Cibo. La parola chiave, quella che ci smuove nelle pigre serate fatte di divano e televisione, perché prima o poi bisogna mangiare. O che ci porta a conoscere e sperimentare nuove culture e nuovi popoli. Mangiare è un bisogno ed è qualcosa che tutti, per quanto diversi da nord a sud, tra est e ovest abbiamo in comune. Noi di green.it vi abbiamo parlato spesso della qualità del cibo, di sperimentazioni, di innovazioni e di correlazioni tra il food e la sostenibilità.

Futuro e qualità del cibo

La storia che vogliamo raccontarvi con questo articolo a tratti potrebbe sfociare in qualcosa di fantascientifico, ma è soltanto il futuro. Il futuro buono, quello che avanzando e venendoci incontro ci cambia. In meglio. E migliora ovviamente anche la qualità del cibo.qualità del cibo

Esigenza numero uno. Preservare la qualità del cibo

Se vi trovaste davanti a un trasportatore o un agricoltore o un rivenditore finale, sapete cosa direbbero tutti questi soggetti della filiera alimentare? Direbbero che vorrebbero trovare un modo per far sì che il cibo non si rovini durante il trasporto. E forse, oggi esiste una risposta (positiva)!
Fare in modo che il cibo fresco sia mantenuto alla giusta temperatura durante il transito è un problema più difficile di quanto si possa pensare – ma proprio su questo punto sono al lavoro dei ricercatori svizzeri.

Dal frutta-bot…

I ricercatori in questione sono famosi per aver già creato quello che potremmo ridefinire il frutta-bot. Un piccolo frutto artificiale, delle stesse dimensioni di un frutto vero e di simile consistenza che messo in una cassetta della frutta è in grado di raccogliere dati (temperature minime e massime, violenza degli urti e via dicendo) utili per capire tutti gli stress a cui vengono sottoposti i cibi in transito.qualità del cibo

… al sensore. Una fabbrica di idee

Un altro team di ricerca dello stesso gruppo ha creato un sensore di temperatura biodegradabile che può essere attaccato a ogni cibo e può viaggiare dal punto di partenza fino alla pancia del consumatore senza arrecare alcun danno. Questo sensore riuscirebbe in questo modo a monitorare costantemente la vita del prodotto, inviando dati e facendo risparmiare al sistema logistico tempo ed energia.

Qualità del cibo e sicurezza per il consumatore finale

Era qualcosa che tecnicamente si poteva già fare, certo, ma era a rischio la salute del consumatore finale, ovvero di noi che avremmo ingurgitato un microchip che sicuramente non sarebbe stato ben accolto dal nostro organismo.
E così ecco la soluzione studiata da Giovanni Salvatore, ricercatore presso l’ETH di Zurigo.
Realizzare un sensore ultra sottile fatto con materiali che un umano può ingurgitare e digerire in modo sicuro. Lui e la sua squadra sono riusciti a costruire un sensore di spessore di soli 16 micrometri – per intenderci considerate che i capelli umani sono di circa 100 micrometri.

qualità del cibo

Un filamento di magnesio a salvaguardia della qualità del cibo

Questo microchip è fatto di magnesio, che del resto rappresenta anche una parte importante della nostra dieta… quindi, perché no? Sono stati utilizzati anche l’anidride siliconica e il nitruro, che sono innocui, e un polimero compostabile di amido di mais e patata per tenere tutti gli elementi uniti insieme.
Il sensore è praticamente indistruttibile. Può essere piegato, allungato, sgualcito e potete avere la certezza che funzionerà ancora. Naturalmente, i componenti energetici e wireless non sono biodegradabili e non si trovano all’interno del sensore, ma nelle vicinanze.

Tempo di monitorare

Posti alcuni sensori sui cibi che ci interessano che siano pere, pesce o pomodori si può far partire la spedizione. A questo punto sarà possibile verificare la temperatura effettiva del cibo dall’esterno del vano frigorifero e trarre le proprie conclusioni, migliorare il proprio business e continuare lottare per preservare la qualità del cibo per l’utente finale. Ovvero noi che mangiamo!

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