Lo dicono i medici, lo dicono gli ambientalisti e lo dicono ovviamente tutti quelli che lo fanno già ogni giorno: dobbiamo lasciare a casa l’automobile e muoverci di più in bicicletta. Per andare a lavoro, per andare in università, per fare la spesa, per fare shopping, per qualsiasi motivo, quando il viaggio non è troppo lungo, la bicicletta è il mezzo ideale. Pedalare, infatti, non inquina, ed è un atto salubre. Il problema però, è che non sempre muoversi in bicicletta è piacevole e sicuro quanto si vorrebbe: in alcune strade dei nostri centri urbani, infatti, l’effettiva ciclabilità urbana delle strade è compromessa. Troppo traffico, incroci pericolosi, buche, tombini sporgenti o infossati, assenza totale di piste ciclabili, carreggiate troppo strette e via dicendo. Insomma, ci sono delle situazioni in cui muoversi in bicicletta è un vero e proprio atto di fede. E non è certo una novità: basti pensare che nel 2015 ci sono stati 252 morti tra i ciclisti, e ben 16.827 feriti a causa di incidenti stradali in bicicletta.

Il progetto Wecity e l’Indice di ciclabilità delle città italiane

Ma come possono tutelarsi i ciclisti? Beh, prima di tutto dovrebbero evidenziare quali sono le criticità principali per la ciclabilità che incontra ogni giorno. Ma come? In loro soccorso, da qualche tempo, è arrivato il progetto Wecity, che sul proprio sito pubblica dati aggiornati e strutturati relativi alla ciclabilità di alcune delle più importanti città italiane. Nello specifico, l’insieme delle informazioni raccolte da Wecity si chiama Indice di ciclabilità urbana, ed è redatto a partire dai dati che provengono dagli stessi utenti: sono infatti loro, in buona parte, a definire il livello di ciclabilità della propria città, aggiungendo le valutazioni relative alle strade percorse con la propria bicicletta.

ciclabilità urbana

Torino e Reggio Emilia in testa alla classifica

La parte del portale che più può intrigare gli utenti è ovviamente la classifica delle città italiane: per ora i centri presenti sono Ancona, Bari, Bergamo, Bologna, Catania, Ferrara, Firenze, Genova, Milano, Modena, Monza, Napoli, Palermo, Pescara, Reggio Emilia, Roma Torino, Trieste. E a guidare la classifica, in questi giorni, è Torino, che in virtù dei voti degli utenti ha scavalcato la città che fino a qualche giorno fa primeggiava su tutti, ovvero Reggio Emilia. Ma quali sono i criteri in base ai quali viene definito l’Indice di ciclabilità urbana?

Le valutazioni degli utenti della ciclabilità urbana

Per capire il funzionamento dell’Indice di ciclabilità urbana è necessario entrare nell’area riservata ad ogni città: si apre così una mappa, o meglio, una Heatmap, dove le strade valutate dagli utenti vengono segnate con dei pallini di tonalità diverse. Le strade che tendono all’arancione sono quelle con un maggior numero di valutazioni negative, caratterizzate dunque da una ciclabilità scarsa o comunque rischiosa; quelle più vicine al verde, invece, sono strade più sicure per le biciclette. Raccogliendo tutti i dati di un singolo centro urbano viene specificato un voto complessivo ad ogni singola città, da 1 a 5, dove 5 rappresenta il massimo della sicurezza. Per ora Torino, che come anticipato guida la classifica, vanta un punteggio di 3,15 punti, seguita da Reggio Emilia (3,12) e da Modena (3.2). In generale i centri dell’Emilia Romagna si piazzano bene, con Bologna quarta a precedere Milano. Valutazioni pessime, invece, per Napoli (1.24), Catania (1.24) e Ancona (1.00), che chiudono la classifica sulla ciclabilità dei centri urbani. Come spiegano i creatori di Wecity, l’Indice di ciclabilità urbana è «un semplice ma potente indicatore che ci da una informazione immediata sul livello di sicurezza di una città, e ci permette di confrontarla con altre» aggiungendo che «è appena nato, ma abbiamo grandi progetti per lui».

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