La preoccupazione per le centrali nucleari francesi non è certo nuova: in un Paese in cui l’energia elettrica è garantita per quasi il 78% del totale proprio dall’energia nucleare (stando ai dati del 2016), da molto tempo ci si lamenta delle mediocri condizioni di sicurezza degli impianti. Si parla infatti per la maggior parte di reattori costruiti durante gli anni Settanta, che quindi, pur richiedendo delle manutenzioni estremamente onerose, non possono certo garantire dei livelli di sicurezza ottimali. Non si contano nel tempo le proteste e i picchetti da parte delle associazioni ambientaliste, ma si sbaglierebbe di grosso se si volesse pensare che le critiche mosse verso le centrali nucleari francesi siano ‘di parte’: giusto l’anno scorso, per esempio, è stato il presidente dell’Authority francese sulla sicurezza nucleare (Asn), ovvero Pierre-Franck Chevet, a dichiarare senza mezzi termini che «la situazione è diventata molto preoccupante».

L’allarme lanciato l’anno scorso dall’autorità francese per la sicurezza nucleare

La preoccupazione di Asn per le centrali nucleari francesi era iniziata a germinare nella primavera del 2015, quando venne individuato un pericoloso eccesso di carbonio nell’acciaio contenuto della vasca di un reattore in costruzione in Normandia. E quello fu solo il primo segnale di una generalizzata situazione di rischio, accompagnata dalla scioccante scoperta di ben 400 dossier riguardanti delle anomalie degli impianti e nascosti agli occhi dell’Asn. Dopo l’annuncio preoccupato, alla fine del 2016 l’Asn aveva ordinato di fermare 12 reattori per condurre delle verifiche mirate. A quanto pare, però, un anno dopo la situazione non è cambiata. A sottolinearlo è un dossier ‘impubblicabile’ di Greenpeace, che traccia un quadro drammatico del livello di sicurezza delle centrali nucleari francesi.

centrali nucleari francesi

Un rapporto talmente scottante da essere censurato

Il rapporto in questione, dal titolo conciso ‘Security of nuclear reactors‘ è sembrato però talmente scottante da non permettere una pubblicazione per intero. A decidere di non pubblicare lo studio sulle centrali nucleari francesi nella sua interezza è stato il direttore generale della sezione francese dell’organizzazione non governativa, ovvero Jean François Julliard, il quale ha però deciso di consegnare 7 copie integrali a degli enti legati alla sicurezza, quali il Comando speciale militare per la sicurezza nucleare, l’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare e l’Autorità per la sicurezza nucleare. Ma quale sarebbe il motivo di tanta segretezza sulle condizioni reali delle centrali nucleari francesi? Come ha spiegato Yannock Rousselet, il responsabile che si occupa della campagna nucleare per Greenpeace Francia, «il nostro obiettivo è lanciare un grido d’allarme, non fornire idee a potenziali malintenzionati». In altre parole, dunque, i 19 impianti nucleari presenti in territorio francese, a causa del loro scarso livello di sicurezza, potrebbero diventare delle potenziali ‘armi’ nelle mani di terroristi. Da qui, dunque, la censura preventiva sullo studio, realizzato da tre ricercatori francesi, due britannici, un americano ed una tedesca.

Il rischio di attacchi terroristici

Di certo la popolazione francese non può che essere particolarmente sensibile alla questione del terrorismo, dopo gli attentati alla redazione di Charlie Hebdo, dopo il Bataclan, dopo Nizza e dopo Marsiglia. Qualcuno del resto aveva già fatto presente che le centrali nucleari francesi potevano essere prese di mira dagli stessi criminali che avevano terrorizzato la popolazione in altre tristi occasioni, ma a quelle parole non era seguita alcuna azione, nonostante la manifesta pericolosità della situazione, per la Francia e per tutta l’Europa: di certo non bisogna evidenziare in questa sede cosa può comportare un incidente in una centrale nucleare.

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Un intervento da 200 miliardi di euro per le centrali nucleari francesi

Lo studio di Greenpeace, pur nella sua versione edulcorata, non concede certo sconti alle centrali nucleari francesi, riportando «un deficit storico in materia di protezione delle infrastrutture», le quali per l’appunto sono state progettate e costruite in un’epoca in cui i rischi per la sicurezza erano diversi rispetto a quello odierni. Al centro della preoccupazione degli studiosi non stanno, come si potrebbe pensare, i reattori veri e propri. Le strutture in cui avviene la reazione nuclear, infatti, sono protetti da apposite barriere. No, i ricercatori puntano invece il dito contro le piscine di raffreddamento, le quali contengono enormi quantità di elementi radioattivi facilmente accessibili. Una messa in sicurezza sembra dunque indispensabile, e lo studio di Greenpeace ipotizza i costi di tale intervento: in tutto, per fare in modo che nessun attacco terroristico possa partire proprio da queste piscine, servirebbe un investimento compreso tra i 140 e i 222 miliardi di euro. Insomma, le spese per proteggere le 62 riserve dei 58 reattori reattivi in territorio francese sono tutt’altro che di poco conto. Va sottolineato che l’11 marzo del 2011, in occasione del tragico incidente di Fukushima, le piscine di raffreddamento dell’impianto, non avendo più accesso alla circolazione dell’acqua a causa del black out, iniziarono a rilasciare radioattività. Solo alcuni giorno dopo il sisma di magnitudo che aveva sconvolto la nazione fu possibile riattivarle e iniziare così a stabilizzare la situazione.

 

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