La crisi ambientale che stiamo vivendo è frutto (anche) del progresso. Ma se fosse proprio il progresso a salvarci?
Poco tempo fa abbiamo parlato di come le città di tutto il mondo stiano evolvendo in un’ottica di smart city, dove per intelligenza si intende la capacità di ottimizzare la gestione delle risorse a disposizione al fine di migliorare servizi, sicurezza e qualità della vita degli abitanti. Questa ottimizzazione passa necessariamente attraverso l’iper-connessione di tutti gli elementi e i soggetti che compongono il centro urbano, che in una parola vuol dire Internet delle Cose.

Internet delle Cose applicato all’ambiente

L’Internet delle Cose, tradotto da Internet of Things (IoT), prevede la connessione in rete, teoricamente di qualsiasi cosa, grazie a dei dispositivi identificabili con un indirizzo IP e collegati ad un software che consenta lo scambio di dati senza bisogno dell’intervento umano. Cosa c’entra questo con l’ambiente? C’entra, eccome. Perché la connessione di oggetti in rete può consentire l’ottimizzazione in tempo reale di processi produttivi, attività economiche e servizi infrastrutturali, riducendo in maniera sensibile l’inquinamento e il consumo di risorse. Le applicazioni, alcune delle quali già messe in pratica, sono e potrebbero essere tantissime. Basti pensare alla gestione efficiente dell’illuminazione pubblica che, grazie a un sistema di sensori, potrebbe essere regolata soltanto in base alle reali esigenze, riducendo il quantitativo di energia elettrica consumata. O ai dispositivi che monitorano la qualità dell’aria e l’inquinamento acustico al fine di pianificare interventi risolutivi. Pensiamo alle smart road che ‘dialogano’ con le auto, i semafori e la segnaletica per garantire un’ottimizzazione dei flussi di traffico al fine di ridurre l’inquinamento e migliorare la viabilità stradale. Oppure alle applicazioni in agricoltura, dove grazie a un sistema di sensori si può gestire l’irrigazione in modo più efficiente e intelligente, rispondendo ai reali bisogni delle piante, attraverso un’analisi dei livelli di umidità, temperatura e in base alle condizioni climatiche in un dato momento.

Tante opportunità da sfruttare

L’elenco degli esempi potrebbe essere lunghissimo. Ciò che è evidente è che le opportunità, molte delle quali non ancora investigate o sfruttate, sono enormi. A tracciare un quadro esaustivo della rivoluzione in atto e di tutte le possibilità che l’Internet delle Cose potrebbe offrire in termini di riduzione dell’impatto ambientale delle società moderne è Maciej Kranz, vice presidente del Corporate Technology Group di Cisco, nel testo recentemente pubblicato “Building the Internet of Things” (Implement New Business Models, Disrupt Competitors, Transform Your Industry), che si rivolge principalmente al mondo dell’impresa proponendo modelli di business tecnologicamente avanzati e sostenibili ma che può essere un valido punto di partenza per comprendere questa evoluzione digitale.

Sistemi IoT per affrontare le sfide ambientali

“Siamo tutti consapevoli- scrive Kranz- delle sfide ambientali che sia i paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo saranno costretti ad affrontare. Città inquinate, mancanza di acqua potabile, rifiuti industriali, fonti energetiche inefficienti, solo per citarne alcune. La buona notizia è che l’IoT sta iniziando a rappresentare un mezzo efficace per la risoluzione di queste problematiche. In tutto il mondo si stanno installando dispositivi che controllano la qualità dell’aria e il livello di rumore e che consigliano interventi per regolare il traffico. Governi e città stanno implementando sistemi di allarme che permettono di prevedere il verificarsi di incendi o di alcune calamità naturali. Gli agricoltori dell’India, dello Sri Lanka, della Cina, del Kenya, del Sudafrica, degli Stati Uniti e dell’Italia stanno già beneficiando di sistemi di irrigazione intelligenti che riducono il consumo di acqua, aumentano i rendimenti e migliorano la crescita delle colture. Alcune città della California stanno utilizzando dei sensori per monitorare e ridurre i consumi idrici delle famiglie nei periodi di siccità. Aziende, organizzazioni governative ed enti no-profit stanno sfruttando l’Internet delle Cose e sistemi basati sul cloud per la riorganizzazione delle catene distributive legate al cibo, al fine di ridurre gli sprechi alimentari”.

Gestire l’approvvigionamento idrico dei paesi in via di sviluppo

La chiave del successo, spiega l’esperto, non è quella di utilizzare in modo imprecisato soluzioni digitalizzate ma di individuare dei problemi specifici e di sfruttare le tecnologie IoT combinandole con modelli di business e strategie ben progettate. Un esempio calzante è quello del progetto pilota Smart Handpumps Oxford University Kenya, sviluppato da un team di ricerca dell’Università di Oxford per migliorare l’approvvigionamento idrico in Kenya. In queste aree rurali l’acqua viene ricavata da pozzi utilizzando pompe a mano, che spesso però non funzionano correttamente. Il progetto ha previsto l’installazione di sensori di movimento applicati alle maniglie delle pompe, collegati alla rete cellulare. Quando una pompa smette di funzionare, l’allarme viene inviato alla società di manutenzione che interviene in modo tempestivo. Il risultato è stato non solo quello di un miglioramento del servizio ma anche la creazione di un nuovo modello di gestione delle risorse. Grazie ai dati che vengono raccolti è possibile infatti monitorare i consumi idrici e mettere in atto delle strategie o degli interventi mirati per ottimizzare e razionalizzare l’utilizzo dell’acqua.

I parchi eolici funzionano come un sistema IoT

Nell’ultimo anno abbiamo assistito a un netto balzo in avanti sul fronte delle rinnovabili. Nella primavera del 2016 la Germania è riuscita a coprire, per due domeniche consecutive e per qualche ora, il fabbisogno energetico nazionale con fonti rinnovabili. Il Portogallo ha fatto molto di più, coprendo l’intero consumo elettrico nazionale per poco più di quattro giorni solo grazie a energia solare, eolica ed idroelettrica. La Danimarca anche ha raggiunto un obiettivo molto simile. Si è arrivati a questi risultati principalmente sfruttando due sistemi rinnovabili, fotovoltaico ed eolico.

I parchi eolici, secondo Kranz, sono l’esempio perfetto del funzionamento di un sistema IoT complesso perché sono una combinazione di sensori, analisi e manutenzione predittiva, monitoraggio remoto, oltre a una miriade di turbine eoliche collegate a ciò che funziona come un singolo organismo integrato collegato alla rete elettrica.


Jorge Magalhaes, vicepresidente senior del comparto ingegneria e innovazione di Vestas, uno dei principali produttori di turbine eoliche, ha riassunto perfettamente il concetto: “L’ internet delle Cose ci consente non solo di combinare ma di correlare una serie svariata di informazioni e di funzioni: previsioni meteo, domanda di energia elettrica prevista, prestazioni dinamiche del sistema ed eventuali guasti o malfunzionamenti delle turbine e dei componenti.”

Siamo solo all’inizio…

Siamo solo all’15inizio di questa rivoluzione. E tornando sulla domanda che ci siamo posti in apertura potremmo dire che sì, forse sarà proprio il progresso ad offrirci le soluzioni per affrontare le sfide ambientali che ci attendono.

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