Per la natura ma contro l’ambiente

E dire che in molti casi sono proprio questi i capi d’abbigliamento preferiti di chi ama l’ambiente: scarpe performanti per lunghe passeggiante in montagna, zaini capienti per trekking immersi nella natura, giacche tecniche per affrontare ogni insidia meteorologica, solide corde per raggiungere le vette più impervie. Eppure proprio alcuni dei marchi più famosi dell’abbigliamento sportivo outdoor sono stati messi alla berlina da Greenpeace, che li ha accusati di utilizzare sostanze PFC, ovvero composti polifluorati e perflorurati, per impermeabilizzare i prodotti. Queste sostanze sono state infatti da tempo segnalate come dannose sia per la nostra salute che per quella dell’ambiente. Alla gogna sono dunque finiti, tra gli altri, marchi come Salewa, Mammut, Patagonia, Columbia, Jack Wolfskin e The North Face.

Cosa sono i PFC

Il tutto viene esplorato da Greenpeace nel rapporto ‘Tracce nascoste nell’outdoor‘: dei quaranta prodotti analizzati dai ricercatori, solamente in quattro non è stata riscontrata la presenza di PFC. Una cifra veramente bassa, pari al solo 10 per cento, che però sta anche a significare che è possibile realizzare e mettere in commercio vestiti e attrezzature outdoor senza ricorrere a queste sostanze chimiche nocive. Ma perché i PFC sono così pericolosi? È subito detto: la loro persistenza non permette una veloce degradazione, così da indurre ad una loro diffusione su tutto il globo. Molti studi hanno poi dimostrato come queste sostanze si accumulino nei tessuti degli animali: ne sono state trovate tracce nel fegato degli orsi polari, nei pesci e anche nel nostro stesso sangue. I danni possono essere molto gravi: è infatti stato provato che i PFC possono danneggiare il nostro sistema produttivo e ormonale.

I grandi marchi deludono

Maglie, pantaloni, scarpe, zaini, guanti, corde, sacchi a pelo e tende: i PFC si nascondo ovunque. Da questo si può dunque capire come marchi come The North Face e Mammut non sono poi gli amanti dell’ambiente che millantano di essere. La loro unica via di uscita, intimano quelli di Greenpeace, è smettere totalmente di usare tali sostanze chimiche. Come viene infatti ricordato all’interno del rapporto, «nella primavera del 2015 più di 200 scienziati provenienti da 38 Paesi hanno firmato la “Dichiarazione di Madrid” che chiede l’eliminazione dei PFC dalla produzione di tutti i beni di consumo, inclusi tutti i prodotti tessili».

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