Parliamo sempre di più della necessità di potenziare e aumentare le energie rinnovabili sul piano internazionale per contrastare l’inquinamento e quindi il cambiamento climatico. Più impianti fotovoltaici, eolici e a biomasse riusciremo ad attivare nei prossimi anni, minore sarà l’impiego di combustibili fossili, e quindi minore sarà anche l’impatto ambientale. Su queste pagine abbiamo parlato più volte degli alti e dei bassi italiani in fatto di rinnovabili, dalla massiccia spinta di qualche anno fa fino al rallentamento relativo all’ultimo periodo: ma vi siete mai domandati nel concreto quanto contribuiscono le energie rinnovabili al fabbisogno elettrico nazionale? Ebbene, in un giorno feriale qualsiasi, in media gli impianti rinnovabili producono il 35% del totale dell’elettricità usata dagli italiani. Si può dunque capire che quanto successo alle tre del pomeriggio di domenica 21 maggio ha davvero dello stupefacente: in quel preciso istante, le energie rinnovabili hanno coperto ben l’87% della domanda elettrica nazionale. Mai, prima di allora, sul piano nazionale erano state raggiunte delle cifre così alte.

Un mercato che cambia molto velocemente

A comunicare il nuovo record italiano è stato Luigi Ferraris, l’amministratore delegato di Terna. Di certo su base locale o regionale in passato sono state raggiunte percentuali più alte. Nella sola Sicilia, per esempio, in passato si è arrivati al 100% di produzione elettrica da rinnovabili. Ma mai una fetta così alta del fabbisogno italiano totale era stata coperta dal nostro mix di fotovoltaico, eolico, geotermico e biogas. A permettere il raggiungimento – seppur occasionale – di queste cifre alte è da una parte il progressivo smantellamento di alcune centrali termoelettriche italiane (a olio combustibile, a carbone e a gas), e dall’altra la costruzione, negli ultimi anni, di nuovi impianti energetici sostenibili. Come ha infatti spiegato Ferraris durante un incontro con la comunità finanziaria per la presentazione dei conti relativi al primo semestre del 2017, «il mercato sta cambiando molto velocemente» aggiungendo che le condizioni climatiche estreme «impongono ulteriori investimenti per la resilienza», riferendosi ovviamente al sistema elettrico italiano nel suo complesso.

Aumentare le rinnovabili e potenziare l’infrastruttura

Di certo, sul piano internazionale, ci sono Paesi che hanno raggiunto record ben più alti e soddisfacenti di quello italiano. Non serve del resto andare molto lontano per trovare dei picchi che per l’Italia, ora come ora, sono totalmente irraggiungibili. La Danimarca e la Scozia, per esempio, sono arrivate a toccare quasi il 120% di produzione energetica da sole rinnovabili. Per raggiungere quelle vette in Italia non è necessario unicamente aumentare gli impianti di energia rinnovabile. No, non è sufficiente installare più turbine eoliche e più pannelli fotovoltaici, bisogna fare di più, andando a potenziare l’infrastruttura, la quale deve diventare sia più efficiente che più intelligente. Tale cambio di marcia è obbligato dal fatto che le rinnovabili, per loro natura, non possono offrire la continuità del carbone: pensiamo all’azzeramento totale del fotovoltaico di notte, o dell’eolico durante una giornata senza vento. L’Italia, dunque, dovrebbe dotarsi di appositi sistemi di accumulo energetico, in grado di conservare l’energia sostenibile per poi distribuirla al momento del bisogno.

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Il fabbisogno elettrico italiano in salita

Quello relativo al record di maggio non è però l’unico dato interessante comunicato da Terna in relazione al primo semestre del 2017. Restano altissimi i consumi elettrici italiani, anzi, sono più alti del passato. In giugno la domanda elettrica in Italia è stata pari a 27,2 miliardi di kWh, con un aumento del 7,6% rispetto al giugno del 2016. Terna, in una nota, spiega questo aumento rifacendosi alle più alte temperature di questo giugno, superiori di 1,9 gradi centigradi rispetto alla media di giugno degli ultimi dieci anni. Insomma, da un certo punto di vista il cambiamento climatico crea un circolo vizioso difficile da spezzare. Va in ogni modo sottolineato che maggio è invece un mese tradizionalmente tranquillo quanto a consumi di elettricità, in quanto sul finire della primavera deve ancora iniziare l’energivora stagione dei condizionatori.

Le rinnovabili sul piano internazionale

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Il record di maggio relativo alla produzione di rinnovabili fa dunque ben sperare, in uno scenario internazionale che via via sta riconoscendo sempre più importanza e spazio alle rinnovabili. Nel 2016, infatti, a livello globale, le rinnovabili sono cresciute del 9%, con un totale di 161 gigawatt di nuova potenza elettrica installata. Altro dato interessante, poi, è il fatto che in molti Paesi l’energia green è ora a tutti gli effetti meno costosa di quella tradizionale, oltre che a zero emissioni: parliamo infatti di una fornitura sostenibile che costa appena 5 centesimi di dollaro per ogni kilowattora in Egitto, Danimarca, India, Messico, Perù e Emirati Arabi Uniti. Ma non tutto luccica allo stesso modo. Nel 2016, se da un parte sono cresciute le rinnovabili, dall’altra sono calati gli investimenti del settore, diminuiti del 23%, mentre ancora i sussidi alle fossili permangono di 4 volte superiori rispetto a quelli indirizzati alle energie rinnovabili. Tutti questi dati arrivano dal Rapporto 2017 pubblicato da REN21, il quale, in questo quadro fatto di molte note positive accompagnate da alcune pesanti stonature, certifica il fatto che per il terzo anno di fila, nel 2016, le emissioni di anidride carbonica provenienti dall’industria e dalle fonti fossili sono rimaste stabili. Ora, però, devono iniziare a diminuire.

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