Stefano Testa, co-fondatore di LEAPfactory assieme a Luca Gentilcore, è animato da una passione sincera per la montagna. “Architetti alpinisiti” è come amano definirsi e proprio in questo dualismo stanno le radici della loro azienda. La prefabbricazione sostenibile sta consolidando il proprio mercato e sono diverse le realtà interessanti e particolari. Pensiamo all’esperienza della casa in cartone Wikkelhouse di cui vi abbiamo parlato già. Dialogando con Stefano, abbiamo però capito che realizzare un edificio sostenibile in cima ad una montagna non è così difficile come potrebbe sembrare.

La parola LEAP presente nel vostro logo nasconde un interessante acronimo. Ci parli della sua origine?

Intanto ti dico che sono molto affezionato a questo nome che è nato un po’ per caso. Risale al periodo in cui abbiamo lavorato alla realizzazione del bivacco Gervasutti per il quale abbiamo investito risorse nella convinzione che fosse un’esperienza replicabile. Al tempo, però, si trattava di un primo progetto che non sapevamo se avrebbe avuto un seguito. Abbiamo scelto, quindi, un nome e un logo che rappresentassero ciò che amiamo. LEAP ha una duplice valenza. In inglese si traduce con “balzo in avanti”, espressione che racchiude lo spirito con cui ci siamo sempre mossi. Inoltre è l’acronimo di Living Ecological Alpine Pod. Rappresenta, quindi la vita in un luogo di confine quale è la montagna, nel costante rispetto dell’ambiente circostante. Pod si traduce con scatola ma anche, nel suo significato più ampio, come qualcosa che protegge e custodisce.

Accennavi al bivacco Gervasutti, il vostro primo progetto: ci spieghi come si costruisce un’unità abitativa ad alta quota?

Trattandosi di una struttura abitativa sul Monte Bianco, a circa 3000 metri di altezza, abbiamo affrontato diverse difficoltà per realizzarla. La prima è stata l‘impossibilità di lavorare sul posto, date le condizioni estreme. L’unica alternativa possibile è stata quella di costruire a valle e poi spostare tutto in montagna. Per fare questo abbiamo considerato i vari fattori in gioco quali il peso, la forma e il volume dei componenti, utilizzando per questo materiali innovativi, provenienti non esclusivamente dall’edilizia ma anche, ad esempio, presi in prestito dall’aeronautica e la nautica.

LeapHome è la sezione di LEAPfactory dedicata alle case: qual è il filo conduttore che unisce la prefabbricazione sostenibile in montagna con quella più tradizionale?

C’è senz’altro un legame preciso e tangibile. La progettazione del Gervasutti è frutto di una serie di riflessioni ed esperienze derivanti dalla nostra formazione come architetti. Ci siamo chiesti, a questo punto, perché non proviamo ad applicare questa formula anche a tipologie costruttive più diffuse? Certo non stiamo parlando del condominio urbano, per quanto mi piacerebbe arrivarci. Stiamo, piuttosto, scendendo un po’ di quota, continuando a muoverci in un contesto naturale, offrendo soluzioni ecologiche e adatte a rafforzare il rapporto fra uomo e ambiente circostante.

A tal proposito, in che modo le vostre case possono definirsi ecosostenibili?

Queste abitazioni sono dotate di impianti che utilizzano energie rinnovabili: parliamo di pannelli solari, fotovoltaici e solari termici. Ma la forma di prefabbricazione sostenibile che noi maggiormente perseguiamo è più legata alla modalità costruttiva che alle fonti energetiche in sé. La necessità originaria di costruire a valle e assemblare in alta montagna produce un azzeramento di quello che si definisce comunemente cantiere di costruzione edilizio. Vengono meno le movimentazioni a terra, i trasporti e la farraginosità che caratterizza spesso queste operazioni, con un risparmio di risorse e tempo. Inoltre, non si realizzano sprechi e rifiuti derivanti dall’imballaggio dei materiali trasportati. In sostanza, il nostro obiettivo è una prefabbricazione sostenibile che realizzi al 100% l’edificio funzionante.

E quanto può costare un’abitazione del genere?

Guarda, ti dico che al momento stiamo lavorando per essere allineati come prezzo a quelli che sono i valori di mercato diffusi per le case prefabbricate. È anche vero che riducendo i costi del cantiere è possibile, a parità di prezzo pagato dal cliente, offrire un valore intrinseco superiore.

Il design dei vostri prodotti è particolarmente curato. Nelle abitazioni di alta montagna intravedo delle influenze del cinema di fantascienza, è così?

Intanto va detto che un aspetto fondamentale della nostra proposta è la volontà di rendere inscindibile l’aspetto più prettamente architettonico del design, dell’ergonomia e dell’abitabilità da quello più tecnico e ingegneristico. Quindi l’influenza dell’interior design italiano si deve fondere per forza con un modello edilizio che punti sull’efficientamento. Per quel che riguarda le forme, è vero che sono riconducibili ad un immaginario legato all’idea di futuro proposta dall’architettura degli anni ’50 e ’60. Si tratta, però, anche di forme squisitamente tecniche cioè matematicamente progettate per assolvere alla loro funzione.

Veniamo alla domanda di rito: progetti per il futuro?

Con questa domanda apri un po’ un vaso di Pandora. Di certo vogliamo portare avanti l’idea originaria di LEAP cioè realizzare strutture dedicate al turismo ecologico. Parliamo di montagna ma anche di mare, con la costruzione in particolare di nuove forme di campeggio. Per quel che riguarda le case, ci stiamo muovendo con l’intenzione di portare i nostri prodotti sul mercato internazionale. In più, stiamo sviluppando progetti con alla base forme edilizie più grandi come, ad esempio, il condominio urbano.

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