Al momento, l’industria della carne rappresenta mediamente il 16% delle emissioni globali inquinanti, contribuendo in larga parte a produrre l’effetto serra. In molti stanno cercando delle soluzioni a tale problema come, ad esempio, la macellazione su richiesta o la creazione di proteine non animali che sostituiscano la carne, anche nel gusto. C’è ancora molto da fare e, in aggiunta, anche l’agricoltura sta vivendo un momento di crisi dovuto al riscaldamento globale ma anche all’allevamento stesso che “ruba” spazio per le coltivazioni. Occorre, per questo sviluppare nuove tecnologie che ci permettano di nutrirci abbassando l’impatto ambientale per il Pianeta. A tal proposito, arriva dalla Finlandia una ricerca che, nel giro di qualche anno, potrebbe permetterci di ricavare cibo dall’elettricità.

Cibo dall’elettricità: un obiettivo utopistico?

Sembrerebbe di no secondo i ricercatori della Lappeenranta University of Technology (LUT) e del VTT Technical Research Centre of Finland che lavorano insieme al progetto Food From Electricity. Infatti questo team di scienziati ha creato un gruppo di proteine ​​monocellulari che sono sufficienti per l’alimentazione dell’uomo usando un sistema che funziona grazie alle energie rinnovabili. L’intero processo richiede solo elettricità, acqua, anidride carbonica e batteri.

Ecco come funziona un bioreattore

Un bioreattore è un contenitore all’interno del quale si svolge una reazione chimica prodotta da microrganismi o sostanze da essi prodotte. Nel nostro caso, abbiamo all’interno di un bioreattore acqua e batteri. Ad essi viene aggiunta anidride carbonica catturata dall’aria e, a seguito di elettrolisi si ottiene una polvere composta per il 50% da proteine e per il 25% da carboidrati. Il prodotto di questa reazione potrebbe, quindi, essere elaborato e diventare cibo. Ovviamente, tutto il processo viene alimentato da energie rinnovabili (eolico e solare in primis), aggiungendo al risultato prodotto un minor impatto sull’ambiente in termini di inquinamento.

Nella quantità di cibo ottenuta il limite principale di questo processo

Detto così, ricavare cibo dall’elettricità sembra facile. Il problema principale è tutto legato alle quantità. Secondo lo scienziato finlandese a capo del progetto Juha-Pekka Pitkänen, infatti, un bioreattore grande come una tazza di caffè impiega circa 2 settimane per generare un grammo di proteine. Partendo da qui, la fase successiva dell’intero processo dovrà operare un’ottimizzazione dello stesso in modo da velocizzarlo e aumentare la quantità di proteine prodotta. Secondo le previsioni di Pitkänen, potrebbero occorrere circa 10 anni per avere un sistema efficiente e concretamente utilizzabile per sfamare le popolazioni più povere del Pianeta.

Potenzialità di un progetto ancora acerbo

L’impatto potenziale degli alimenti ottenuti utilizzando energie rinnovabili è enorme. Attualmente, gli impieghi possibili sono 2. Innanzitutto, come mezzo per alimentare le persone affamate e fornire una fonte di cibo in aree non adatte alla produzione agricola. Pitkänen ha affermato che, in futuro la tecnologia potrà essere trasportata nei deserti e in altre aree colpite da carestie fornendo una fonte di cibo economico e nutriente a coloro che ne hanno più bisogno. In secondo luogo, come mezzo per ridurre le emissioni globali, abbassando la richiesta di carne e il conseguente inquinamento ambientale che scaturisce dagli allevamenti.

Un sistema che può funzionare ovunque

Altro elemento da non trascurare, il processo per ricavare cibo dall’elettricità non richiede particolari condizioni climatiche o ambientali per funzionare. In tal senso, questi bioreattori potrebbero essere costruiti direttamente nei luoghi in cui si concentra la popolazione più bisognosa. Essendo alimentato da fonti energetiche rinnovabili, oltre ad essere pulito e rispettoso per l’ambiente, tale sistema è quindi riproducibile ovunque in modo economico.

Condividi l'articolo
La discussione è regolata dalle seguenti Policy