In un mondo che lotta per ridurre le emissioni di gas tossici nell’atmosfera, per contrastare i cambiamenti climatici, le promesse di sostenibilità e risparmio economico contenute nelle fonti di energie rinnovabili sembrano irresistibili. Solare, eolico, termico, bioenergie: gli scenari sono molteplici e incoraggianti. Tuttavia la fonte di energia rinnovabile più prolifica di tutte è quella idroelettrica.

Nonostante ogni giorno emergano nuove scoperte sull’ultimo biocarburante o si applichi un miglioramento tecnologico agli impianti eolici o fotovoltaici, resta il fatto che il 6,1% dell’energia mondiale nel 2015 è stato prodotto dall’energia idroelettrica (fonte: BP Energy Outlook 2016 e BP Statistical Review of World Energy 2016).

Idroelettrico, un’energia travolgente

L’energia idroelettrica sfrutta la forza di gravità dell’acqua mentre cade e scorre, per generare energia idroelettrica. Nel corso dei secoli il naturale scorrere del fiume ha alimentato ogni tipo di motori: da quelli dei macchinari tessili a quelli delle macchine da tipografia, per non parlare dei mulini. In passato le ruote da azionare erano imponenti, ma se un abitante di quel tempo guardasse le dighe che oggi permettono la produzione idroelettrica, forse si spaventerebbe. Proprio qui questa preziosa fonte di energia rinnovabile inizia a mostrare di non essere poi così green e sostenibile.

Per costruire le dighe delle centrali idroelettriche ad oggi sul pianeta, si è stimato che circa due terzi dei più grandi fiumi del mondo sono stati modificati. In alcuni casi gli effetti della costruzione delle dighe sono nefasti per gli habitat naturali: spesso distrutti, costringono gli animali a spostarsi o ne mettono a rischio la sopravvivenza. D’altra parte, l’aumento della disponibilità di acqua può arricchire l’ambiente in cui la fauna del luogo si muove, attirando più animali.

Il sistema di produzione di energia idroelettrica richiede poche risorse e poca energia di partenza per funzionare. L’acqua viene bloccata da una diga, che va a costruire una riserva idrica utilizzata al bisogno. Attraverso l’apertura, l’acqua viene incanalata verso una turbina che, azionata, va a creare energia, accumulata nel generatore. Passata attraverso la turbina, l’acqua scorre verso l’apertura, ricongiungendosi al fiume, pulita e riutilizzabile.

Il lato oscuro dell’energia

Il lato oscuro di questa fonte rinnovabile imbattibile sta nel degrado ambientale, nello sfruttamento della manodopera che in passato ha lavorato in questi luoghi e nello sradicamento di villaggi, paesi, città e relativi abitanti lontano dal punto destinato alla diga. Ne è un esempio la più grande diga del mondo: la diga Three Gorges sul fiume Yangtze, nella regione centrale della Cina.

La diga Three Gorges vanta una capacità installata di 22.500 MW, e nel 2014 è riuscita a generare 98,8 TWh, l’equivalente dell’energia prodotta da circa 20 dighe normali. La sua attività alimenta 8.000.000 di case. Sin dai suoi esordi, la grande diga cinese ha rallentato la velocità del fiume, accelerando la proliferazione di alghe nel fiume e riducendo l’acqua potabile a disposizione degli abitanti della regione. Inoltre, la costruzione della diga ha privato il suolo di sedimento e nutrienti, vitali per l’agricoltura. Le periodiche invasioni dei campi da parte dell’acqua del fiume, rendevano fertili migliaia di acri di terreno e foreste.

La diga Three Gorges Dam non ha solo distrutto la terra. Ha allagato 13 città, 140 paesi e 1.350 villaggi, togliendo la casa a 1,3 milioni di persone. Nonostante gli incentivi economici erogati dal governo, ci sono voluti più di cinque anni per riportare alla normalità la vita di queste persone, ripristinando i loro bisogni di base.

Le dighe hanno ostacolato anche il ritrovamento di antichi insediamenti archeologici, ormai perduti sotto milioni di metri cubi di acqua. Alcuni monumenti, come il tempio del quarto secolo Zhang Fei, sono stati trasferiti pietra dopo pietra in un’altra sede. Altri non sono stati salvati.

In un’intervista all’NPR, il professor Tang Yuyang del Beijing Institute of Civil Engineering and Architecture ha osservato che “la gente di Three Gorges non esiste più… Ciò che intendo è che l’ambiente, i costumi locali, persino le emozioni sono morte. In passato, gli abitanti della zona si spostavano, portando ceste sulle loro schiene, andando da una città all’altra. Ora ci sono solo autostrade”.

L’energia idroelettrica in Italia

Come riporta il magazine Lavoce.info, nei primi sei mesi del 2016 la produzione elettrica italiana da fonti rinnovabili ha superato quella prodotta con combustibili fossili, attestandosi sul 50,5% del totale. Il settore fotovoltaico ha contribuito per il 21%, l’eolico per il 19%, le biomasse per il 16%, mentre il 5% è stato prodotto da geotermia. L’energia idroelettrica è la voce con il contributo più alto alla produzione energetica sostenibile, ben il 39%. Questo storico sorpasso delle energie rinnovabili è il risultato della politica di incentivi che ha fatto aumentare del 137% la produzione elettrica da fonti rinnovabili rispetto al 2000. In questo modo l’Italia ha raggiunto l’obiettivo fissato dall’Europa per il 2020. L’apporto del settore idroelettrico nel 2016 è stato determinante, grazie anche a un mese di giugno particolarmente piovoso. In più la domanda elettrica del Paese è ai minimi storici, segnando il sesto calo consecutivo dall’inizio dell’anno.

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