Chi lo dice che per ridurre i consumi energetici di un edificio sia necessaria l’installazione di sistemi e impianti ultra-tecnologici ad alta efficienza? Il green building sta diventando sempre più sinonimo di strutture complesse, dove i fabbisogni energetici vengono soddisfatti da impianti che sfruttano le fonti rinnovabili e dove il funzionamento dei singoli dispositivi viene gestito in modo integrato e controllato. In poche parole, si sta puntando all’innovazione in chiave smart, che nella maggior parte dei casi si traduce in costi piuttosto elevati. E se invece potesse essere tutto più semplice? Se bastasse ‘tornare indietro’ e applicare alcuni principi di sostenibilità invisibile?

Sostenibilità Invisibile, un nuovo approccio al green building

Proprio di sostenibilità invisibile parla l’architetto Carly Coulson, che ha coniato questo nuovo termine per descrivere una filosofia di bioedilizia, che prevede un approccio molto semplice alla progettazione, prendendo spunto da molti principi Passive House.

L’architetto del Minnesota è uno dei pochi ad aver raggiunto l’obiettivo fissato negli USA dall’2030 Challenge, un programma lanciato dieci anni fa dall’AIA, American Institute of Architects, per promuovere la realizzazione di edifici a impatto zero alla data prefissata. Si tratta di un programma volontario con cui chi sceglie di aderirvi si impegna a realizzare e progettare strutture sempre più sostenibili fino ad arrivare al 2030, anno in cui scatta l’”obbligo” di dar vita esclusivamente a edifici carbon neutral.

Soluzioni semplici, permanenti e passive

Coulson ci è riuscita sviluppando un modo di progettare che punta alla conservazione.

Sostenibilità invisibile

Ci concentriamo sull’involucro dell’edificio e sull’eliminazione dei carichi di riscaldamento e raffreddamento– spiega l’architetto. Questo da solo può consentire una riduzione dell’energia primaria del 70-80% senza la necessità di sistemi di energia rinnovabile. La modellazione energetica, integrata nel nostro processo di progettazione creativa, viene utilizzata per analizzare metodi e dettagli che consentono di ottenere riduzioni energetiche profonde.”

L’approccio progettuale ispirato al concetto di sostenibilità invisibile prevede il dare la priorità ad alcune soluzioni permanenti e passive, come:

– Forma costruttiva compatta

– Super-isolamento continuo

– Riscaldamento solare passivo per i mesi invernali

– Sistemi ombreggianti per i periodi estivi

– Eliminazione di ponti termici

– Ermeticità

– Ventilazione meccanica ad alta efficienza

Evitare la trappola della tecnologia

Sostenibilità invisibile

“Evitando la trappola della tecnologia- spiega ancora Coulson- con questo approccio passivo ci si libera da una serie di vincoli e anche di costi. Non si è più dipendenti da sistemi complessi che richiedono monitoraggi continui, opere di manutenzione e di riparazione. In questo modo le soluzioni che consentono una forte riduzione dei consumi energetici sono integrate e dureranno per tutta la vita dell’edificio.”

Principi di progettazione passiva senza costrizioni

Gran parte delle soluzioni utilizzate dall’architetto rispondono ai principi di progettazione passiva ma l’idea è quella di liberarsi da alcune costrizioni che intrappolano i progetti realizzati secondo gli standard Passivhaus. Secondo Carly Coulson, e i suoi lavori ne sono la conferma, è possibile progettare edifici carbon neutral senza necessariamente dover rispettare alcune restrizioni in termini di estetica o di budget.

Sostenibilità invisibile

Bioedilizia senza protocolli

Parlare di sostenibilità invisibile significa applicare alcuni principi base alla progettazione che consentano di ottimizzare i consumi energetici ma di farlo con il massimo della libertà. Non è necessario seguire passo dopo passo un protocollo se si è sufficientemente bravi da comprendere come un edificio può funzionare in base al modo in cui viene progettato. La speranza di Coulson è che la sua architettura possa ispirare e spingere sempre più professionisti ad applicare un approccio low-tech alla costruzione, arrivando a uno standard di bioedilizia che non abbia bisogno di punti né di targhette.

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