Parliamo sempre più di mezzi elettrici, di automobili driverless, persino di veicoli volanti urbani… ma di fatto, un mezzo di locomozione migliore della bicicletta, per l’ambiente e per la nostra salute, è davvero difficile da trovare. E proprio per questo sono in costante crescita, anche in Italia, le strutture che possono agevolare un diffuso utilizzo delle due ruote: sono infatti molte le realtà italiane che stanno investendo sullo sviluppo di nuove vie ciclabili, sia in contesti urbani – per gli spostamenti di tutti i giorni – sia provinciali e interregionali – strizzando dunque un occhio ai cicloturisti, italiani e non. Ma se le strutture sono in aumento, si può dire lo stesso degli utenti? Insomma, come è messa l’economia della bici italiana? È questo quello che si è domandato Legambiente, la quale in collaborazione con VeloLove e Grab+ ha realizzato ‘L’A Bi CI, primo Rapporto sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città‘.

economia della bici

In 7 anni il 50% in più di ciclabili

I risultati di questo studio, va sottolineato, sono talvolta molto sorprendenti. È infatti vero che i percorsi ciclabili sul nostro territorio nazionale sono cresciuti, e pure di tanto: a partire dal 2008 fino al 2015 infatti la crescita è stata del 50%, e molti progetti sono stati avviati subito dopo. Ma di fronte a questo allungarsi degli orizzonti ciclabili, l‘Italia conosce uno stallo per quanto riguarda i numero degli utenti della bici, che è rimasto uguale dal 2008 ad oggi.

Pesaro e Bolzano le città più bike friendly

Da una parte, infatti, ci sono città italiane in cui spostarsi in bicicletta è una pratica comune. I capoluoghi italiani dell’economia della bici sono nello specifico dodici, guidate dalla coppia Pesaro e Bolzano, città in cui circa un abitante su tre si muove in bicicletta per raggiungere il luogo di lavoro o di studio. Il capoluogo sudtirolese, da parte sua, ha aiutato questa espansione dell’economia della bici collegando con delle vie ciclabili tutte le zone sportive, ricreative e scolastiche della città, con un sorta di tangenziale ciclabile ad anello. Ancora di più ha fatto la città di Pesaro, con la realizzazione di una metropolitana di superficie per i velocipedi – la Bicipolitana, per l’appunto – che nel dicembre 2016 contava ben 85 chilometri di lunghezza.

Le altre città simbolo dell’economia della bici italiana

Ma non se la cavano per nulla male nemmeno Ravenna, Reggio Emilia, Ferrara e Treviso, capoluoghi in cui i cittadini che preferiscono quotidianamente la bicicletta all’automobile rappresentano una fetta compresa tra il 22% e il 27% del totale. A chiudere questa dozzina di città bike friendly, poi, ci pensano Forlì, Novara, Cremona, Padova, Pisa e Rimini, dove la bicicletta è il mezzo preferito dal 15% della popolazione. A guardare queste città, dunque, l’economia della bici in Italia sarebbe florida. Ci sono molti altri centri urbani, però, che remano – anzi, pedalano – indietro. Sottolineando il buon risultato di Bolzano e Pesaro, Legambiente ha voluto spiegare che in queste due realtà

«il successo non è figlio solo di infrastrutture di qualità per le bici, ma di una riorganizzazione complessiva dello spazio urbano: sono state ampliate le aree pedonali, sottratti spazi alla sosta delle auto, messi in sicurezza gli incroci, istituite zone a velocità moderata».

A Roma si muovono in bici solo 5 persone su 1000

La nostra città eterna non fa certo una bella figura rispetto alle capitali ciclabili d’Europa: a Roma si muove in bicicletta lo 0.5% della popolazione. Fa sicuramente meglio Milano, dove in questi ultimi anni si è cercato di sviluppare alcune strutture fondamentali per il potenziamento dell’economia della bici meneghina: qui, infatti, si sposta a pedali il 6% della popolazione, che è pur sempre pochissimo rispetto alle dodici città bike friendly italiane.

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1.346 chilometri di nuove vie ciclabili

A prima vista sembra comunque del tutto paradossale che, con un aumento del 50% delle ciclabili in soli sette anni, il numero dei ciclisti sia rimasto invariato: dal 2008 al 2015 sono infatti stati aggiunti 1.346 chilometri di percorsi ciclabili nelle sole città capoluogo di provincia italiane. Eppure questa spinta imperiosa non è bastata per dare nuova linfa all’economia della bicicletta. Se nel 2008 solo il 3,6 della popolazione italiana si muoveva in bicicletta, nel 2015 questa cifra è rimasta incredibilmente invariata. Il motivo di questa vistosa asimmetria, stando a Legambiente, è da individuare proprio nell’inadeguatezza di molte ciclabili, «realizzate con standard costruttivi illogici e incoerenti con sedi inadeguate e spesso concorrenziali con la pedonalità».
Tenendo conto del fatto che ogni anno in Italia si contano 250 vittime della strada tra chi si muove in bicicletta, l’esigenza di Legambiente è quella di realizzare dei percorsi ciclabili di qualità ma soprattutto sicuri, caratterizzati dunque da una forte coerenza visiva. Oltre a questo, per rendere davvero efficienti questi percorsi, è fondamentale che le nuove ciclabili tengano conto dell’intermodalità, connettendosi al meglio con il servizio di trasporto pubblico.

I numeri dell’economia della bici in Italia

Tirando le somme, l’economia della bici in Itala vale 6.206.587.766 euro: in questa cifra confluiscono la produzione delle biciclette e degli accessori, i benefici generati da chi si muove in bicicletta (riduzione emissioni, risparmio di carburante e benefit sanitari) e le ciclovacanze. Tutto questo mentre l’Italia si conferma leader internazionale della produzione di biciclette, riservandosi una fetta di mercato di quasi il 18%,

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