È una tendenza che si sta diffondendo un po’ ovunque, quella di integrare architettura e agricoltura urbana. Dopo aver costruito selvaggiamente, trasformando le città in agglomerati cementizi, negli ultimi anni si sta riscoprendo, vuoi per l’aggravarsi dei cambiamenti climatici vuoi per una maggiore coscienza ambientale, l’importanza di recuperare un contatto diretto con la natura.

Agricoltura in città per sfamare la popolazione in crescita

Le stime inerenti l’urbanizzazione crescente, con una popolazione a livello mondiale che al 2050 dovrebbe raggiungere quota 9,6 miliardi di persone, il 70% delle quali vivrà in città, stanno contribuendo ancor più a riflettere non solo su come coniugare il costruito con il verde ma anche sul modo più efficiente e sostenibile di produrre cibo per sfamare tutti.

Architettura e agricoltura urbana, tanti progetti

Di progetti che prevedono uno stretto legame fra architettura e agricoltura urbana ce ne sono molti e ne abbiamo parlato spesso su queste pagine. Fattorie verticali, distretti agricoli, modelli di agricoltura di quartiere e di food forest stanno ridisegnando le città di tutto il mondo, ma le potenzialità della coltivazione urbana sembrano essere infinite e tutt’ora inesplorate, come dimostrano due progetti estremamente interessanti, che hanno catturato l’attenzione mediatica a livello internazionale nelle ultime settimane.

In Svezia un plantscraper che sfamerà 5mila persone all’anno

Il primo è svedese e punta sull’innovazione tecnologica per raggiungere un obiettivo quanto mai ambizioso: sfamare 5000 persone all’anno. Si chiama The World Food Building“, è stato progettato dalla startup Plantagon ed è il primo esemplare di “plantscraper”, neologismo che unisce il termine ‘plants’ a quello di ‘skyscraper’, ovvero un grattacielo da coltivazione.

architettura e agricoltura urbana

Frutto di un’idea che prevede la realizzazione di svariati esemplari di agritecture disseminati per il paese, il World Food Building è di fatto il primo tassello di questo mega-progetto. La sua costruzione è attualmente in corso a Linköping, una città da oltre 100mila abitanti a circa 200 km da Stoccolma, e i lavori dovrebbero concludersi entro il 2020.

Coltivazione idroponica e automazione

Non si tratta soltanto di un esempio di architettura e agricoltura urbana ma di un vero e proprio incubatore di tecnologie altamente innovative applicate alla coltivazione verticale in città. La torre sfrutterà le moderne tecnologie di coltivazione idroponica, che prevede la crescita di vegetali senza l’apporto di suolo ma esclusivamente attraverso delle soluzioni liquide ad alto tasso nutritivo.

Inoltre tutto il sistema sarà quasi completamente automatizzato: irrigazione, controllo e gestione della temperatura, illuminazione e qualità dell’aria saranno monitorati da impianti robotici.

Verranno risparmiate 1100 tonnellate di Co2

Tutte queste tecniche consentiranno alla struttura, che non sarà destinata esclusivamente all’agricoltura urbana ma prevede anche spazi per uffici, di produrre un’enorme quantità di cibo, sono state stimate circa 550 tonnellate di frutta e verdura all’anno, con una riduzione netta dei consumi energetici, idrici e di suolo rispetto alla coltivazione tradizionale. Il grattacielo dovrebbe essere in grado di ridurre l’emissione di 1100 tonnellate di Co2 e il consumo di 49 milioni di litri di acqua l’anno, insieme a un grande risparmio energetico dettato dall’utilizzo di luci a led e dall’automazione in generale.

Ecco il video del progetto:

Orto sul tetto per l’ospedale di Boston

Il plantscraper svedese dimostra che l’innovazione tecnologica sarà sicuramente uno dei migliori alleati per poter immaginare un futuro in città molto più sostenibile di quello attuale. Ma non è l’unica strada da intraprendere. Talvolta basta anche soltanto avere un’idea giusta, forse anche semplice ma non ancora realizzata, per dar vita a un progetto importante per l’intera società. E’ ciò che sta succedendo a Boston, negli Usa, e questo è il secondo esempio di architettura e agricoltura urbana di cui volevamo parlarvi.

Cibo sano per i pazienti

Se è importante garantire l’accesso a un cibo sano e a km zero a tutti gli abitanti dei grandi centri urbani, lo è ancor più se i destinatari sono persone con problemi di salute, in stato di degenza. E’ partito da questa considerazione l’associazione Health Care Without Harm, che ha dato via al programma Healthy Food in Health Care, ovvero un progetto impegnato a garantire la salubrità del cibo negli ambienti ospedalieri. Fra le varie iniziative, c’è la realizzazione di orti sui tetti degli ospedali.

15mila kg di cibo a stagione

Il primo ad aver accolto la sfida è il Boston Medical Center (BMC), che ha recentemente inaugurato una fattoria in copertura. L’orto urbano occupa una superficie di circa 650 mq ed è in grado di produrre 15mila kg di cibo per stagione e si tratta a tutti gli effetti del tetto verticale coltivato più grande di Boston.

architettura e agricoltura urbana

“Offrire prodotti biologici e locali ai pazienti è una delle azioni più logiche, se ci pensiamo- ha dichiarato la direttrice del programma Stacia Clinton- e fortunatamente questa tendenza sta iniziano a diffondersi un po’ ovunque.”

Tutti i vantaggi del verde in copertura

Il BMC resta ad ogni modo un precursore. Il vantaggio non è soltanto quello di produrre cibo sano per i pazienti- e non solo, perché parte del raccolto viene anche venduto alla comunità- ma anche di azzerare costi ed emissioni nocive legate al trasporto. Il verde in copertura ha anche dei benefici in termini ambientali: la vegetazione consente sia di ridurre le temperature e quindi i consumi energetici legati alla climatizzazione degli ambienti interni sia di aiutare il deflusso delle acque piovane in caso di forti piogge. Non a caso, l’ospedale di Boston è rientrato quest’anno nell’autorevole classifica, la  Becker’s Hospital Review, degli istituti più ecologici degli Usa, che viene stilata annualmente.

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