La barriera corallina artificiale (foto: http://teguhostenrik.com/wp-content/uploads/2013/07/ARTificial-REEF-Lombok-May2014-069.jpg)
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La barriera corallina artificiale di Ostenrik

MUSEO SOTT’ACQUA. Non tutte le opere d’arte devono stare per forza nei musei: alcune possono stare in piazza, altre in parchi naturali, e altre ancora, come quelle del pittore e scultore indonesiano Teguh Ostenrik, possono essere installate sott’acqua. Un po’ per richiamare l’attenzione su un grosso problema ambientale, un po’ per ridare al pianeta qualcosa che l’uomo continua a rubare, e anche un po’ per ricordare che l’arte non è altro che una delle tante figlie di madre natura, Ostenrik con la sua ultima opera ha realizzato una vera e propria barriera corallina artificiale.

ARTE ED ECOLOGIA. Nel mondo dell’arte il suo nome è ben noto: le sue opere sono tra le più apprezzate del panorama asiatico, e per averle gli appassionati sono disposti a sborsare diverse migliaia di euro. Ma a godere dell’ultima fatica di Ostenrik saranno per lo più le specie marine, le quali troveranno un nuovo rifugio proprio in questa originale opera d’arte. La barriera corallina artificiale, del resto, è la ciliegia sulla torta della carriera artistica dello scultore indonesiano, da sempre concentrato sul rispetto per l’ambiente nell’arte e quindi sull’utilizzo di materiali di riciclo e tinte naturali.

LA BARRIERA CORALLINA ARTIFICIALE. L’anno scorso Ostenrik costruì la prima barriera corallina artificiale al largo di Senggigi, sul fondale oceanico. La costruzione, denominata Squid House, ha le sembianze di un cefalopode, ed è realizzata in ferro con la tecnologia Biorock: per favorire la crescita naturale dei coralli, il metallo utilizzato da Ostenrik è attraversato da un lieve flusso di energia elettrica. Visto il successo della prima opera, l’artista indonesiano è ora alle prese con una replica nelle acque di Wakatobi: la nuova opera prenderà la forma del pesce pinzetta, simbolo del parco nazionale di Wakatobi, e si chiamerà Long House. E come è successo per la barriera corallina artificiale di Senggigi, quando Ostenrik terminerà il suo lavoro, l’opera d’arte sarà portata a compimento proprio dalla natura, con i coralli che vi troveranno alloggio e sostegno.

GRANDE BARRIERA CORALLINA ADDIO. Come si è detto, il lavoro di Ostenrik ha anche lo scopo di puntare i riflettori sulle mediocri condizioni delle barriere coralline: le attività umane come la pesca e il commercio di acquariofilia hanno infatti distrutto a macchia di leopardo una moltitudine di barriere coralline. Un capitolo a parte merita poi il futuro delle barriere se correlato al galoppante surriscaldamento climatico: secondo uno studio dell’Università Australiana del Queensland l’innalzamento delle temperature potrebbe portare l’annientamento della Grande Barriera Corallina entro i prossimi cinquant’anni.La barriera corallina artificiale