Le storie belle e di successo a volte esistono. Anche in Italia e anche se difficilmente se ne sente parlare. E questa è sicuramente una storia importante da raccontare. Perché il nostro Paese è pieno di cervelli in fuga, ma per fortuna ogni tanto qualcuno di questi cervelli ha anche l’opportunità di ritornare in patria.

È quanto è accaduto ad un giovane ingegnere biomeccanico originario della città di Napoli. Dopo 7 anni di lontananza dalla sua città natale, l’ingegnere Francesca Santoro, a 31 anni, torna in patria per un progetto di ricerca di ampio respiro e notevole importanza per il futuro della medicina italiana e del mondo: la sperimentazione del cerotto fotovoltaico.

La storia di Francesca Santoro, un ingegnere biomeccanico nato alle pendici del Vesuvio

La storia dell’ingegnere Santoro comincia all’ombra del Vesuvio. Nel 2010, con una laurea in ingegneria biomedica in tasca, conseguita presso l’Università Federico II di Napoli, la dottoressa si sposta prima in Germania, per conseguire il suo dottorato di ricerca, e poi in California. Presso la Stanford University della California, l’ingegnere lavora dal 2014 al 2017 dedicandosi, nella sua attività di post-doc, allo studio della bioelettronica e delle soluzioni per impiantare, dove e quando possibile, microchip negli organi umani.

È solo con la partecipazione al bando Tenure Track dell’IIT, Istituto Italiano di Tecnologia, un bando attraverso cui i ricercatori possono presentare i propri progetti di ricerca per ottenere finanziamenti e procedere alle proprie sperimentazioni, diventando da ricercatori a professori, che la ricercatrice oggi può tornare in Italia.

Il bando prevede che, ottenuto il finanziamento, il ricercatore debba riuscire a dimostrare, in un periodo di tempo compreso tra i 5 e i 10 anni, di poter condurre autonomamente un progetto di ricerca di elevato spessore nel suo ambito di riferimento.

È un’opportunità importante che non è possibile avere nelle università italiane, in cui solo i professori ordinari possono essere autonomi nella gestione di un budget di progetto di una certa entità e del proprio team di lavoro da cui farsi affiancare.

L’ingegnere è venuto a conoscenza di questa interessante opportunità grazie all’ISSNAF, la fondazione degli scienziati italiani che lavorano negli Stati Uniti, cui Francesca Santoro è associata.

Superate le selezioni a Roma, rigorosamente svolte da un gruppo di esperti esterni, come previsto dal bando, l’ingegnere ha ora a disposizione 5 anni per sperimentare il proprio progetto, che potrebbe avere una portata rivoluzionaria in campo medico: il cerotto fotovoltaico.

CRIB di Napoli, ecco dove si svolgerà il progetto

Il progetto prenderà vita presso i laboratori del Centro per biomateriali avanzati per la sanità del CRIB (Centro di Ricerca Interdipartimentale sui Biomateriali), un centro di eccellenza il cui obiettivo è la sperimentazione di soluzioni all’avanguardia con materiali biologici ed ecocompatibili in campo biomedico.

Le attività di ricerca del Centro di dividono essenzialmente in due macro aree, entrambe rivolte all’utilizzo di impulsi elettrici per stimolare il rinnovamento cellulare umano:

  • l’elettrofisiologia delle architetture cellulari in 3D, in cui sono studiati dispositivi a due dimensioni o in 3D che sfruttino le nanotecnologie e che possano essere applicati alle cellule neuronali e cardiache;
  • lo sviluppo di materiali fotovoltaici per la rigenerazione della pelle, in cui è in fase di studio la realizzazione di un dispositivo3D e biocompatibile, che utilizzi l’energia e i principi della fotovoltaica nei processi di rigenerazione cellulare.

È proprio nel secondo filone di ricerca, che si inserisce il progetto del giovane ingegnere di Napoli.

Il progetto del cerotto fotovoltaico: cos’è e come funzionerà

Il progetto dell’ingegnere Santoro sembra fantascienza: creare un cerotto fotovoltaico realizzato con una sostanza hi-tech del tutto particolare, che sfrutterà l’energia dei raggi del sole e la trasformerà in impulsi elettrici, capaci di accelerare i normali processi di rimarginazione delle ferite cutanee.

Possiamo immaginare il cerotto fotovoltaico in fase di sviluppo, come una sorta di piccolo pannello fotovoltaico che può essere applicato sulla pelle, in caso di una scottatura, di un’abrasione o di una ferita. I raggi del sole che lo colpiscono si trasformano in impulsi, che in pratica stimolano la rimarginazione cutanea. I cerotti ovviamente non saranno dispositivi rigidi ma morbidi, costituiti in una sorta di plastica flessibile, ma totalmente green e biocompatibile.

Ora il futuro del progetto e del giovane ingegnere Santoro è tutto nelle sue mani, ma finalmente, dopo numerosi anni di lontananza dalla sua città, potrà fare ricerca nel luogo in cui è nata.

È una possibilità sicuramente  importante prima di tutto per la storia e la carriera professionale del giovane ingegnere partenopeo, ma è una storia che deve riempire di orgoglio il nostro Paese: non più solo cervelli italiani in fuga ma anche, finalmente, ponti di comunicazione e sviluppo che si aprono nella direzione opposta.

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