Un agricoltore della Val di Non intento ad irrorare i meleti con pesticidi
Agricoltura

Greenpeace: troppi pesticidi nella coltivazione delle mele

PICCOLE BOMBE CHIMICHE. Le mele sono il frutto più acquistato e consumato dai cittadini europei. Non solo: il nostro continente è anche uno dei maggiori produttori a livello mondiale di questo frutto. La frutticoltura però, e in particolare proprio la coltivazione delle mele, è in agricoltura fra i settori che maggiormente impiegano sostanze chimiche. L’uso di pesticidi non è però senza implicazioni per l’ambiente: il suolo, l’acqua, ma anche le api e gli altri piccoli insetti impollinatori posso risultare contaminati. Per non parlare degli esseri umani, dagli agricoltori fino ai consumatori, costretti a vivere in un ambiente malsano o a mangiare alimenti che riportano tracce evidenti di sostanze dannose.

IL RAPPORTO. Greenpeace ha pubblicato in questi giorni un rapporto dedicato alle pratiche agricole utilizzate in Europa per la coltivazione delle mele. L’associazione ambientalista ha prelevato in 12 paesi (tra cui l’Italia) 85 campioni di acqua e suolo, in prossimità di aree adibite a meleto. I campioni sono stati prelevati nei mesi di marzo e aprile, all’inizio quindi del periodo di fioritura. Lo studio ha rilevato l’impiego di ben 53 pesticidi differenti: il 78% dei campioni di suolo e il 72% di quelli di acqua contenevano residui di almeno una sostanza chimica. Sette dei pesticidi ritrovati nei terreni non sono attualmente approvati dalla UE, ma possono essere utilizzati solo grazie a deroghe speciali. La loro presenza è probabilmente riferibile ad applicazioni pregresse, a dimostrazione della persistenza nel suolo di queste sostanze.

SOSTANZE ALTAMENTE TOSSICHE. Il 70% dei pesticidi identificati presenta livelli di tossicità molto elevati per gli esseri umani e per l’ambiente. In un singolo campione di suolo prelevato in Italia sono state riscontrare 13 sostanze inquinanti, mentre per quanto riguarda l’acqua si arriva ad un massimo di 12. Il nostro paese è risultato anche quello con il più altro numero di pesticidi nel suolo, con 18 sostanze rilevate in tre campioni raccolti.

UN’AGRICOLTURA DIVERSA. Ma il rapporto di Greenpeace non si limita a riportare il dato di fatto di una situazione preoccupante. Illustra anche come, con pratiche sostenibili, è possibile praticare una produzione di mele alternativa ed ecologica. Esistono infatti metodi naturali che aumentano la resilienza delle piante ai parassiti e alle malattie e favoriscono lo sviluppo delle difese naturali delle piante. Già in tutta Europa, conclude il rapporto, esistono agricoltori lungimiranti che hanno scelto di rinunciare ai pesticidi per abbracciare un’agricoltura di tipo differente.