Basta una rapidissima ricerca online per scoprire che: la Exxon Mobil Corporation è una delle principali compagnie petrolifere statunitensi di importanza mondiale che opera sul mercato europeo col marchio Esso. L’azienda è il risultato della fusione tra Exxon e Mobil, un’operazione effettuata nel novembre del 1999. Grazie alle suddette fusioni aziendali, la ExxonMobil è, riguardo a fatturato, profitti e capitalizzazione di borsa, il secondo più grande ente privato al mondo, dopo la Shell. Supera così le restanti big del mercato petrolifero mondiale: BP, Total, ma non appunto la Shell, che negli ultimi anni è diventato il più grande ente privato al mondo. Cosa accadrebbe se oggi scoprissimo che dietro queste imperi si sono celati per anni dei negazionisti dei cambiamenti climatici?

negazionisti dei cambiamenti climatici

L’industria petrolifera e i negazionisti dei cambiamenti climatici, una storia

Ancora oggi la ExxonMobil è considerato uno dei giganti energetici più importanti del mondo e sta tentando, lentamente, ma con costanza, di switchare da un passato fatto di petrolio zampillante a un presente attento all’ambiente e con i piedi ben piantati al terreno. Oggi, infatti, la Exxon Mobil fa parte di un gruppo di aziende che si sono fermamente opposte alla decisione di Trunp di ritrattare sui patti di Parigi ed è parte integrante di una coalizione di aziende e multinazionali che desiderano dare un taglio netto alle proprie emissioni di carbonio.

Identità aziendale in bilico tra passato e futuro

Nonostante questo virtuoso “presente” è tuttavia impossibile dimenticare il passato profondamente tribolato (in materia di sostenibilità e impronta ecologica) che ha avuto la Exxon; tanto da arrivare a far parlare l’opinione pubblica di negazionisti dei cambiamenti climatici. Ad esempio ci sono state più inchieste che hanno rivelato come i ricercatori della Exxon sapessero del cambiamento climatico e degli effetti della combustione dei combustibili fossili fin dagli inizi degli anni ’70, ma la società ha scelto di non divulgare, o di omettere parzialmente, questo tipo di informazioni.

Uno studio di Harvard analizza le comunicazioni dei negazionisti dei cambiamenti climatici

Geoffrey Supran and Naomi Oreskes dell’Università di Harvard hanno analizzato il contenuto testuale di quasi duecento comunicazioni relative al cambiamento climatico della ExxonMobil, compresi documenti aziendali interni annunci pubblicitari in stile editoriale (i così detti nel gergo giornalistico americano advertorials) sul New York Times.

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Tra petrolio e semiotica…

In tutti i casi esaminati si nota come più i documenti diventano accessibili al pubblico più si trasformano in testi dubbiosi e poco sceintifici sul tema dei cambiamenti climatici. Questa discrepanza è più pronunciata tra gli advertorials rispetto a tutti gli altri documenti. Ad esempio l’83% dei documenti esaminati e l’80% dei documenti interni riconoscono che il cambiamento climatico è reale e causato dall’uomo, ma solo il 12% degli annunci pubblicitari lo fa, mentre più dell 80% esprime forti dubbi.

In conclusione della ricerca…

… è possibile sostenere che ExxonMobil abbia sì contribuito a promuovere la scienza del clima – per mezzo delle pubblicazioni accademiche dei suoi scienziati – ma ha anche promosso dubbi sugli advertorials. In sostanza la ricerca afferma che in qualche modo, con i messaggi rivolti al grande pubblico la Exxon abbia ingannato il lettore e possa quindi rientrare tra i così detti negazionisti dei cambiamenti climatici.

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Le motivazioni…

Le ragioni che hanno portato a tenere questo tipo do comportamento possono essere essenzialmente molto semplici: una società di combustibili fossili non voleva (non poteva permettersi) che una corretta narrazione dei fatti portasse il pubblico a decidere di avere un diverso comportamento nei confronti delle multinazionali del petrolio. Insomma, semantica e semiotica a parte… possiamo affermare senza alcun dubbio che la differenza la fanno come sempre i soldi. Che si tratti di affari o di negazionisti dei cambiamenti climatici!

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