I lavori della COP23 di Bonn sono chiusi da un pezzo. La ventitreesima edizione del summit mondiale delle Nazioni Unite sul clima è stata una tappa di passaggio, un momento intermedio di confronto in cui si è presa coscienza che non si sta facendo abbastanza. Per lanciare un segnale forte e concreto, durante la kermesse tedesca le ministre dell’ambiente canadese Catherine McKenna e l’omologa ministra del Regno Unito Claire Perry hanno lanciato un’ Alleanza contro il carbone, “The Global Alliance to Power Past Coal”, nata per facilitare il passaggio ad un’economia low carbon. Attualmente l’alleanza può contare su un buon numero di adesioni (che si spero possano aumentare nel corso dell’anno):  Angola, Austria, Belgio, Canada, Costa Rica, Danimarca, Fiji, Finlandia, Francia, Italia, Lussemburgo, Isole Marshall, Messico, Nuova Zelanda, Nicaragua, Niue, Olanda, Portogallo, Regno Unito,  le province canadesi di  Alberta, British Columbia,  Ontario, Québec,  la città di Vancouver e lo Stato Usa di Washington.

Alleanza contro il carbone tappa intermedia tra Marrakech e Katowice

Per molti la COP23 di Bonn è stato un fiasco ma la realtà è un’altra. È stata una conferenza di transizione verso l’importante evento del prossimo anno, il 2018, in cui sin dalla sottoscrizione dell’Accordo di Parigi era la time line utile per aggiornare le linee guida sugli impegni nazionali presi. Probabilmente sin da allora era chiaro che gli impegni sottoscritti non sarebbero stati sufficienti a mantenere l’aumento medio di temperatura sotto i 2°C rispetto all’era pre-industriale. “La transizione verso un’economia low carbon non è semplice – afferma la ministra dell’ambiente canadese Catherine McKenna – ha un grosso impatto sui lavoratori e sull’occupazione. È per questo che l’Alleanza contro il carbone parla di transizione equa. Dobbiamo agire presto. Occorre potenziare gli interventi a favore dell’abbandono del carbone”. “La chiusura graduale delle centrali a carbone è una buona notizia per il clima, per la nostra salute, e per i nostri bambini – continua Catherine McKenna. Il carbone sta letteralmente soffocando le nostre città e ogni anno quasi un milione di persone muoiono per colpa dell’inquinamento di carbone. Sono entusiasta di vedere così tanto slancio a livello globale per la transizione verso l’energia pulita. E questo è solo l’inizio”.

centrale a carbone

Canada e Regno Unito, due esempi da seguire per abbandonare il carbone

L’ Alleanza contro il carbone è consapevole dell’impossibilità per ogni nazione a lavorare con gli stessi ritmi; per facilitare questo processo di transizione verso un’economia più pulita e libera da combustibili fossili, l’alleanza collaborerà con imprese, società civile e governi degli Stati che vi aderiscono e fornirà assistenza tecnica e pratica. Non è un caso che le promotrici dell’iniziativa siano le Ministre dell’Ambiente di Canada e Regno Unito visto che lottano in prima linea per l’abbandono del carbone. Claire Perry, Ministra d’oltre manica afferma orgogliosa: “L’ Alleanza contro il carbone farà capire al mondo intero che il tempo del carbone è finito. Il Regno Unito si è impegnato a dismettere gradualmente le centrali elettriche a carbone entro e non oltre il 2025 e speriamo di ispirare altri paesi a fare lo stesso. Grazie alla riduzione dei costi delle energie pulite, stiamo andando nella giusta direzione senza sacrificare la crescita economica”. Quest’anno per la prima volta negli ultimi 135 anni, il Regno Unito è riuscito a non utilizzare carbone per produrre energia per un periodo di 24 ore.
Il Canada da parte sua ha annunciato solo l’anno scorso di voler porre fine alla sua dipendenza dal carbone e lo farà dal 2030. Nonostante tutto però il Canada sta compiendo passi da gigante, già nel 2015 è riuscito a generare più della metà del proprio fabbisogno energetico sfruttando le fonti rinnovabili. Catherine McKenna, Ministro Canadese dell’Ambiente dichiara: “Il carbone ci impone oneri carissimi, sia in termini economici che in termini di vite umane, ma è un prezzo non più necessario da pagare, visto che le rinnovabili costano molto ma molto meno”.
L’Alleanza contro il carbone ha obiettivi ambiziosi: raggruppare cinquanta nazioni entro la prossima COP per dare un senso concreto all’Accordo di Parigi e far si che gli Stati aderenti possano rivedere correttamente i loro impegni per poterli trasformarli in azioni concrete in favore del clima.

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