioli e zucchero di alghe. Nel complesso, comunque, quasi tutti i piatti sono stati molto apprezzati, dimostrando che il limite della diffusione su larga scala di tali prodotti è più che altro culturale.

Inserire le alghe nella dieta degli americani

La differenza fra oriente e occidente è abissale e se prendiamo in considerazione la sola popolazione cinese, ci rendiamo conto di quanto vasto sia il bacino d’utenza mondiale degli alimenti a base d’alghe. Consapevole di questo aspetto, il forte movimento presente nel Maine sta spingendo con decisione l’acceleratore sull’accoppiata alghe e alimentazione sostenibile. Una grossa mano arriva anche da quei ristoranti che hanno scelto tali alimenti come parte integrante del proprio menù. È il caso, ad esempio, del Vinland di Portland. Agli chef piacciono molto le alghe per via del loro particolare sapore che ben si fonde con gli altri prodotti. L’ultimo ostacolo rimane legato ai consumatori ma piano piano sembra vacillare.

 

Condividi l'articolo
La discussione è regolata dalle seguenti Policy