Tutti noi siamo consapevoli di quanto siano importanti le foreste per la nostra sopravvivenza. Un tesoro che non apprezziamo visto che ogni giorno nel mondo vengono abbattuti 41 milioni di alberi. Un aiuto al problema può derivare dai droni che piantano alberi. L’utilizzo della tecnologia in agricoltura non è una novità, così come non lo è l’utilizzo dei droni che grazie alla loro capacità di spostarsi velocemente, di avvicinarsi alle piante e di poterle fotografare (anche con particolari sensori) sono in grado di comunicare via “cloud” informazioni importanti sul loro stato di salute: la chiamano agricoltura di precisione. Ed è proprio grazie alla tecnologia dei droni che probabilmente potremo ripristinare i 15 miliardi di alberi che ogni anno spariscono a causa di uno sfruttamento scellerato della risorsa boschiva che ogni giorno viene decimata a causa del consumismo. Eppure sappiamo quanto siano preziosi gli alberi nella lotta ai cambiamenti climatici: sono in grado di assorbire CO2 durante la loro esistenza, rilasciandola nel momento in cui vengono abbattuti o bruciati. Secondo uno studio pubblicato su  Proceedings of the Natural Academy of Sciences (PNAS), basterebbe riforestare il pianeta per salvare il clima.

Ed è qui che interviene la BioCarbon Engineering con i suoi droni per piantare gli alberi: una tecnologia in grado di piantare 400 mila semi al giorno, centocinquanta volte più veloce di quanto farebbe la mano di un essere umano.  L’idea alla base del progetto è quella di contribuire attivamente al rimboschimento delle zone più segnate dal fenomeno della deforestazione. Uno studio congiunto del World Resources Institute, WR, e della The Nature Conservancy,TNC, afferma che l’attività di ripristino del paesaggio è diventato negli anni un vero e proprio business per molte aziende. Un settore in forte espansione e con margini di crescita molto elevati.

drone

Droni che piantano alberi: sostenibilità ambientale ed economica

Il caso della BioCarbon Engineering è solo uno dei tanti esempi nel mondo di aziende che fanno del “green” il loro core business. Attualmente i progetti che prevedono l’utilizzo di droni che piantano alberi sono attivi nel Regno Unito, in Australia, in Canada e persino nel Myanmar. I droni, dopo aver mappato il territorio in cui si intende piantare gli alberi, disegnano lo schema dell’impianto e sparano dei veri e proprio proiettili contenenti i semi e le sostanze nutrienti necessarie alla loro crescita. “Se vogliamo contrastare seriamente il cambiamento climatico – afferma Justin Adams, Managing Director Global Lands for The Nature Conservancy – dobbiamo investire sul serio sulla natura. Da come gestiremo le nostre terre nel prossimo futuro dipende un terzo delle emissioni di gas serra. Una gestione sostenibile accompagnata da seri progetti di riforestazione, ci metterebbero al sicuro da pericolosi aumenti del livello di riscaldamento globale”. Il livello di velocità e precisione dei droni che piantano alberi migliorano con il passare degli anni e la tecnologia abbatte i costi di ripristino dei terreni, aumentandone la domanda.

Droni, Ecoplanet, Guayaki: aumentano le aziende green

Spesso nascono come start-up ma nel giro di pochi anni si ritrovano a gestire milioni di dollari. Il successo delle aziende che puntano sul ripristino delle aree disboscate è supportato anche dalle azioni di governo. Lanciata nel 2011 dalla Germania e dalla IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, la Bonn Challenge riunisce 39 paesi al mondo con un target ambizioso: ripristinare 150 milioni di ettari di foreste entro il 2020 e 350 milioni entro il 2030. Un’opportunità di crescita per il nostro pianeta, ma anche per molte aziende che vedono nella piantumazione degli alberi un business di successo. Guayaki ad esempio ha reinventato la tradizionale bevanda argentina “yerba mate” per il mercato americano, riportandola sotto forma di tè pronto da bere. Dal momento che yerba mate cresce all’ombra, l’azienda collabora con piccoli produttori locali in Argentina, Brasile e Paraguay che, piantandola, contribuiscono alla rigenerazione della foresta pluviale atlantica. Ecoplanet Bamboo sviluppa bambù sostenibile per l’industria alimentare, per imballaggi e come legname alternativo. Attualmente ha piantagioni in Nicaragua, Sud Africa e Ghana, e si aspetta di produrre 280.000 tonnellate di fibra grezza all’anno entro il 2024. New Forests invece è un’organizzazione specializzata in investimenti paesaggistici sostenibili. Attualmente la società gestisce attività legate al legno per un valore di circa 3 miliardi ed è continuamente impegnata in progetti di conservazione e gestione ecosostenibili della risorsa.

Nel rapporto stilato da WRI e The Nature Conservancy (TNC) sono analizzate ben 140 aziende in tutto il mondo impegnate in attività di ripristino dei terreni. Tra queste, ce ne sono 14 che nel 2017 hanno raggiunto una crescita del 100%: tanto basta per dimostrare quanto possa essere fiorente l’attività di ripristino paesaggistico.

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