Dopo l’attacco terroristico dello scorso 31 ottobre, New York sta ragionando su come proteggere ciclisti e pedoni nelle aree adiacenti a strade trafficate. E’ un problema che purtroppo sta riguardando tutte le città del mondo, che si stanno attrezzando per mettere a punto delle barriere che possano difendere la popolazione senza trasformare i centri urbani in aree assediate. Un compromesso non sempre semplice da raggiungere e c’è chi sta pensando a delle misure antiterrorismo verdi, come in Italia, grazie all’idea di Stefano Boeri e chi, come la Francia che sta valutando dei sistemi robotici in grado di muoversi automaticamente intercettando situazioni di pericolo.

New York, una tragedia evitabile

La vice direttrice dell’associazione ambientalista newyorkese Transportation Alternatives, Caroline Samponaro, ritiene che la tragedia di Halloween avrebbe potuto essere evitata se la pista ciclabile fosse stata opportunamente protetta e separata dalla strada. La mancanza di barriere, che dovrebbero essere previste in qualsiasi percorso ciclabile o pedonale per salvaguardare l’incolumità delle persone che vi viaggiano, secondo Samponaro, è stata fatale.

misure antiterrorismo verdi

Scarsa attenzione alla mobilità sostenibile e alla protezione di ciclisti e pedoni

Uno degli errori di New York, sempre secondo la vice direttrice, è una scarsa attenzione alla mobilità sostenibile a favore invece di quella veicolare. Basterebbe copiare uno dei modelli in vigore in alcuni paesi europei, specie del Nord, che prevedono una forte limitazione del traffico nelle ore notturne e nelle aree centrali delle grandi città.

Un’occasione per riflettere sull’urbanistica

“Oltre all’installazioni di paletti o blocchi di granito che proteggono ciclisti e pedoni, la città dovrebbe impegnarsi nel monitorare, gestire e ridurre la circolazione delle auto e dei mezzi pesanti– ha ribadito Saponaro, la cui associazione si batte da anni per ridurre l’impatto ambientale dei trasporti in un’ottica di città più sicura e vivibile- In questo momento è ancora più urgente riflettere su una progettazione alternativa dei centri urbani, che devono prevedere sistemi difensivi.”

Questa sarebbe anche l’occasione per ripensare i piani urbanistici e ragionare sull’idea di misure anti-terroristiche verdi che possano contribuire a proteggere gli abitanti, rendendo al tempo stesso le città molto più sostenibili, meno inquinate e a misura d’uomo.

Querce al posto delle barriere: l’idea di Stefano Boeri

E’ Saponaro stessa a citare il ‘nostro’ Stefano Boeri, architetto milanese di fama internazionale e ormai celebre in tutto il mondo soprattutto per il progetto del Bosco Verticale di Milano, che ha aperto la strada a una serie di progetti molto simili che si stanno realizzando in diverse città sparse per il globo. Il verde continua ad essere al centro dell’interesse di Boeri che qualche mese fa aveva lanciato la sua proposta di misure antiterrorismo verdi: querce al posto delle barriere in cemento.

L’architetto aveva utilizzato la pagina personale di Facebook per proporre un’idea alternativa ai blocchi cementizi che abbiamo iniziato a vedere un po’ ovunque.

“I terroristi- scrive Boeri- vogliono rinchiuderci nelle nostre case; sperando di costringerci a rinunciare a vivere i luoghi collettivi e gli spazi pubblici delle nostre città. Bene, io credo che alla loro follia disperata dovremmo rispondere anche con un uso accurato della bellezza naturale e del suo valore simbolico”.

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Misure antiterrorismo verdi per contrapporre la vita alla morte

Invece di snaturare gli spazi più vitali e aperti delle nostre città con delle barriere in calcestruzzo o plastica, che trasmettono un’idea di forza e terrore,  sarebbe molto più interessante, anche semplicemente a livello simbolico, contrapporre la calma presenza delle piante.

Per l’architetto basterebbe un piccolo investimento per mettere a punto delle misure antiterrorismo verdi, che avrebbero anche il vantaggio di rigenerare i centri urbani.

Un albero, scrive ancora Boeri  “non solo ci protegge, ma ci fa ombra, assorbe con le foglie i veleni dell’aria urbana, ospita la vita degli insetti e degli uccelli. In una parola, accoglie e protegge quella vita che i terroristi vogliono annientare”.

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