Quando parliamo di micotossine, ci riferiamo a sostanze chimiche prodotte dal metabolismo di alcuni funghi, dai quali derivano anche il proprio nome. Nel complesso, esistono ben 1100 ceppi di funghi che possono produrre talli sostanze tossiche. Una quantità di micotossine eccessiva presente nei cibi può determinare gravi conseguenze per i consumatori. Nei casi più frequenti si parla di intossicazioni alimentari ma, in particolari concentrazioni, le micotossine possono risultare anche cancerogene. Va detto, però, che nella gran parte dei cibi sono presenti in piccole parti e quando è così non producono alcun rischio per l’uomo. Esistono vari strumenti che ci permettono di rilevarne la presenza, mantenendo alto il controllo su sicurezza alimentare e biodiversità. La prima relazione sulle micotossine del Ministero della Salute pone l’accento proprio su questo aspetto.

Il piano nazionale di controllo delle micotossine negli alimenti

La relazione sulle micotossine fa parte di un progetto più ampio voluto dal Ministero della Salute con l’intenzione di garantire sicurezza alimentare e biodiversità. Intanto, si parte dalla normativa che controlla i quantitativi di micotossine negli alimenti. Questo piano nazionale ha lo scopo di far rispettare i valori massimi di tali sostanze negli alimenti, attraverso controlli programmati in tutta Italia, che siano anche trasparenti ed efficaci. Il piano nazionale, che ha effetto nel biennio 2016-2018, ha anche lo scopo di censire tutte le micotossine presenti negli alimenti e capire quali cibi sono più soggetti ad essere contaminati. In più coordina le attività di prelievo e analisi dei campioni, fornendo un vademecum operativo per tutte le autorità competenti.

Sicurezza alimentare e biodiversità: i risultati della relazione sulle micotossine 2016

I primi risultati del piano nazionale di controllo delle micotossine sono presenti nella relazione sulle micotossine da poco uscita e relativa all’anno 2016. All’interno sono elencate e descritte e tutte le attività svolte, le autorità che vi hanno preso parte nonché i risultati tossicologici relativi agli alimenti presi in considerazione. Nel sito del Ministero, alla sezione Alimenti del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) sono presenti ben 2794 campioni di prodotti testati. 56 di questi campioni, equivalenti a circa il 2%, non hanno superato i test di conformità il che vuol dire che al loro interno il livello di micotossine è più alto di quello consentito dalla legge. Fra i prodotti più a rischio ricordiamo quelli caseari, il latte, quelli con frutta a guscio e anche alcuni alimenti destinati ai neonati.

Il caso del grano duro proveniente dal Canada

Il 9 giugno di quest’anno, è scattata una mobilitazione della Coldiretti Puglia presso il porto di Bari, in concomitanza con l’arrivo dal Canada di un’imponente nave mercantile con a bordo 50.000 tonnellate di grano. Secondo Coldiretti il carico sarebbe stato pesantemente contaminato da micotossine. La natura della protesta, però, è stata di più ampio respiro, puntando il dito contro l’importazione sfrenata di grano dall’estero quando quello italiano sarebbe di qualità migliore. Basti pensare che più di 2 milioni di tonnellate di grano duro arrivano ogni anno in Italia attraverso il canale dell’importazione e di questi circa la metà sono proprio canadesi. Il punto chiave della faccenda è che le confezioni di pasta nostrane non devono ancora riportare per legge la provenienza della materia prima, elemento che favorisce quella straniera.

La risposta del Ministero nella relazione sulle micotossine

Dopo vari controlli, il carico canadese è risultato essere non contaminato e tutta la faccenda si è rivelata una bolla di sapone. Per quanto il braccio di ferro fra Coldiretti e produttori di pasta si sia concluso senza ulteriori conseguenze, il documento del Ministero della Salute sancisce in modo definitivo la conformità dei prodotti d’importazione agli standard europei. I risultati della relazione sulle micotossine, inoltre, riportano come non solo il grano duro canadese sia privo di agenti contaminanti ma anche quello proveniente da Messico, Stati Uniti e Ucraina. Le analisi sono poi state effettuate anche sul grano tenero in arrivo da Russia, Stati Uniti, Moldavia, Ucraina, Kazakhistan e ovviamente Canada. Anche in questo caso nessun campione è stato considerato positivo alle micotossine. In tal senso gli standard di sicurezza alimentare e biodiversità restano preservati.

Grano duro importato contro quello italiano

A cavalcare maggiormente i risultati provenienti dalla relazione del Ministero della Salute è l’Aidepi, l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane. Secondo il presidente Riccardo Felicetti, l’unico medo per produrre quantitativi di pasta necessari a soddisfare il mercato è quello di ricorrere alle importazioni. Infatti, secondo Felicetti, il grano duro italiano dovrebbe essere almeno un 30% in più per far fronte a tali necessità. Sono presenti, comunque, in Italia alcuni produttori che usano solo materia prima locale. Si tratta di poco più di 50 aziende, molte delle quali piccole, ma che puntano molto sulla qualità del prodotto finito.

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