A vederla sembra quasi un giocattolo o una macchinina uscita da un fumetto. E anche il nome non smentisce l’immaginario. Si chiama Sam, la piccola auto elettrica a tre ruote con i fanalini così sporgenti che paiono degli occhi. Che si punti tanto sul design accattivante e spiritoso è piuttosto evidente, ma il veicolo elettrico non ha nulla da invidiare ai suoi competitor, che vanno rintracciati nelle smart car da città o addirittura nei motocicli piuttosto che nelle moderne vetture a zero emissioni. Sam ha infatti solo due posti e delle prestazioni che lo avvicinano a uno scooter extra urbano.

Auto elettrica a tre ruote con struttura riciclabile

Dalla forma estremamente compatta, l’auto elettrica a tre ruote ha un telaio in acciaio ricoperto da pannelli in polietilene totalmente riciclabili. Le portiere si aprono ad ali di gabbiano e gli interni, seppur minimal, scelta probabilmente legata alla necessità di contenerne sia il prezzo che il peso, puntano tutto sulla comodità, con due sedili in linea spaziosi e un volante ergonomico.

100 km di autonomia

Sotto il cofano troviamo una batteria ai polimeri di litio da 19,6 kW che può essere ricaricata collegandola a qualsiasi normale presa elettrica. Per una ricarica completa ci vogliono cinque ore ma, grazie a una funzione smart, è anche possibile al 40% di batteria solo in un’ora. A seconda della condizione di uso e quelle climatiche, la batteria completamente carica garantisce una percorrenza di circa 100 km a una velocità massima di 90 km orari.

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Un progetto nato nel 2001

Sam ha una storia lunga e travagliata, ma che sicuramente si è conclusa positivamente. Il primo progetto risale infatti addirittura al 2001, ideato da una società svizzera che, dopo aver prodotto quasi un centinaio di prototipi dell’auto elettrica a tre ruote e dopo averli testati nei laboratori di Zurigo e Basilea, fallì. A distanza di diversi anni, nel 2009, si fece avanti un’azienda polacca, la Iat (Impact Automotive Technologies) di Pruszkow, che ne ha acquisito i diritti e ha iniziato la produzione della vettura su larga scala, con un discreto successo in patria. E non solo, visto che proprio recentemente l’auto elettrica a tre ruote è sbarcata anche negli Usa.

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Mobilità elettrica: a che punto siamo?

Ma a che punto siamo sul fronte dei veicoli elettrici? Sicuramente la loro diffusione è in costante crescita. I dati di vendita del 2016 parlano di 800 mila vetture con alimentazione elettrica distribuite in tutto il mondo, con un incoraggiante +40% rispetto ai volumi dell’anno precedente. Un dato che comprende sia le automobili ibride (PHEV – Plug-in Hybrid Electric Vehicle) che le vetture “full electric”, conosciute anche con l’acronimo BEV (Battery Electric Vehicle), le quali rappresentano il 63% del totale.

Il futuro è roseo ma non per tutti

E gli analisti sono piuttosto ottimisti in merito agli scenari futuri. Se Bloomberg identifica il 2022 come punto di svolta e prevede, da quella data in poi, un’accelerazione della diffusione dei veicoli elettrici che potrebbero arrivare a rappresentare il 35% delle vendite globali entro il 2040, Irena – l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili – è più cauta ma condivide una previsione di forte crescita. Secondo la roadmap The Renewable Route to Sustainable Transport, si stima che entro il 2030 potrebbero esserci 160 milioni di veicoli elettrici in circolazione, pari al 10% del parco automobilistico totale. A guidare questa transizione verso una mobilità più sostenibile sono alcuni paesi, Cina e Usa in primis.

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Il colpevole ritardo italiano

E l’Italia che fa? Il Bel Paese appare in netto ritardo rispetto al trend mondiale. Nel 2016 sono state immatricolate poco più di 2.500 automobili elettriche, ovvero appena lo 0,1% del mercato globale dell’auto. Confermando i numeri che erano stati registrati anche nel 2015. In poche parole, non si riesce a fare un’importante salto che possa far decollare il settore. Le ragioni possono essere diverse ma a pesare sul ritardo italiano sono soprattutto due fattori: il primo è legato alla carenza di incentivi statali che promuovano l’acquisto di vetture elettriche, come invece avviene in Norvegia, Cina e Stati Uniti dove le agevolazioni arrivano addirittura a 20mila euro per l’acquisto di un’auto elettrica e il secondo è un problema infrastrutturale. L’Italia è fortemente indietro sul fronte della messa a disposizione di stazioni di ricarica diffuse, senza le quali è impensabile poter ‘convincere’ la popolazione a virare verso una mobilità alternativa. Al momento sono meno di 9mila le colonnine diffuse sul suolo italiano, anche se c’è da dire che nell’ultimo anno si è registrato un forte aumento. Per recuperare questo colpevole ritardo, il Bel Paese ha bisogno di investire di progetti di ristrutturazione e pianificazione infrastrutturale. Proprio qualche mese fa è stato annunciato un piano che ha un obiettivo ambizioso, quello di installare, sia su strade urbane ed extraurbane che nei parcheggi di edifici residenziali e terziari, 20 mila nuovi punti di ricarica. Staremo a vedere come andrà a finire…

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