Secondo uno studio del Censis sul sistema idrico italiano, datato maggio 2014 e pubblicato nel quarto numero di Diario di transizionel’Italia è un paese ricchissimo di risorse idriche che non è in grado però di gestire appieno e che anzi spreca. Le cause sarebbero da ricercare principalmente nelle infrastrutture scarse, obsolete e inadeguate che porterebbero a una così detta perdita di rete pari al 32% dell’intero sistema, praticamente un terzo. Per avere un’idea su scala europea, in Germania le perdite di rete sono pari al 6,5%, in Inghilterra e Galles al 15,5% e in Francia al 20,9%. Il tema dell’acqua inteso come risorsa e come bene pubblico è stato trattato molto spesso da green.it, rappresentando una delle principali tematiche della testata.

Servirebbero 65 miliardi per ammodernare il sistema idrico italiano

Per recuperare lo svantaggio con gli altri paesi europei andrebbero riorganizzati gli acquedotti e realizzate reti fognarie e impianti di depurazione delle acque reflue. In Italia si investe ogni anno in questo campo l’equivalente di 30 euro per abitante, in Germania 80 euro, in Francia 90, nel Regno Unito 100. Si stima che, per riportare il livello del sistema idrico italiano al livello degli standard europei, bisognerebbe investire 65 miliardi di euro nei prossimi in trent’anni, cioè oltre due miliardi all’anno.

sistema idrico nazionale

Il sistema idrico italiano è ricchissimo di risorse che non è in grado di gestire e gli sprechi sono all’ordine del giorno

Oltre che di sprechi l’Italia è leader in Europa per l’acquisto in acqua minerale imbottigliata. Si spendono, ogni anno, 234 euro a famiglia, cifra che conferisce al nostro Bel Paese il primato europeo e ci pone al secondo posto mondiale. A cosa è dovuto questo primato? Sempre dal rapporto Censis sappiamo che quasi un italiano su tre non si fida dell’acqua che esce dal rubinetto e preferisce acquistarla in bottiglia.

Tariffe più basse d’Europa

Nonostante queste cifre “spaventose” le tariffe italiane sono tra le più basse d’Europa. In media una famiglia di tre persone con un consumo annuo di 180 metri cubi spende 307 euro all’anno, cioè circa 26 euro al mese. Cifra che se confrontata sulla spesa media mensile di una famiglia, impiega soltanto lo 0,9% delle uscite famigliari. Per lo stesso servizio in Spagna si spendono 330 euro all’anno, in Francia 700 euro, in Austria, Germania e Regno Unito 770 euro.

Ma quanto spendono i comuni nel sistema idrico italiano?

Napoli, Milano e Palermo sono le città con la maggiore spesa pro capite impiegata per portare l’acqua nelle case dei cittadini.
La piattaforma openpolis attraverso open bilanci ha raccolto i dati relativi ai comuni italiani con più di 200 mila abitanti e lo ha fatto andando a guardare la voce servizi idrici dei comuni, dove sono comprese tutte le spese destinate alla gestione del servizio idrico locale, come: acquedotti, impianti di erogazione, tubature locali. Servizi che tuttavia sono spesso erogati da aziende speciali o partecipate comunali e che quindi spesso non compaiono per intero nel bilancio comunale.
I dati di open polis, pubblicati pochi giorni fa, si riferiscono sempre al 2014 (lo stesso anno preso in esame dallo studio del censis di cui vi abbiamo parlato in apertura. Per il secondo anno consecutivo è Napoli la città che ha speso di più per mantenere il proprio acquedotto, impiegando circa 28 euro per ogni residente. Ma anche le altre due città che nel 2013 si trovavano sul podio, ovvero, mantengono rispettivamente la seconda e terza posizione. Nel capoluogo lombardo la spesa pro capite sale di oltre un euro attestandosi a 17,79 euro, mentre in quello siciliano cresce dai di oltre due euro per arrivare ai 12,04 euro del 2014.

Rispetto al 2013, nel 2014 Catania balza dal penultimo al quarto posto con circa 9 euro per ogni abitante. Roma occupa il quinto posto con poco più di cinque euro a testa e Torino l’ottavo con due ore. Mentre, stando al solo bilancio comunale, si spende meno di un euro per ogni abitante a Firenze e Genova.

Va ribadito, per evitare ai nostri lettori di cadere in errate interpretazioni che i dati di openbilanci riguardano soltanto i bilanci dei comuni e non comprendono gli eventuali budget di partecipate o aziende private a cui le amministrazioni possono affidare la gestione parziale o totale del proprio servizio idrico.

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