Un inizio tra le proteste

È finalmente iniziata la tanto attesa Conferenza sul Clima di Parigi, in una capitale blindata dopo gli attentati del 13 novembre. Purtroppo, a dare notizia, ancora prima del vertice, sono stati gli scontri tra manifestanti e polizia, tenutisi proprio in Piazza della Repubblica, proprio dove candele e fiori ricordavano le vittime di pochi giorni prima. Una guerriglia urbana dai toni paradossali, innescata dai manifestanti in ragione del divieto di manifestazioni imposto dallo stato di emergenza. Oltre a queste deprecabili scene di violenza, la Cop21 è stata anticipata anche da una protesta pacifica di altri attivisti, i quali hanno protestato silenziosamente e scalzi creando una catena umana per puntare il dito sullo ‘stato di emergenza climatico’.

Chi si batte il petto e chi difende il carbone

E mentre all’esterno si manifestava, pacificamente o meno, la Conferenza si è aperta con un doveroso minuto di silenzio per le vittime degli attentati del 13 novembre. E subito, sin dalle prime battute, si è capito quanto sarà dura raggiungere un accordo. Si sono infatti già create due posizioni contrastanti: da una parte stanno i paesi ricchi dell’Occidente capitanati dagli Stati Uniti, che fanno mea culpa per l’inquinamento passato e presente, e si dichiarano pronti a rimediare al danno. Dall’altra stanno invece i paesi in via di sviluppo, con in prima linea Cina e India, i quali difendono l’uso del carbone per non contrastare la propria ruspante crescita economica. Un’impasse, questa, che sembra avere già in parte congelato le prospettive più rosee, e che rende la sfida ancora più ardua.

Una sfida che non si può perdere: i leader occidentali

Già all’apertura dei lavori, il presidente della conferenza nonché ministro degli Esteri francese Lauren Fabius ha sottolineato che «la posta in gioco è troppo importante per potersi accontentare di un accordo al ribasso», ammonendo di fatto in partenza i Paesi che sembrerebbero volersi tirare indietro. Sulla stessa linea Barack Obama, presidente del secondo Stato più inquinante del mondo, il quale, dopo aver espresso un sentito mea culpa, ha dichiarato che «bisogna agire ora, mettendo da parte gli interessi di breve termine. Siamo l’ultima generazione che può salvare il pianeta». Il presidente francese Hollande ha invece puntato il dito non tanto sulla questione puramente ambientale, bensì sulle conseguenze che il surriscaldamento sta già portando alla geopolitica: il cambiamento climatico, ha infatti ricordato l’inquilino dell’Eliseo, «crea conflitti, crea più migrazioni delle guerre» aggiungendo che «quello che è in gioco in questa conferenza è la pace perché rischiamo una guerra per l’accesso all’acqua». Sulla necessità estrema di un accordo unanime è tornato anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, ricordando a tutti i leader che «il futuro del mondo è nelle vostre mani, non sono consentite indecisioni».

Il diritto alla crescita: i leader dei Paesi in via di sviluppo

Le prospettive di presidenti europei e americani sembrano però frenate dai rappresentanti delle economie emergenti. Se uno degli obiettivi principali della Conferenza è quello di ridimensionare l’uso dei combustibili fossili, paesi come l’India sono tutt’altro che d’accordo. Il premier indiano Narendra Modi, a proposito del carbone, ha infatti affermato che «gli stili di vita di pochi non devono eliminare le opportunità dei tanti ancora ai primi passi della scala dello sviluppo». Sulla stessa linea anche il presidente cinese Xi Jinping, il quale tiene le redini del maggiore inquinatore del pianeta. Xi Jimping ha ribadito, che la lotta al surriscaldamento «non dovrebbe negare le legittime necessità dei Paesi in via di sviluppo di ridurre la povertà e migliorare gli standard di vita della propria popolazione». E se nel loro disaccordo i presidenti indiano e cinese hanno evitato di offendere i leader occidentali, così non ha fatto il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, che ha definito Obama e colleghi ‘taccagni’ e ‘smodati’ nel caricare gli africani di ulteriori obblighi che vanno inevitabilmente ad intaccare le loro aspirazioni di sviluppo economico e ricerca del benessere.

L’alleanza solare

Seppur in disaccordo per quanto riguarda l’utilizzo del carbone, il premier indiano Narendra Modi ha comunque dato il via ad una lodevole iniziativa che si inquadra perfettamente negli obiettivi della Conferenza. Egli ha infatti lanciato una coalizione di 121 paesi situati tra il Tropico del Cancro e quello del Capricorno al fine di federare tutte gli stati con un elevato potenziale di sfruttamento dell’energia fotovoltaica. L’obiettivo principale sarebbe quello di instaurare una collaborazione stabile tra Stati industrializzati e Stati in via di sviluppo per realizzare nuovi impianti solari e migliorare quelli già esistenti.

Cop21: la prima bozza

Sabato, stranamente in linea con quanto programmato all’inizio dei lavori, è stata consegnata la prima bozza del testo dell’accordo stilato dalle delegazioni degli oltre 190 Paesi riuniti alla Conferenza. Ovviamente è ancora troppo presto per giudicare il loro lavoro, e quel che è certo è che i punti di disaccordo sono tuttora moltissimi: nella bozza le parentesi quadre, usate all’interno dell’Onu per sottolineare un contrasto di opinioni, sono moltissime.

Condividi l'articolo
La discussione è regolata dalle seguenti Policy