Oceani: polmoni, regolatori del clima e fonte di vita

Oceani e mari sono i polmoni della Terra, i regolatori del clima e una fonte di sopravvivenza indispensabile per l’uomo. Eppure sono malati, di plastica. Stiamo avvelenando il pianeta. Tanto che, se non cambiamo abitudini, nel 2050 ci sarà più plastica che pesce negli oceani.

Danni agli oceani: pesca e plastica

Gli oceani producono più del 50% dell’ossigeno del pianeta, soprattutto grazie a fitoplancton (piccoli organismi acquatici vegetali) e alghe. Sono i regolatori dell’atmosfera terrestre e del clima globale. E sono fondamentali per la vita dell’uomo: il 60% della popolazione mondiale vive entro 60 km dalle coste e 3 miliardi di persone basano il 15-20% della loro dieta sui prodotti ittici. Ma ora gli oceani non stanno bene.

A farli ammalare sono lo sovra-sfruttamento della pesca e la plastica. Ogni anno raccogliamo 130 milioni di tonnellate di pesce, generando circa 180 miliardi di Dollari di fatturato e un indotto di 500 miliardi. Ma gli oceani non sono infiniti. Ogni anno vengono persi imballaggi di plastica per un valore di 80-120 miliardi di Dollari. Continuando così, nel 2050 ci sarà più plastica che pesce, come rivela il report The New Plastics Economy – Rethinking the future of plastics, pubblicato dalla Ellen MacArthur Foundation con il World Economic Forum. E il responsabile è sempre uno: l’uomo.Protezione degli oceani: rifiuti di plastica (foto: https://pixabay.com)

Oceani… e Mediterraneo di plastica

Il 60-80% dei rifiuti marini mondiali e il 90% di quelli sulle spiagge è di plastica. Si stima che galleggino quasi 269.000 tonnellate di rifiuti di plastica nel mondo (esclusi nei fondali e sulle spiagge) ma non è un dato definitivo. Su Litterbase c’è la mappa dell’inquinamento oceanico mondiale. In molti paesi c’è preoccupazione: dal Canada, che vive su tre oceani (Atlantico, Pacifico e Mar Glaciale Artico) che generano 300.000 posti di lavoro e circa 40 miliardi di Dollari di PIL. Alla Norvegia, dove un petroliere ha destinato parte della sua fortuna alla pulizia degli oceani. E non il Mediterraneo non si salva.

Plastica negli oceani: cos’è, dov’è e come ci è arrivata?

La plastica si classifica in macro-plastiche (di diametro o lunghezza superiore a 25mm), meso-plastiche (tra 25 e 5mm), micro-plastiche (minore di 5mm) e nano-plastiche (minore di 1 micrometro). Si calcola che ci siano tra 4.800 e 30.300 tonnellate di micro-plastica solo nel Mediterraneo, secondo la ricerca Un Mediterraneo di plastica di Greenpeace Italia. Mozziconi di sigarette, sacchetti di plastica e materiali usa & getta (tappi, coperchi, bottiglie) inquinano i nostri mari, come evidenzia Legambiente. Ma in mare ci sono anche le reti da pesca fantasma, ossia gli strumenti da pesca abbandonati, persi o scartati che sono veri killer del mare con tartarughe, delfini e balenottere come vittime principali.

Il cattivo smaltimento dei rifiuti umani è il motivo principale di tanta plastica nei nostri oceani. Infatti l’inquinamento oceanico si concentra nelle aree urbanizzate, lungo le rotte commerciali e nei canyon sottomarini. 1.341 specie marine sono venute a contatto con i rifiuti, il 17% di queste sono nelle liste rosse dell’IUCN. La micro-plastica uccide in due modi: sia ingestione che intrappolamento e soffocamento sono fatali. E corriamo anche il rischio che le micro-plastiche si spostino lungo la catena alimentare e arrivino fino a noi (esistono scarsi dati e nessuna normativa a riguardo, ad oggi).Protezione dei mari: tartaruga intrappolata rete da pesca fantasma

La protezione degli oceani in un piano d’azione

Dopo i risultati, The New Plastics Economy ha iniziato una campagna mondiale di tre anni per riformare il sistema della plastica. A gennaio ha pubblicato il rapporto The New Plastics Economy – Catalysing Action in cui presenta un piano d’azione. Lo studio è sostenuto da mondo accademico, industrie, ONG e start-up, ha 40 partner internazionali come Unilever, Mars, Amcor, P&G, Danone, CocaCola, Nestlé e H&M. L’obiettivo è di aumentare il riuso e riciclo fino al 70% dall’attuale 14%. I punti-chiave sono tre:

  1. Ri-progettazione e innovazione – Creare materiali e modelli riutilizzabili permetterebbe di recuperare il 30% degli imballaggi plastici. Da quelli piccoli (coperchi, tappi etc.) ai materiali non convenzionali come PVC, EPS e PS.
  2. Riuso – Il riutilizzo salverebbe il 20% dei contenitori oggi considerati rifiuti. Ad esempio, bottiglie e sacchetti riutilizzabili salverebbero 6 milioni di tonnellate di materiale e ci farebbe risparmiare 9 miliardi di Dollari l’anno.
  3. Riciclo – Il riciclo sarebbe utile per il 50% degli imballaggi restanti. Favorire innovazione e riuso potrebbe aumentare la raccolta di plastica per un valore fino a 190-290 Dollari/tonnellata, spingendo l’economia circolare a investire in materiali green. Portando a un risparmio di 2-3 miliardi di Dollari l’anno, solo nei paesi dell’OCSE.

Soluzione: 4 consigli per salvare gli oceani

Cambiare il nostro stile di vita è l’unico modo per salvare gli oceani. Come? Esistono almeno quattro modi con cui puoi aiutare gli oceani. Evitiamo la plastica usa & getta. E riduciamo il nostro impatto ambientale. L’innovazione sta facendo i primi passi con la plastica biodegradabile e Ocean CleanUp, la barriera sottomarina per la pulizia degli oceani (però è ancora un prototipo). Ma non basta.

La protezione degli oceani parte da noi

Come si legge in Un Mediterraneo di plastica:

“Uno degli aspetti cruciali per risolvere il problema dell’inquinamento da plastica è cambiare il nostro atteggiamento rispetto alla cultura dell’usa e getta”.

La protezione degli oceani deve partire da noi. Stiamo avvelenando loro e la Terra. La responsabilità di salvarla, quindi, spetta a noi. I nostri polmoni sono malati di plastica. Per curarli dobbiamo cambiare le nostre abitudini.

Tu sei pronto a fare la tua parte?

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