Oreegano, la startup focalizzata sul benessere e la sana alimentazione ha annunciato la scorsa settimana di aver raggiunto e superato l’obiettivo di 80 mila euro sulla piattaforma di raccolta fondi Crowdfundme. Il target è stato raggiunto in appena un mese e la campagna di raccolta fondi resterà aperta in attesa di nuovi investimenti che, dicono i componenti della startup, sono attesi e previsti.
Nata con l’obiettivo di diffondere la consapevolezza alimentare, Oreegano ha sviluppato una tecnologia che permette, data una qualsiasi ricetta, di conoscerne tutti i valori nutrizionali e di classificarla in base alle esigenze alimentari (per vegetariani, vegani, intolleranti a glutine o lattosio e via dicendo).
Il tema del FoodTech è da sempre un argomento che genera discussione e attenzione, soprattutto se inquadrato, quando possibile, in ottica green. Per questo siamo andati a Roma, nel quartiere Prati, per incontrare Giuseppe Grilli, un dei tre fondatori di Oreegano che ci ha raccontato lo stato dell’arte della loro creatura.

Chi c’è dietro Oreegano? Da dove arrivate?

Siamo tutti e tre pugliesi, ma ci siamo conosciuti ad Amsterdam durante un periodo di master. Abbiamo delle caratteristiche e delle competenze totalmente diverse ed è forse proprio in questo che sta la nostra forza. Io sono un informatico, poi c’è una laureata in international crime e un esperto di comunicazione e grafica.

Siamo andati a Roma per incontrare Giuseppe Grilli, un dei tre fondatori di Oreegano che ci ha raccontato lo stato dell'arte della piattaforma.

Oreegano come nasce?

Nasce come progetto privato, infatti da quando due di noi sono diventati vegetariani si è creata l’esigenza di cercare con assiduità del cibo sano e le ricette per cucinarlo. Ci trovavamo spesso con quattro o cinque pagine web aperte contemporaneamente per incrociare tutti i dati: dalle proprietà nutritive di un ingrediente fino alla ricettata più rapida per poterlo cucinare. Dall’esigenza di unire e velocizzare questo processo possiamo dire che sia nato Oreegano.

Siamo andati a Roma per incontrare Giuseppe Grilli, un dei tre fondatori di Oreegano che ci ha raccontato lo stato dell'arte della piattaforma.

E poi?

E poi abbiamo capito che non eravamo gli unici ad avere questa necessità. Anche chi sta attento alla linea o gli intolleranti a qualche alimento può volere questo tipo di informazioni; questa consapevolezza ci ha spinto ad allargare il portale. A quel punto abbiamo partecipato al bando fooding project, lo abbiamo vinto e per noi si sono aperte le porte della capitale dove abbiamo partecipato al programma di accelerazione del Luiss Enalbs.

Come funziona Oreegano?

Vogliamo essere una sorta di bussola nutrizionale, dove ognuno può orientarsi nelle scelte alimentari quotidiane. Nasciamo come portale di ricette, dove si può inserire la propria e ricevere immediatamente il calcolo nutrizionale fatto dal sistema che abbiamo sviluppato.

Funziona anche all’inverso?

Certo, puoi chiedere al sistema di cercarti, per esempio, un primo vegetariano, alto in ferro e Oreegano ti darà tutte le ricette che corrispondono alla tua richiesta. Il funzionamento è simile a un vero e proprio social. Le persone possono seguirsi, consigliarsi ricette, commentare e suggerire, tutto fatto nell’ottica di condividere uno stile di vita sano.

Siamo andati a Roma per incontrare Giuseppe Grilli, un dei tre fondatori di Oreegano che ci ha raccontato lo stato dell'arte della piattaforma.

Cosa fa Oreegano nell’ottica della sostenibilità ambientale?

Cerchiamo di responsabilizzare il singolo individuo. Come può l’utente della piattaforma essere il più possibile equilibrato? Come evitare sprechi? Come mangiare cibi di stagione? Stiamo sviluppando la funzionalità di impatto ambientale dove se hai una ricetta fatta con un determinato ingrediente riceverai informazioni sull’impatto che avrà a livello globale. Il salmone che dalla Norvegia arriva sul piatto dell’utente siciliano avrà un valore diverso dall’arancia proveniente da un agrumeto fuori Palermo. È questo il nostro obiettivo. Ed è quello che vogliamo diventare.

E su come utilizzare gli scarti? Per esempio l’utilizzo dei fondi di caffè per fare il compost o cose del genere?

È davvero una gran bello spunto, grazie ci penseremo (ride, ndr).

Una parte del team si trova in Cile, cosa state facendo?

Siamo entrati in un progetto di accelerazione Cileno (il più del sud America ndr); in Cile c’è una forte etichettatura degli alimenti. Ogni prodotto ha 3 bollini per indicare la qualità. Se sono tutti neri quel cibo fa male, se sono verdi può mangiare senza pensieri. Addirittura i cibi con tre bollini neri in non vengono sponsorizzati in TV negli orari di fascia protetta. Noi vogliamo fare la stessa cosa ma partendo dal basso, per questo gli siamo piaciuti e ci hanno dato un fondo per sviluppare la community cilena.

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