La produzione industriale non deve per forza essere disgiunta dall’ecosostenibilità, e lo Stagno di Santa Gilla lo dimostra.

Uno dei maggiori problemi dell’era contemporanea è quello di conciliare la produttività con la protezione dell’ambiente, una sfida difficile, ma certamente non impossibile: a confermarlo è la nuova avventura avviata quest’anno da un’inedita coppia, ovvero da Eni e FAI, il Fondo Ambiente Italiano.

Le due realtà hanno infatti messo in campo una partnership unica per la riqualificazione storica e ambientale delle Saline Conti Vecchi, nell’area industriale a pochi chilometri da Cagliari. Così, salvaguardando lo splendido Stagno di Santa Gilla, è stato dimostrato una volta per tutte che anche un’industria storica e – perfettamente produttiva – può essere oggetto di un’attenta valorizzazione culturale e ambientale: da una parte, infatti, sono stati aperti dei percorsi naturalistici e informativi sull’estrazione del sale, mentre dall’altra c’è stato un investimento di 60 milioni di euro per la realizzazione di un nuovo impianto di lavaggio, di essiccamento e di confezionamento di sale alimentare. La produttività e l’ecosostenibilità, dunque, si sono incontrate poco fuori Cagliari.

Le aree umide del cagliaritano

Proprietaria del bene, attraverso la società Ing. Luigi Conti Vecchi – Syndial, è per l’appunto l’Eni, che ha voluto cambiare volto a questa realtà attiva da quasi 90 anni. Ma le saline, si sa, non sorgono certamente ovunque, e queste in particolare sorgono proprio in mezzo ad una delle più importanti ed estese aree umide di tutta l’Europa. Volendo essere più specifici, in tutto il nostro continente sono solo due le città che comprendono nella propria area metropolitana delle aree umide così vaste: Dublino, con il suo famoso North Bull Island, e per l’appunto il capoluogo sardo, che può vantare due gioielli naturalistici come Santa Gilla e Molentargius.

 

La biodiversità dello Stagno di Santa Gilla

Di certo il grande Stagno di Santa Gilla non passa inosservato: si estende ad ovest di Cagliari per circa 13 chilometri quadrati. Definita come una zona umida di importanza internazionale dalla convenzione di Ramsar, l’area risulta protetta da varie leggi internazionali, e da questo si può capire la particolare attenzione di Eni – FAI nel valorizzare le Saline Conti Vecchi. Ad alimentare lo stagno ci pensano due fiumi, il Rio Mannu e il Rio Cixerri, che vanno a formare un curioso puzzle di acque che presentano differenti livelli di salinità. La diretta conseguenza di questo habitat eterogeneo è proprio la nascita di una ricca biodiversità: ad ogni zona corrisponde infatti una vegetazione leggermente diversa, scelta come rifugio privilegiato da animali di volta in volta differenti. Dove le acque sono più dolci si possono dunque vedere anatre, polli sultani, garzette, aironi e persino il raro gabbiano roseo, tutti uccelli che si annidano tra canne, tife e tamerici. Verso la laguna più salata, invece, la vegetazione cambia, e le canne vengono sostituite da giunchi e salicornie. Qui, in queste pozze marine, vive un piccolo crostaceo che si chiama Arthemia salina, del quale, guarda un po’, sono ghiottissimi i fenicotteri. Non è dunque un caso che proprio in questa zona dello Stagno di Santa Gilla stazionino migliaia di questi bellissimi volatili, che da quel particolare crostaceo ricavano le inconfondibili piume rosa o rosso vermiglio che spiccano tra le loro ali. E in queste acque lagunari, ovviamente, vivono anche tantissimi pesci e molluschi, patrimonio inestimabile per innumerevoli generazioni di pescatori cagliaritani.

Tra bacini evaporanti e vasche salanti

In mezzo a questo paradiso di biodiversità, dopo 10 mesi di lavoro, lo scorso maggio il complesso delle storiche saline è stato aperto al pubblico, che può seguire interessanti percorsi di visita, tra i bacini evaporanti e le vasche salanti. Come ha sottolineato al taglio del nastro la sottosegretaria alla Cultura della Regione Sardegna Dorina Bianchi, «le saline possono essere un attrattore turistico importante, oltre ad essere un bell’esempio di convergenza tra industria e ambiente».

In collaborazione con Eni

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