Mondo del lavoro e cambiamenti climatici possono essere collegati. Anche se automaticamente tendiamo a non pensarci.

Questo perché di solito, pensando ai cambiamenti climatici, tendiamo a pensare alle conseguenze devastanti che possono esserci sul piano ambientale. Innalzamento del livello dei mari, temperature e scioglimento dei ghiacciai sono alcune delle immagini che più frequentemente associamo a questo fenomeno.

I cambiamenti climatici, in realtà, hanno conseguenze molto più vicine a noi di quanto possiamo pensare e fanno parte ormai del nostro quotidiano.

Come i cambiamenti climatici influenzano la nostra quotidianità

A causa dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento delle acque, in alcune città del mondo, per esempio, hanno iniziato a costruire impianti per il trattamento delle acque reflue, più in alto che in passato, le dighe sono sollevate e i parcheggi progettati con cancelli che proteggono dalle inondazioni.

Ma le conseguenze dei cambiamenti climatici possono influenzare la nostra quotidianità ancora più dall’interno e da vicino.

Ad essere interessati dal fenomeno, sono non solo i progettisti urbani, ma ampie categorie di lavoratori: medici, ingegneri, promotori finanziari e numerosi professionisti potrebbero presto vedere l’influenza dei cambiamenti climatici nei settori in cui lavorano.

Emblematico a questo proposito è il punto di vista di Andrew Winston, autore del libro “La grande svolta: strategiche pratiche e radicali per un mondo più caldo, più scarso e più aperto“:

Tutti hanno bisogno di capire che i cambiamenti climatici avranno nella vita di ognuno la stessa influenza che hanno nella nostra di oggi i social media.

Così come 10 anni fa ritenevamo impensabile la forza che i social media avrebbero avuto nella nostra quotidianità e 20 anni fa ritenevamo impossibile la nostra attuale dipendenza dai computer, così presto ci renderemo conto di quanto i cambiamenti climatici avranno a che fare con la nostra quotidianità.

Quali sono i settori a rischio?

È difficile capire nel concreto quali e quante industrie e professionalità saranno influenzate dal fenomeno.

Quello che è certo è che la presenza dell’attuale mercato globalizzato significa che un problema ambientale in un punto del sistema può comportare squilibri in ogni altra parte del mondo. Ne è un esempio il fatto che un terremoto avvenuto in Giappone del 2016 ha danneggiato alcune centrali che rifornivano la Toyota, costringendo il colosso automobilistico a bloccare la produzione per un periodo.

Anche la sanità è a rischio, a causa del riscaldamento globale. Il fenomeno infatti non solo ha conseguenze sulla disponibilità di acqua pulita e cibo, ma rende maggiormente vulnerabili aree già a rischio di epidemie e febbri tropicali, poiché il riscaldamento globale favorisce una più rapida diffusione di epidemie e malattie. Per esempio a causa della minore disponibilità idrica.

Cambiamenti climatici: come possono diventare un’opportunità

Per fortuna però non tutti, riguardo il riscaldamento globale, vedono solo gli aspetti negativi. C’è infatti anche chi considera il fenomeno come un’opportunità.

È il caso dell’Olanda, dove, come ci spiega il New York Times, il cambiamento climatico è stato trasformato in un’opportunità di sviluppo.

In Olanda, fin dalle origini, gli abitanti si sono dedicati alla ricerca di soluzioni per liberare le proprie terre, case e fattorie dalla presenza dell’acqua. L’acqua è un elemento centrale della vita olandese, nonché un elemento con cui è da sempre stato necessario interfacciarsi. Ci sono addirittura molte zone della nazione, come gran parte della città di Rotterdam, che si trovano direttamente sotto il livello del mare e in cui i cambiamenti climatici fanno presagire la presenza di maree in arrivo e di forti tempeste.

Proprio nella città di Rotterdam, la presenza dell’acqua e delle possibili inondazioni è diventata un fattore di sviluppo.

Il caso di Rotterdam

La città di Rotterdam è stata rasa al suolo durante la secondo Guerra Mondiale. Non pittoresca né turistica come Amsterdam, la città ha un animo profondamente industriale, che ha attratto, con la sua architettura radicale, giovani designer e imprenditori da varie parti del mondo.

Quasi completamente sotto il livello del mare, la città ha sviluppato negli ultimi anni un diverso approccio all’acqua e all’eventualità di maree e inondazioni.

Se inizialmente si tendeva a creare soluzioni per arginare le acque, ora la strategia è cambiata. Il cambiamento di approccio si è verificato dopo che alcune inondazioni degli anni ’90 costrinsero parte della popolazione a evacuare alcune aree colpite.

Bisognava restituire ai fiumi parte dello spazio che era stato loro sottratto, fornendogli più spazio per fluire. Questo significava pianificare il territorio e gli spazi pubblici in modo diverso, ma anche educare i cittadini.

Si tratta in sostanza dell’idea di far entrare l’acqua dove possibile, convivendoci, piuttosto che cercando in tutti i modi si sconfiggerla o di arginarla. Sono stati quindi creati laghi, piazze e parchi che sono parte integrante della vita quotidiana ma possono funzionare come enormi serbatoi, nel momento in cui mari e fiumi dovessero straripare e riversarsi al loro interno.

In città, è stato costruito ad esempio l’Eendragtspolder, un’area di 22 acri di campi e canali, concepita come uno spazio pubblico per raccogliere le acque alluvionali in caso di emergenze ma in cui, nel frattempo, lo scorso anno sono stati ospitati i Campionati mondiali di canottaggio.

L’area si trova 20 piedi sotto il livello del mare. Al momento ospita percorsi ciclabili e sport acquatici ma, al momento opportuno, servirà come sfogo per lo straripamento del vicino fiume Reno che, a causa dei cambiamenti climatici, si prevede avverrà almeno una volta ogni dieci anni.

Il progetto è solo uno dei circa 12 progetti nazionali denominati “Camera del fiume”, con i quali si è rivoluzionata anni fa la vecchia strategia di separare i territori dai fiumi e dai canali, “proteggendoli” con la costruzione di dighe e argini.

Sulla stessa linea, è stata creata un’app per far capire ai residenti in ogni momento quanto sotto rispetto al livello del mare essi siano. E ai bambini si insegna a nuotate con i loro abiti e le loro scarpe, così da essere pronti per eventuali inondazioni.

Nella periferia di Rotterdam, intanto, nelle zone a ridosso del fiume, sono in via di realizzazione nuovi progetti urbani che includano strategie per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Ecco quindi come un potenziale disastro ambientale può trasformarsi in un’opportunità di rimodulare positivamente uno spazio urbano.

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