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Agricoltura

Indoor farming: Plenty inaugura la nuova era

Quelle che si occupano di indoor farming sono le start up più alla moda, ma sono spesso anche quelle che falliscono con più facilità. Plenty è a oggi una delle startup con maggiori potenzialità in questo campo. Adotta e applica una tecnologia ragionata, ha un modello di business chiaro e lavora con delle tempistiche precise. Scopriamo insieme questa realtà che sta nascendo nei sobborghi di San Francisco.

Tra ex magazzini e “torri”

La sede di Plenty si sviluppa in un ex magazzino di prodotti elettronici nella parte sud di San Francisco. All’interno ci sono oltre 20 “torri” che contengono dei cavoli dalla forma perfetta e delle erbe aromatiche. Non si tratta del primo caso di indoor farming che si sviluppa dentro un ex magazzino, piuttosto quello che fa ad oggi di Plenty un caso più unico che raro sono due elementi. Prima di tutto ha ricevuto 26 milioni di dollari di finanziamento da parte di importanti investitori, come Bezos Expeditions e in secondo luogo ritiene di avere la tecnologia per produrre cibo in modo più efficiente.

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Lavorare nell’indoor farming

Matt Barnard è il CEO di Plenty. Lavora personalmente nell’indoor farming e spesso è possibile trovarlo mentre coglie e cura rare varietà di basilico, erba cipollina, una senape verde chiamata mizuna o dei cavoli siberiani. Nessuno di questi prodotti è disponibile in un negozio di alimentari standard perché non sopravvivrebbe durante il processo di distribuzione. La maggior parte dei prodotti sono allevati o progettati per durare nel tempo e superare senza problemi le (talvolta infinitamente lunghe) fasi di trasporto, ma nessuno ha mai pensato al gusto e al sapore che avrebbero avuto. Le piante di Plenty sono invece pensate per il gusto, non per la durata.

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Barnard: Piante di maggiore qualità

Quello che la tecnologia ci permette di fare oggi è far crescere delle piante che siano di una qualità migliore rispetto a quelle che si trovano nei negozi. Quello che troviamo oggi in un supermarket è il miglior prodotto possibile per una catena di distribuzione che deve durare anche tremila miglia. Quindi settimane, se non mesi. Plenty, ma in generale l’indoor farming consente una maggiore prossimità è può lavorare a catene di distribuzione drasticamente più brevi. Parliamo di 50 miglia. Noi possiamo garantire che le nostre piante arrivino in negozio nel giro di poche ore e non settimane.

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Vicino ai centri abitativi e alla grande distribuzione

La società prevede di costruire le sue “fattorie” vicino ai grandi centri abitati, ma non direttamente al loro interno. Questo consente di entrare più velocemente nelle catene di distribuzione che spesso hanno fuori dai grandi centri abitativi l’ultima fase di stoccaggio. Questo consentirebbe quindi a Plenty di sfruttare l’ultima fase della distribuzione, arrivando insieme agli altri prodotti, ma garantendo una qualità decisamente più alta. Nulla avrebbe vietato, spiega Barnard, di avere delle sedi dentro alle città. Ma questo avrebbe significato un trasporto verso fuori, verso il primo centro di distribuzione e poi un ritorno indietro. Operazione che avrebbe allungato seppur di poco la catena, ma che sarebbe andata in controtendenza con la filosofia aziendale.

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indoor farmingRisparmio e qualità

Fornendo cibo per i clienti in modo più rapido, il processo conserva sapore e sostanze nutritive.
Il processo di indoor farming consente di  far crescere fino a 350 volte più prodotti nella stessa quantità di spazio rispetto all’agricoltura convenzionale, con solo l’1% di acqua. Inoltre in un ambiente sigillato e controllato ci sono così pochi i parassiti che l’azienda può utilizzare le coccinelle al posto dei pesticidi. Ovviamente anche il processo di distribuzione ridotto abbassa di molto l’inquinamento associato ad una tipica catena di fornitura. O per concludere con una frase di Barnard: mi piace che il cibo che produciamo sia pensato per finire subito sulle tavole e non per passare la maggior parte della sua vita post raccolto in un camion o in un deposito.