A seguito della conferenza sul clima di Parigi del 2015, molti Paesi hanno impresso una decisa svolta tecnologica in direzione sostenibile, puntando in modo particolare sullo sfruttamento di energie rinnovabili. La Cina è forse la superpotenza che più di tutte sta mettendo in atto un vero e proprio boom tecnologico sostenibile, fenomeno avviato ben prima del 2015. L’urbanizzazione rapida e la crescita demografica, un appetito crescente della classe media per i beni di consumo e il non tanto gratificante primato che vede la Cina come il Paese più inquinante al mondo: queste le principali ragioni alla base di tale rivoluzione sostenibile.

Tsing Capital: una società che cavalca il boom tecnologico sostenibile

Nel cuore pulsante di Pechino è nata una società che crede nel futuro sostenibile della Cina. Si tratta di Tsing Capital, gigante degli investimenti a livello nazionale. Secondo Qi Lu, direttore del dipartimento ricerca nello stabilimento Tsing Capital, l’interesse di tante società a livello internazionale si sta rivolgendo verso la Cina, per via del boom tecnologico sostenibile in atto. “Abbiamo visto sempre più aziende che producono tecnologia pulita negli Stati Uniti rivolgersi alla Cina per il suo vasto mercato“, ha detto Lu in un’intervista, “specialmente dopo che il presidente americano Donald Trump ha dichiarato la sua intenzione di ritirarsi dall’accordo di Parigi. “In tal senso, abbiamo riscontrato effettivamente alcuni segnali positivi”.

Lo sviluppo della tecnologia sostenibile cinese: alcuni esempi

Non è un caso se recentemente vi abbiamo parlato molto di Cina. In effetti il colosso asiatico ha impresso una decisa accelerazione sostenibile negli ultimi anni. Abbiamo visto interessanti innovazioni come il treno senza binari e il drone a energia solare, per non parlare poi di vere e proprie aree dove le energie rinnovabili sono integrate in modo imprescindibile: pensiamo alla Liuzhou Forest City o alla Green Megacity. Secondo Qi Lu, il boom tecnologico sostenibile a cui prende parte anche Tsing Capital sta cambiando la sua conformazione. Piuttosto che una concentrazione di start-up green, dipendenti dagli incentivi governativi, egli ritiene che a crescere di più siano le imprese con un potenziale di mercato più immediato e una base economica solida. A spingere in modo deciso tale catena industriale è anche il fatto che tante multinazionali con sedi produttive in Cina stiano virando verso tecnologie green. Pensiamo, ad esempio, ad Apple ma anche ad altri giganti come Adidas, H&M, Levi’s e Microsoft. Sull’onda di questo fenomeno, le aziende cinesi come Huawei o Alibaba hanno deciso di percorrere la stessa strada.

Internet delle cose e Intelligenza artificiale: come sfruttane il potenziale

L’internet delle cose, in inglese Internet of things (IoT), può fornire un aiuto concreto per limitare gli sprechi e preservare l’ambiente. Parliamo di una tecnologia costruita all’interno di oggetti che hanno una funzione pratica e che li rende sempre connessi alla rete. In questo modo tali oggetti possono funzionare consumando meno energia. Pensiamo ai sistemi per gestire l’illuminazione pubblica o per l’irrigazione dei terreni, di cui vi abbiamo parlato in questo articolo. Inoltre, potenziandone l’intelligenza artificiale, tali strumenti possono risolvere situazioni imprevedibili, sviluppando capacità di problem-solving avanzate, tutto ciò non richiedendo più un intervento umano per funzionare al meglio. Secondo Qi Lu, internet delle cose e l’intelligenza artificiale sono indivisibili e complementari: “Ragionando secondo i criteri dello sviluppo sostenibile, con i dati raccolti e la capacità di apprendere in modo automatico fornita da tali strumenti, per la prima volta siamo in grado di gestire l’utilizzo di risorse energetiche ad un livello molto più alto.

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