liberland
Bioenergie

Energia dalle alghe per Liberland, la neonata città-stato sul Danubio

Liberland, il micro-stato che punta all’autosufficienza energetica

È il terzo Stato più piccolo al mondo, il più giovane nato (è stato proclamato ad aprile 2015) e si appresta a un altro primato, quello di essere totalmente carbon free. Parliamo del Liberland, che si sviluppa su una superficie di appena 7 km tra Serbia e Croazia, lungo le sponde del Danubio.  Il giovane presidente, Vit Jedlička, militante del partito euroscettico ceco Svobodnì, ha avuto un’idea inconsueta, quella di indire un concorso di progettazione, invitando architetti e urbanisti a proporre la propria visione per creare un centro urbano sostenibile e autosufficiente dal punto di vista energetico.

Gli architetti che si sono quindi cimentati con soluzioni che hanno sfruttato – secondo quanto dichiarato in una nota ufficiale – “l’elevazione verticale, la bioenergia, il riciclo, trasporti interni ed esterni, l’agricoltura urbana”. Su un totale di 32 progetti presentati, la giuria ha assegnato 5 premi, due menzioni speciali e naturalmente un vincitore, che se tutto andrà bene potrà vedere l’idea progettuale trasformarsi in realtà e probabilmente passare anche alla storia.

Vincitore un progetto che frutta le alghe come fonte energetica

Il primo premio è andato al collettivo Usa-Emirati Arabi Raw-Nyc, con un progetto innovativo che vuole sfruttare le alghe come risorsa energetica ma anche alimentare e anti-inquinamento. Le alghe, che non necessitano di particolari quantità di luce per proliferare, sono state ritenute dagli architetti la migliore soluzione per fornire energia pulita ad una micronazione che si svilupperà in una struttura multipiano. Secondo il progetto il livello superiore della città sfrutterà anche il fotovoltaico, mentre tutti quelli sottostanti si baseranno sulle alghe.

Un tessuto urbano verticale, compatto e resiliente

Oltre all’idea di sfruttare le alghe come risorsa energetica, il progetto è completo e dà una risposta complessiva alla necessità di sfruttare gli spazi, con interconnessioni verticali che non impediscono il passaggio della luce. La necessaria verticalità viene ricavata sovrapponendo “strati di città” orizzontali immaginando una crescita per superfetazione verso l’alto in un’ottica di aumento futuro della popolazione. Da un punto di vista urbanistico il tessuto urbano è denso, compatto, integrato e resiliente. Tutto è pensato in termini di sostenibilità e green-building: dagli orti urbani, tetti verdi e parchi resilienti progettati per contenere eventuali ondate di piena del Danubio fino a un sistema di riciclo di ogni materiale, molti dei quali, come i rifiuti organici e gli scarti agricoli, potrebbero essere trasformati in biofuel.

Valorizzare le idee innovative

Tutti i progetti presentati si sono ad ogni modo dimostrati interessanti, superando forse le aspettative.

“I risultati- ha commentato il presidente Jedlicka- dimostrano non solo che Liberland può diventare una città-stato carbon free ma anche che si possono raggiungere degli obiettivi enormi quando le persone si sentono coinvolte in un progetto e sanno che verranno valorizzate””