Qualche settimana fa vi abbiamo parlato di una storia tutta italiana dedicata  al recupero delle foreste degradate, un tema questo sempre più presente nelle agende nostrane sia a livello nazionale sia a livello di gestione locale. Si trattava di Boschi vivi, un team di quattro ragazzi che ha fondato una cooperativa che ha come fine il recupero di un bosco abbandonato, restituendolo alla comunità per un uso commemorativo. L’attività va oltre la “semplice” manutenzione di un singolo bosco e le quote pagate dai futuri utenti andranno a sostenere i servizi forestali e permetteranno di replicare il progetto in altre aree italiane da recuperare per poterle riconsegnare alla comunità.

Foreste degradate: il progetto Foresmit

Il Progetto Europeo LIFE14 CCM / IT / 000905… meglio noto come “FoResMit” si pone davanti una più che valida missione: il recupero di foreste degradate di conifere per il ripristino della sostenibilità ambientale e la mitigazione dei cambiamenti climatici. L’obiettivo generale del progetto è quello di definire le linee guida di buone pratiche selvicolturali da osservare per favorire il ripristino di aree peri-urbane boschi di conifere degradate in Italia e Grecia, migliorando la stabilità ecologica potenziale e la mitigazione dei cambiamenti climatici di questi ecosistemi.

foreste degradate

Testare e verificare: le parole chiave

Il progetto si propone di testare e verificare sul campo l’efficacia di diverse opzioni selvicolturali per la conversione di foreste degradate mirando a raggiungere un qualche risultato nella mitigazione dei cambi climatici. Il progetto fornirà dati sulla struttura della vegetazione delle singole foreste degradate e anche: l’incremento della biomassa, l’accumulo di carbonio in tutte le componenti rilevanti della vegetazione e del suolo, le emissioni di CO2 e di altri gas ad effetto serra, dando così un quadro completo della situazione de delle potenziali azioni da percorrere.

Azioni per intervenire sulle foreste degradate

Per raggiungere i suoi obiettivi, il progetto sarà organizzato nelle seguenti procedure:
Azioni relative alla preparazione del progetto: ovvero classificare e caratterizzare i due siti in Italia e in Grecia relativamente alla vegetazione e al punto di vista climatico. L’azione preparatoria sarà utilizzata principalmente per convalidare la selezione delle aree dei test a seconda della vegetazione e della caratterizzazione del suolo.
classificazione e caratterizzazione del sito;
azioni di attuazione del programma di intervento: che saranno dedicate all’applicazione di trattamenti selvicolturali per la foresta, il restauro e l’aumento della produttività.
impiego di energia green come sostituto dei combustibili fossili.
monitoraggio dell’impatto delle azioni concrete;
comunicazione e diffusione: la partecipazione a manifestazioni e produzioni di materiale darà la possibilità di divulgare le attività del progetto e i risultati al pubblico, alle istituzioni e ai gestori ambientali e selvicolturali specifici.

foreste degradate
Quali risultati si attendono per la “cura” delle foreste degradate?

Tra i principali risultati attesi del progetto c’è la riduzione / prevenzione delle emissioni, la sostituzione di combustibili fossili per la produzione di energia con prodotti biologici. Si noterà poi un tasso di crescita più elevato della vegetazione rimasta con un incremento della produttività capace di arrivare fino a 40 – 60% e una riduzione delle emissioni di CO2 nel range di 5-15% all’anno nel medio-lungo periodo.
Tra i risultati più attesi c’è ovviamente anche la necessità di avere (e fornire) delle “linee guida di buone pratiche selvicolturali sostenibili” da applicare alle foreste degradate, la capacitò di restauro delle foreste e dei boschi, la conoscenza e lo studio di nuove pratiche di gestione forestale.

Nei dintorni di Firenze

Il progetto al momento si sta sviluppando in Italia sopratutto nelle zone limitrofe a Firenze in zone comprese tra la culla del rinascimento e Prato, vale a dire: Sesto Fiorentino, Calenzano che rappresenta un piccolo gioiello dal punto di vista di gestione del patrimonio verde e in tema di politiche ambientali sostenibili e Monte Morello un vero e proprio polmone verde che sovrasta la così detta area della Piana. Nulla esclude che il progetto dopo i test in Italia e Grecia non possa espandersi e arrivare capillarmente lì dove c’è più bisogno e magari tornare a raccontare sulle pagine di green.it di altre virtuose esperienze di recuperi di foreste degradate.

foreste degradate

L’atlante delle foreste di Greenpeace

Sicuramente è utile per capire meglio il contesto la lettura dell’atlante delle foreste realizzato da GreenPeace, Si tratta di una pubblicazione che ormai ha qualche anno, ma che di certo rimane un importante punto di partenza per un monitoraggio globale delle foreste e per un recupero della biodiversità. L’obiettivo del progetto era individuare paesaggi forestali con un impatto minimo dell’uomo. Si è deciso, in questo studio, di considerare “intatta” un’area di foresta quando non mostra segni di insediamenti permanenti, di vie di comunicazione, di taglio del legno su scala industriale, di estrazioni minerarie. Tracce di impatti di piccola entità – caccia, inquinamento – e aree di foreste secondarie cresciute in zone compromesse in precedenza sono state incluse nei paesaggi forestali intatti.

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