Se dovessimo ricercare il Paese che in questi giorni ama più degli altri l’energia eolica in Europa – non, non fatevi fregare dai mulini a vento olandesi – quello sarebbe senz’altro la Germania. Già da tempo la cancelliera Angela Merkel, del resto, ha dichiarato pubblicamente che il Paese punta alla eco-sostenibilità energetica completa, e di certo saranno proprio le pale eoliche a farla da padrone. La società di consulenze in campo energetico Make non ha infatti dubbi nell’indicare proprio nell’eolico il motore della crescita nei prossimi anni del gigante tedesco, facendo riferimento ai 36 nuovi Gigawatt di energia eolica che verranno installati da qui al 2025. Calcolando a spanne tutte le centrali eoliche che verranno installate in Germania nei prossimi anni, si arriva alla conclusione che la superficie complessiva occupata dalle pale eoliche raggiungerà un’ampiezza pari a 6 volte la città di New York. Già oggi, per altro, l’energia eolica generata in terra teutonica è tantissima: a dimostrarlo c’è il fatto che il 28 ottobre scorso gli operatori di rete hanno potuto regalare ai propri utenti l’energia elettrica, talmente era abbondante l’energia eolica prodotta nei giorni precedenti.

Un’eccezione, ma non un fatto unico e irripetibile

Ovviamente quella del 28 ottobre è stata un’eccezione, dovuta ad un fine settimana particolarmente ventoso che ha fatto produrre moltissima energia eolica agli impianti rinnovabili tedeschi. Come aveva preannunciato Bloomberg, dunque, gli operatori sono stati praticamente costretti a portare sul mercato dell’elettricità a prezzo negativo. Quella che i produttori si sono ritrovati ad affrontare, infatti, è stata una vera e propria sovraccapacità produttiva, che li ha portati da una parte a spegnere gli impianti convenzionali, e dall’altra a ‘pagare’ i consumatori affinché consumassero l’eccesso di elettricità, venduta per l’appunto a -50 euro per ogni Megawattora. É stata dunque un’eccezione, ma va sottolineato che nel 2012 c’era già stato un precedente simile: anche nei giorni prima del Natale di quell’anno, infatti, la potenza del vento aveva consentito ai cittadini tedeschi di illuminare gratuitamente i propri alberi di Natale.

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La crescita dell’energia eolica in Europa

Ma di quanti megawatt di energia eolica parliamo? Insomma, quanta energia eolica deve produrre il vento in Germania affinché gli operatori si ritrovino con un tale accumulo energetico da poterlo regalare? Ebbene, in data sabato 28 ottobre il vento aveva prodotto complessivamente 39.409 megawatt, una quantità di energia davvero mostruosa. Per fare una similitudine, per produrre 40.000 megawatt occorrono una quarantina di centrali nucleari. E questa non è che l’ennesima conferma della maturità raggiunta dagli impianti eolici. Di certo, come ha sottolineato l’associazione WindEurope, quella del 28 ottobre è stata una giornata caratterizzata da delle condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli, un giorno in cui l’energia eolica ha soddisfatto il 24,6% della domanda elettrica europea. Ma non c’è dubbio che l’eolico sia ormai cruciale in molti Paesi europei: in Danimarca – il primo produttore di energia eolica sul nostro continente – le turbine eoliche coprono fino al 109% della domanda nazionale, mentre in Germania – il secondo produttore europeo – l’eolico soddisfa il 61% del fabbisogno energetico elettrico.

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La convenienza economica degli impianti eolici

L’energia eolica è rinnovabile, è pulita e crea molti posti di lavoro. L’industria del vento tedesca infatti conta più di 143 mila occupati, andando a generare un ritorno economico di 13 miliardi di euro. E la convenienza economica dell’eolico è stata comprovata la scorsa primavera, quando per la prima volta in Germania i nuovi impianti offshore realizzati nel mare del Nord sono risultati economicamente vantaggiosi per i produttori di per sé, senza la necessità di conteggiare gli incentivi statali. Nella prima metà dell’anno, infatti, il governo tedesco aveva tenuto 4 aste per altrettanti parchi offshore da 1.490 megawatt complessivi. Ebbene, in quell’occasione l’economicità dei progetti è stata tale da non contare nessun costo aggiuntivo per il consumatore per tre parchi su quattro. Ma da dove arriva tutta questa convenienza? Come ha spiegato già in aprile l’autorità di controllo tedesca, ovvero la Bundesnetzagentur, gli ultimi impianti progettati in Germania possono contare su turbine più alte e pale più lunghe, così da poter sviluppare più potenza. Oltre a questo va considerato che i parchi offshore in questione sono stati posizionati in aree estremamente ventose, nelle quali la velocità del vento oltrepassa i 10 metri al secondo. Ma non ci sono solamente delle ragioni ‘meccaniche’: anche la burocrazia ha avuto un ruolo fondamentale per raggiungere questo risultato. Da una parte, infatti, la vita degli impianti stimata dalle autorità tedesche al momento dell’asta non è stata di 25 anni come al solito, quanto invece di 30 anni. Ad abbassare il prezzo, poi, è intervenuta anche la decisione di escludere dalla cifra finale tutti i costi relativi alla connessione tra i parchi offshore e gli impianti terrestri: a coprire questi spese, infatti, ci pensa un’apposita voce inserita in bolletta.

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