I prodotti bio vengono posti di norma in appositi spazi nei supermercati a loro riservati. È un modo per riconoscerli facilmente, rendendo la vita più semplice al cliente che intenda acquistarli. In più, per segnalare chiaramente che si tratta di cibi biologici, la legge obbliga le case produttrici a fare largo ricorso al packaging, inserendoli in scatole di cartone o contenitori di plastica, spesso coperti da uno strato protettivo. A questi prodotti, se venduti sfusi, viene applicato uno per uno un bollino che ne identifichi la provenienza e la qualità. Insomma, gli alimenti bio sono quelli più inquinanti dal punto di vista del packaging, fattore che cozza fortemente con la loro natura. Dall’Olanda arriva però una soluzione per il problema: parliamo oggi di prodotti con tatuaggi indelebili sulla buccia fatti con il laser che contribuiscono alla riduzione della plastica alimentare.

Riduzione della plastica alimentare: la soluzione è il natural branding

Il distributore olandese di frutta e verdura Eosta ha introdotto quest’anno l’innovativo sistema di cui vi parliamo. Si chiama natural branding e consiste nel marchiare gli alimenti direttamente sulla buccia con un apposito laser. Si tratta di un vero e proprio tatuaggio ottenuto attraverso la rimozione dei pigmenti presenti sui prodotti, procedimento che non ne intacca minimamente la qualità. Sul frutto viene impresso il marchio bio ma si possono aggiungere anche loghi, simboli e altre scritte. Se inizialmente tale procedimento era riservato solo ai prodotti con buccia spessa o comunque non edibile (avocado, patate, cocomeri), con l’avanzare dello sviluppo tecnologico, l’azienda olandese ha cominciato a marchiare anche il resto degli alimenti.

I vantaggi del natural branding

La clientela dei supermercati che acquista prodotti bio è di solito più attenta alle problematiche degli sprechi e dell’inquinamento. Per tale motivo, il pesante packaging degli alimenti biologici rappresenta un po’ un controsenso e riceve con frequenza le critiche dei consumatori. Con il natural branding, detto anche laser branding, è possibile affrontare questa criticità. Ma non solo. Secondo i test realizzati da Eosta in collaborazione con un supermercato svedese, l’esposizione di prodotti incartati ne inibirebbe le vendite. Facciamo un esempio prendendo una busta di arance bio che ne contenga 5 al suo interno. Se solo una di queste fosse leggermente ammaccata, l’intero sacchetto rimarrebbe sul bancone. Inoltre, accadrebbe la stessa cosa qualora il cliente desiderasse 3 arance, o magari 6 o comunque un numero diverso da quello imposto dal packaging. Eosta ha dimostrato, inoltre, che l’esposizione degli alimenti sfusi in grosse quantità ha l’effetto opposto: invoglia all’acquisto ed implica in parallelo una riduzione della plastica alimentare.

Un’arma contro la clientela scorretta

La tecnologia del natural branding è stata inizialmente pensata per scopi di marketing e promozione. Ma ha assunto poi un’altra funzione importante: tenere a bada la clientela scorretta. Parliamo di quei consumatori che cercano di acquistare prodotti bio pagandoli come quelli normali, semplicemente staccando l’adesivo e rimpiazzandolo con quello di un alimento più economico. Anche in questo caso, oltre a determinare la riduzione della plastica alimentare, il marchio indelebile svolge un altro compito fondamentale.

La diffusione del natural branding in Europa

La catena di supermercati tedeschi REWE è stata la prima a vendere i prodotti tatuati di Eosta, partendo dai cetrioli ma con l’intensione di introdurre a breve anche mele e pere. Dall’inizio dell’anno, la richiesta di tali alimenti è cresciuta molto in Europa e si sono aggiunte almeno altre 10 catene, diffuse in Austria, Germania, Olanda, Belgio e Svezia. Al momento Eosta è dotata di un solo dispositivo laser per marchiare i prodotti ma, visto il notevole successo, si sta attrezzando per inserirne un secondo.

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