Uccelli marini con il corpo e le piume completamente ricoperti di fango nero. Questa è l’immagine che siamo abituati a vedere più frequentemente quando si parla dei danni che grosse fuoriuscite di petrolio in mare possono portare agli uccelli acquatici.

Quello che forse non sappiamo è che anche piccolissime quantità di petrolio possono portare grossi problemi ad alcuni uccelli: una sola goccia di petrolio sulle ali di uccelli come gli scolopacidi occidentali, ad esempio, può impedire loro di volare e di raggiungere i loro luoghi di riproduzione,  con conseguenze che in estrema analisi potrebbero condurre all’estinzione di numerose specie.

Danni del petrolio sugli uccelli: lo studio dell’Università Western Ontario

Un gruppo di ricercatori dell’Università Western Ontario (Canada) ha dimostrato come le piccole fuoriuscite di petrolio,  che continuamente si realizzano in mare in tutto il mondo pur senza fare notizia, possono avere conseguenze devastanti sugli habitat costieri, compromettendo la capacità di volo di numerose specie di uccelli.

I ricercatori hanno condotto il loro studio in particolare osservando il comportamento degli  scolopacidi occidentali, specie di cui avevano notato una riduzione nel numero di esemplari dopo una grossa fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico nel 2010: nei mesi successivi all’incidente, infatti, era frequente trovare gli esemplari di questi uccelli arenati sulle coste, incapaci di volare e con le ali unte di petrolio.

La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Experimental Biology. Per realizzarla, sono stati utilizzati due gruppi di scolopacidi. Il primo gruppo aveva le ali completamente libere; le ali e le code degli uccelli del secondo gruppo sono state invece lievemente unte con il petrolio.

Tramite l’utilizzo di particolari scanner non invasivi, i ricercatori hanno riscontrato che gli uccelli sporchi di petrolio consumavano in volo il 22% in più di energia, rispetto agli uccelli privi di petrolio. Questo perché gli uccelli con le ali sporche  di petrolio erano costretti a sbattere le ali più frequentemente degli altri, con un maggiore dispendio di energie; un processo analogo alla fatica che compierebbe un uomo se corresse, portando dei pesi alle caviglie.

Se ad essere sporcati con il petrolio erano quindi anche altre zone del corpo degli animali, come il ventre o il  dorso, l’energia sprecata in volo saliva al 45%, con l’ulteriore conseguenza che questi uccelli non riuscivano neanche ad atterrare correttamente e quindi a completare il loro volo. Questa loro difficoltà in fase di atterraggio era per i ricercatori la prova più evidente della loro eccessiva stanchezza.

Danni del petrolio, quali sono le conseguenze per gli uccelli?

Una maggiore stanchezza nel volo degli uccelli, causata dalla presenza di piccole quantità di petrolio sulle loro ali, significa per loro maggiori tempi di recupero durante le migrazioni che questi svolgono in estate dal Golfo del Messico all’Alaska. Un ritardo nelle migrazioni è molto pericoloso perché non lascia agli uccelli il tempo sufficiente di arrivare in Alaska e deporre le uova, prima dell’arrivo delle nevi a settembre: arrivando troppo tardi, quindi, gli animali non hanno il tempo sufficiente per riprodursi.

I costi ambientali degli sversamenti di petrolio in mare sono quindi elevatissimi, non solo in termini di inquinamento del mare e di distruzione dei pesci che abitano in quei mari, ma anche per gli uccelli. I danni del petrolio per gli uccelli riguardano infatti non solo gli scolopacidi, ma anche numerose altre specie di uccelli acquatici esistenti, i cui esemplari sono diminuiti di circa il 50% negli ultimi 30 anni.

La strada da compiere per la ricerca è ancora lunga, poiché è necessario compiere ulteriori studi per determinare in che misura le piccole quantità di petrolio influenzano le capacità di volo degli uccelli. Potrebbe anche essere che gli uccelli siano danneggiati non solo dal trascinamento delle loro ali appesantite ma anche dall’ingestione involontaria di particelle di petrolio, ma in questo senso non ci  sono ancora risposte certe.

Danni del petrolio: cosa possiamo fare per ridurli

Il problema è che mentre incidenti grossi come quello del 2016 saltano agli onori della cronaca e sono denunciati, la maggioranza delle dispersioni di petrolio, che accadono in mare, sono piccole e non dichiarate, anche se rappresentano la stragrande maggioranza degli incidenti di questo tipo che  si verificano.

La cosa certa è che è necessario correre ai ripari e cercare di ridurre la richiesta di petrolio che la nostra società costantemente fa all’ambiente:

Dobbiamo considerare quanto il costante aumento della domanda di petrolio possa avere importanti  e pericolose conseguenze sull’ambiente in cui viviamo e in cui si sviluppa il nostro ecosistema.

Queste le parole di Christy Morrissey, biologa aviaria dell’Università di Saskatchewan a Saskatoon, in Canada, anche lei coinvolta nella ricerca.

Di sicuro una strada percorribile c’è: investire nella ricerca e nelle tecnologie connesse alle energie rinnovabili. Da oggi, quindi, avremo ancora un motivo in più per farlo.

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