Cambiamenti climatici, riscaldamento globale, negazionisti dell’aria inquinata ed ora i problemi nel trasporto elettrico. Spesso ci troviamo a fare i conti con teorie opposte su diversi argomenti. La mobilità elettrica è una di questi. Da un lato ci sono grandi nomi ed aziende pronte ad investire nelle vetture elettriche, nei sistemi di accumulo, in colonnine di ricarica, dall’altro ci sono nazioni pronte a mettere al bando i “vecchi” veicoli alimentati a benzina per far spazio alla nuova generazione di veicoli elettrici, certi di contribuire all’abbandono del carbone e garantire un futuro migliore al nostro pianeta. Ma siamo sicuri che i veicoli elettrici siano realmente così puliti come immaginiamo? L’argomento è fonte di dibattiti scientifici ma con il passare degli anni aumentano le ricerche in grado di dimostrare che le automobili elettriche emettono il doppio delle emissioni di CO2 e che le batterie al litio su cui si basano contengono una grande quantità di metalli da terre rare, molto tossici e non proprio “rinnovabili”. Proprio su quest’ultimo termine il mondo scientifico sta vivendo un periodo di crisi, in molti sono pronti a dimostrare che i combustibili fossili come petrolio,carbone, gas sono vere e proprie fonti di energia pulita in grado persino di alimentare i microbi. La geomicrobiologia infatti è in grado di dimostrare che i microbi si nutrono normalmente di combustibili fossili senza avere nessuna ripercussione sulla loro salute, quindi non sarebbero tossici anzi favorirebbero l’esistenza.

Le batterie al litio e i problemi nel trasporto elettrico

Perché le batterie al litio sarebbero la principale fonte di problemi nel trasporto elettrico?  Sono diversi gli aspetti negativi associati alla mobilità elettrica che portano molti ricercatori ad affermare che non sia la panacea ai problemi d’inquinamento. Uno dei motivi è riconducibile all’utilizzo durante la produzione (e nella manutenzione) dei pacchi batteria di metalli derivanti da terre rare, una particolare classe di elementi chimici molto tossici. Tra questi troviamo  neodimio, litio, cerio, sostanze molto velenose e non rinnovabili. Il neodimio, se ingerito, può causare embolie polmonari e danni al fegato. Quando immesso nell’ambiente il neodimio inquina la falda freatica e avvelena gli animali. La produzione industriale di questi elementi è estremamente tossica e distruttiva per l’ambiente. Il “Baogang Steel and Rare Earth complex” è il più grande complesso industriale al mondo per la lavorazione delle terre rare che sta riempendo il lago della città con i prodotti di scarto delle lavorazioni. Il cerio ad esempio viene estratto dalla frantumazione dei minerali e dalla successiva dissoluzione in acido solforico e acido nitrico. Un processo chimico con un impatto devastante sull’ambiente (oltre che per la salute umana) che genera fango di colore nero, riversato regolarmente nel lago. La BBC ha definito questa località l’inferno sulla terra.

lago artificiale Baotou

È da qui che partono gli elementi chiesti da Toyota e Tesla per le loro macchine elettriche. Nel 2009 la Cina ha prodotto il 95% della fornitura mondiale di questi elementi, e si stima che le miniere di Bayan Obo appena a nord di Baotou contengono il 70% delle riserve mondiali delle terre rare.

Inoltre uno studio del 2008 condotto sulle batterie al litio ha concluso che la produzione massima di carbonato di litio realizzabile servirà a coprire solo una piccolissima parte della produzione di veicoli elettrici ed ibridi. Lo stesso studio affermava che la propulsione basata su batterie agli ioni di litio è incompatibile con la dicitura di “green car” a causa dei danni che la produzione del carbonato di litio produce sugli ecosistemi.

È vero che le auto elettriche emettono il doppio della CO2?   

Quando si parla di problemi nel trasporto elettrico si finisce sempre per parlare di emissioni di CO2. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza. Partiamo da un dato di fatto: l’auto elettrica emette meno CO2 semplicemente perché non dispone di gas di scarico che escono dal tubo di scappamento. Partendo dalla notizia che il Regno Unito vuole vietare la circolazione dei veicoli a benzina dal 2040, recenti studi hanno cercato di stimare quanto costerebbe, in termini di emissioni, elettrificare tutto il sistema della viabilità. Perché è vero che le auto elettriche si alimentano di energia, ma questa energia deriva per la maggior parte da centrali di produzione basate (ancora) su carbone.  La centrale elettrica di Drax, la più grande del Regno Unito e tra le più inquinanti a livello europeo, utilizza circa 0,31 kg di carbone per KWh; le batterie attuali per una carica completa richiedono 140 KWh di energia elettrica, cioè 43 kg di carbone (0,31 x 140). Mediamente una macchina a benzina richiederebbe circa 20 kg di benzina per coprire una distanza di circa 400 km,quindi una vettura elettrica rilascia il doppio della quantità di CO2 rispetto ad una vettura a benzina.

Certamente un sistema energetico basato su centrali alimentate a fonti rinnovabili assieme alla ricerca mirata su come migliorare l’efficienza dei pacchi batteria eliminerebbe i problemi nel trasporto elettrico e metterebbe a tacere qualunque studio continui ad incentivare l’utilizzo dei combustibili fossili per il futuro della mobilità.

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