L’orgoglio di Fabius

Tra certezze e ombre, slanci di entusiasmo e dubbi, si è conclusa la Conferenza sul Clima di Parigi. Quel che è certo è che il presidente della Cop21 Laurent Fabius era pieno di orgoglio e di felicità quando, con tanto di martelletto verde, ha sancito l’accordo con il quale i 195 stati presenti si sono impegnati nella salvaguardia del pianeta. «Abbiamo la bozza che è giusta, ambiziosa ed equilibrata e che riflette tutte le parti» ha affermato, aggiungendo che «siamo arrivati alla fine di un percorso ma anche all’inizio di un altro. Il mondo trattiene il fiato e conta su tutti noi». Ma ecco, in estrema sintesi, cosa è uscito da questa storica conferenza.

I tre pilastri di Cop21

Tre sono i punti chiave dell’accordo sottoscritto dai 195 Paesi:

  • limitare l’aumento del riscaldamento globale al di sotto dei due gradi centigradi rispetto all’era preindustriale;
  • destinare annualmente 100 miliardi di dollari ai paesi in via di sviluppo per finanziare il taglio delle emissioni;
  • effettuare revisioni quinquennali per i piani nazionali relativi al taglio dei gas serra.

Per arrivare a questi tre risultati il mondo ha dovuto aspettare ben 23 anni a partire dall’Earth Summit di Rio de Janeiro, quando si firmò la famosa Convenzione per la difesa del clima. Nel dettaglio, l’aumento delle temperature globali, stando all’accordo, dovrebbe essere limitato ben al di sotto dei 2 gradi centigradi, arrivando forse fino agli 1,5 gradi, anche se non è stato chiarito come questo processo verrà effettivamente messo in campo da qui al 2020. Per quanto riguarda il finanziamento ai paesi in via di sviluppo, esso avrà lo scopo di esportare le tecnologie della green economy: questo contributo era già stato formulato nel 1992, per poi scomparire nel dimenticatoio. Certamente la cifra è da capogiro, ma, a detta di alcuni, rappresenterebbe solo una goccia di quello che veramente servirebbe al terzo mondo per mettersi in linea con la green economy. Per non parlare poi delle concrete forme con le quali questa sovvenzione verrà realizzata: saranno veri e propri regali, o nuovi debiti per il terzo mondo? L’ultimo dei tre punti chiave dell’accordo, relativo ai piani per il taglio delle emissioni, è forse quello desta più incertezze: se infatti alla vigilia della conferenza si erano ipotizzati tagli alle emissioni fino al 95%, tali ambizioni sono state velocemente abbandonate, proprio per rendere possibile un accordo che altrimenti avrebbe incontrato infiniti ostacoli tra i paesi partecipanti. A fomentare i dubbi, poi, c’è la clausola secondo la quale ogni paese potrà ritirarsi dall’accordo «in qualsiasi momento nell’arco dei tre anni successivi all’entrata in vigore». Insomma, un accordo che non sembra molto vincolante.

Cosa ne pensano le associazioni ambientaliste

Per capire fino in fondo la portata degli accordi di Parigi è utile rivolgersi alle associazioni che da anni lottano per la salvaguardia del pianeta, per capire come loro abbiano percepito l’impegno preso dai 195 Paesi. Kumi Naidoo, direttore di Greenpeace, ha asserito che «nel testo ci sono molti punti che sono stati diluiti da coloro che vogliono spogliare il nostro pianeta, però c’è l’imperativo a contenere il rialzo delle temperature ben al di sotto dei 2 gradi e verso il grado e mezzo e l’obiettivo a 1,5 gradi è quello delle emissioni zero anche nella seconda parte del secolo» sottolineando che «questo mette all’angolo le compagnie petrolifere». Nonostante questo, Naidoo ha precisato che «non c’è abbastanza per quelle nazioni e quei popoli che si affacciano sul baratro dei cambiamenti climatici». Si mostra soddisfatto il Wwf, il quale attraverso la responsabile Clima Energia di Wwf Italia Mariagrazia Midulla, dichiara che «il testo contiene elementi che creano la possibilità di rendere le azioni dei governi sempre più forti col passare del tempo, in termini di mitigazione, adattamento e finanza». Più realistico il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, il quale fa notare come «gli impegni già annunciati alla vigilia della Cop21, secondo le prime valutazioni, se rigorosamente attuati sono sufficienti a ridurre soltanto di un grado circa il trend attuale di crescita delle emissioni di gas-serra, con una traiettoria di aumento della temperatura globale che si attesta verso i 2.7- 3°C». Insomma, le associazioni ambientaliste sembrano concordi nell’affermare che la Cop21 ha posto delle fondamenta indispensabili per affrontare la crisi climatica del pianeta; detto questo, però, il lavoro da fare, sia diplomatico che concreto, è ancora moltissimo.

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