Si stima che entro la fine del secolo il fenomeno nascente dei rifugiati climatici possa arrivare a toccare cifre rilevanti e che ogni anno alle porte dell’Europa potrebbero bussare 660 mila richiedenti asilo in più.

Rifugiati climatici, una storia già scritta?

Non serviva del resto una particolare fantasia per arrivare a questa considerazione. Il clima sta cambiando e con esso tanno cambiando i territori. Molte persone prima o poi dovranno fare i conti con questi cambiamenti e si ritroveranno a dover scegliere. Scappare dalla propria casa? Viverci correndo tutti i rischi del caso? Un nuovo studio su Science rileva che, man mano che le colture falliscono nelle regioni agricole del mondo, più persone cercheranno asilo in Europa nei prossimi decenni. Se le attuali tendenze al riscaldamento dovessero continuare, la ricerca prevede che entro il 2100 l’Europa riceverà circa 660.000 candidati in più ogni anno.

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I rifugiati climatici e i cambi di temperatura. Una correlazione

Gli autori della ricerca hanno analizzato la relazione tra i cambiamenti delle condizioni meteorologiche e il numero di domande di asilo da parte dei migranti di quel paese tra il 2000 e il 2014, scoprendo che le domande sono aumentate. Si è poi passati a studiare i modelli di migrazione futuri confrontando le tendenze attuali con gli scenari di riscaldamento globale definiti dal Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) e si è arrivati alla conclusione che entro 80 anni i rifugiati climatici potrebbero aumentare del 190%! Parlando con la  televisione britannica BBC , il responsabile della ricerca Wolfram Schlenker, della Columbia University, ha riconosciuto l’incertezza che deriva da tali modelli: “Fondamentalmente dobbiamo supporre che la relazione che abbiamo scoperto tra il 2000 e il 2014 rimarrà invariata per i prossimi 80 anni” e ha spiegato che “ci sono molte ragioni per cui potrebbe andare in entrambi i modi. Potremmo iniziare ad adattarci a temperature più calde, quindi gli impatti sarebbero minori, ma potremmo anche sottovalutare i rischi”

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Le aree più a rischio

Tra le regioni che potrebbero essere colpite e che più di altre potrebbero dare vita al fenomeno dei rifugiati climatici ci sono l’Amazzonia, l’Africa occidentale e quella centrale, l’India settentrionale, la Cina orientale e la parte sud-orientale degli Stati Uniti. Non si tratta solo del caldo o del numero di persone coinvolte. Si tratta della povertà delle persone della loro vecchiaia, del loro lavoro e delle infrastrutture – dichiara Alex de Sherbinin, del Centro di Columbia for International Earth Science Information Network,  in un comunicato – anche se non siamo diretti verso un improvviso collasso, lavorare in aziende agricole o in ambienti non climatizzati può portare a problemi di salute cronici come le malattie renali ed è probabile che nel tempo molti alla fine decidano di muoversi.

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Guerre per il clima

Ci sono prove che la siccità provocata dal cambiamento climatico potrebbe aver esacerbato  i disordini sociali che hanno portato ad alcuni dei più brutali conflitti di questo secolo, compresa la guerra siriana, ma c’è ancora molta strada da fare prima di poter identificare con certezza il ruolo svolto dai cambiamenti climatici in qualsiasi evento estremo.
Ciò che gli scienziati ora sanno è che ciò che accade in una particolare parte del pianeta molto probabilmente innescherà una cascata di conseguenze che si sentiranno a lungo. Queste non sono solo conseguenze ambientali, ma anche sociali e coinvolgeranno sempre più il movimento di un gran numero di persone. Poiché la migrazione di massa sta già causando tensioni in tutto il mondo, i leader mondiali dovranno trovare nuove strategie per gestire le comunità nomadi che presto nasceranno per il mondo.

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