Rappresenta probabilmente la più preziosa delle risorse: scorre nei nostri rubinetti e irriga i nostri campi, è l’elemento decisivo non solo per la nostra vita, ma per il pianeta intero. Nell’ultimo secolo il consumo pro capite di acqua è raddoppiato. E la domanda non sembra arrestarsi, anzi: è in continuo aumento. Per questo motivo l’efficientamento idrico, la riduzione delle perdite di acqua costituisce una sfida fondamentale.

Gli indicatori sono preoccupanti. In particolare, un recente rapporto del Programma dell’Onu per l’ambiente ha cerchiato una data sul calendario. L’anno è il 2030, quando la domanda di acqua supererà l’offerta del 40%. A ben vedere, non si tratta di una data così distante nel tempo, e le conseguenze per la mancanza di approvvigionamento idrico sarebbero potenzialmente disastrose. Il punto decisivo è che come tutte le risorse, anche l’acqua è esauribile, limitata. Intervenire sull’efficientamento idrico è dunque una priorità.

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Quanta acqua perdiamo

Sul tema il confronto tra esperti è serrato e coinvolge scienziati, ingegneri, imprenditori e governi. Ne hanno parlato, in un recente intervento sulla Harvard Business Review, Amir Peleg – presidente del network che mette insieme le organizzazioni interessate a un uso “intelligente” dell’acqua – e Frank Cespedes, Senior Lecturer presso la prestigiosa università di Boston. Secondo uno studio della Banca Mondiale – a causa di guasti nel sistema idrico, rotture, mancata pianificazione delle infrastrutture – perdiamo acqua per una cifra che oscilla tra il 25% e il 35%. A Dehli, in India, il valore supera il 50%. Per tradurre in immagini, pensate a un enorme tubatura planetaria con una falla enorme, da cui si perde un’infinità di acqua. Uno spreco insensato, economicamente e si direbbe persino moralmente.

In Italia, secondo un rapporto del Censis compilato nel 2014, le perdite di rete idrica si aggirano sul 32%, contro il 6,5% della Germania e il 21% della Francia. Ed è proprio la carenza di strutture d’intervento, unita ad acquedotti carenti e obsoleti, a causare questo enorme spreco di acqua. La stima di spesa prevista dal Censis per l’efficientamento idrico italiano è di circa 65 miliardi di euro in trent’anni.

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Come intervenire per migliorare l’efficientamento idrico

Gli interventi che si possono fare sono molteplici e richiedono uno sforzo di coordinamento. Esistono i big data, strumenti di analisi che consentono di migliorare il rilevamento sulle perdite. Ma oltre alla lettura dei numeri e all’utilizzo della ricerca scientifica, è necessario – spiegano Peleg e Cespedes – un cambio di mentalità, un passo più rapido per tempi nuovi in cui l’acqua rischia di scarseggiare. Ad esempio: non bisogna aspettare il rilevamento di un problema di perdita, ma prevenire i guasti. Occorre aumentare gli investimenti, rinnovare gli strumenti, e utilizzarli nel modo più adeguato.

Un esempio: in diverse zone degli Stati Uniti sono stati insatallati contatori “intelligenti”. Si tratta di una spesa ingente, se consideriamo che in città che contano più di 150.000 allacciamenti idrici l’investimento supera i sessanta milioni di dollari. Ma per ottenere risultati concreti sull’efficientamento idrico questo sforzo può non bastare: perché in diverse città si sono diffusi falsi allarmi, fughe di notizie che hanno creato danni collaterali e intasato le strutture.

L’esempio australiano e quello rumeno

Diversa è la strada seguita in Australia, dove esistono team che si riuniscono settimanalmente per fare il punto della situazione, analizzare i software, raccogliere dati e armonizzare i processi. Risultato: milioni risparmiati e la lunghezza del ciclo di riparazione/intervento che viene ridotta del 66%. La dimostrazione che studi adeguati e un personale preparato, contando su tecnologie al passo con i tempi, possono produrre efficienza. Il contesto, del resto, è quello di un mondo in mutamento costante. Da un lato ci sono clienti con esigenze sempre più alte, e bisogna considerare lo sviluppo di cultura critica da parte dei consumatori. Dall’altro la richiesta di acqua si è diffusa su scala mondiale per via dell’aumento del consumo di carne, grano, o… vestiti di cotone. Già, perché le coltivazioni di cotone richiedono un’irrigazione ingente di acqua, essendo prodotto principalmente in aree calde se non aride.

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Oltre all’Australia, avvicinandoci alla nostra Europa, un altro buon esempio arriva dalla Romania. Lì, come ha raccontato il dirigente di uno dei più importanti servizi idrici del Paese, sono in grado di confrontare e monitorare ciascuno dei settori che compongono la rete, valutando il tempo di risposta necessario per identificare i danni e favorire riparazioni più rapide. Un sistema che assicura una migliore attenzione gestionale, il monitoraggio delle operazioni e un ottimo servizio per i clienti. Ne trae giovamento anche la prevenzione, e le perdite si riducono drasticamente. Insomma, una strada che andrebbe seguita con maggiore decisione.

Per introdurre simili risultati in termini di efficientamento idrico, infine, occorre ammodernare i processi organizzativi e di rilevamento: ridefinire i parametri e verificare settimanalmente e mensilmente il lavoro svolto. Secondo la Harvard Business Review, la concorrenza tra utilità e dunque un regime di libero mercato sarebbero fattori in grado di favorire l’efficientamento.

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