La mappa interattiva e il rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) ci racconta la salute delle spiagge e delle acque europee. L’Europa sta bene ma l’incuria avanza. Soprattutto in Italia.

Il rapporto annuale sulla qualità delle acque di balneazione

Il conto alla rovescia per le vacanze è partito e non vedi l’ora di fare un tuffo in mare? L’acqua della tua spiaggia è veramente pulita? Ogni anno l’Agenzia Europea dell’Ambiente pubblica un rapporto e una mappa interattiva sulla qualità delle acque di balneazione europee. Che siano sulla costa o lungo fiumi e laghi, le spiagge vengono monitorate per garantire un buon livello di balneabilità, nonché la salute e la sicurezza delle persone.

La Direttiva europea

La Direttiva europea sulla qualità delle acque di balneazione vincola i paesi dell’Unione Europea a monitorare la qualità delle acque, a introdurre le migliori misure di gestione e a rendere pubbliche le informazioni. La prima direttiva europea sulla qualità delle acque di balneazione venne approvata nel 1976 ed è stata aggiornata nel 2006 con la Direttiva 2006/7/CE. La legge si applica a tutti i 28 paesi dell’Unione Europea ed hanno aderito anche Albania e Svizzera.

Criteri e metodo del monitoraggio delle spiagge europee

Ogni anno i paesi europei (con Svizzera e Albania) individuano le acque di balneazione sul loro territorio e determinano la durata della stagione balneare. I paesi stessi, poi, stabiliscono un monitoraggio nei luoghi più frequentati dai bagnanti o a rischio inquinamento. Il monitoraggio dei litorali europei avviene tramite il prelievo di almeno 4 campioni d’acqua (di cui uno prima dell’inizio della stagione balneare) o di 3 campioni se la stagione non supera le 8 settimane o è difficilmente raggiungibile. Dopo 4 anni di campionamento viene effettuata la valutazione su dati microbiologici. In particolare vengono cercati contaminanti biologici, come batteri intestinali (tra cui l’Escherichia coli).

Le acque di balneazione vengono classificate in qualità scarsa, sufficiente, buona o eccellente. In caso di qualità scarsa o bassa, i paesi UE nonché Albania e Svizzera devono adottare le misure necessarie per gestire ed eliminare l’inquinamento e per la protezione e l’informazione dei bagnanti. Il divieto di balneazione arriva con una valutazione insufficiente per 5 anni consecutivi.

Monitoraggio spiagge europee: Limfjorden, DK (foto: www.eea.europa.eu)

La mappa delle spiagge europee

La mappa europea è completa e aggiornata. Io ho cercato i laghi del Trentino (tutti con aree di balneazione di qualità eccellente). Ma ognuno può cercare la meta delle prossime vacanze in Europea o la sua spiaggia preferita.

La situazione delle spiagge europee

Sono stati analizzati 21.344 siti di balneazione in Europa e 323 in Albania e Svizzera nel 2016, per un totale di 21.667. Di questi, il 68,83% (ossia 14.913) sono costieri mentre il 31,17% (cioè 6.754) sono nell’entroterra (laghi, fiumi etc.). Nel 2016 il 96,3% delle aree analizzate ha superato gli standard minimi e l’85% (cioè 18.425 su 21.575 siti totali, inclusi Albania e Svizzera) ha una qualità eccellente, l’8,4% una valutazione buona (1.824 aree) e il 2,4% sufficiente (523 luoghi). 316 località sono state classificate di bassa qualità (ossia l’1,5%).

I 6 paesi con le spiagge migliori (valutate eccellenti per oltre il 90%) sono Lussemburgo (11 aree, 100% delle località nazionali), Cipro (112 siti, 99,1%) e Malta (86 località, 98,9%). Oltre a Grecia (1.496 siti, 97%), Austria (251 aree, 95,1%) e Italia (5.013 siti, 90,8%). I paesi con più acque di bassa qualità sono Irlanda (6 aree, 4,3%), Slovacchia (1 località, 3%) e Regno Unito (20 siti, 3,2%). In generale, i siti di scarsa qualità sono diminuiti nel 2016 rispetto agli anni precedenti. Quelli costieri sono l’1,3% e quelli interni l’1,6% del totale.

I dati negativi

Le aree con acque di bassa qualità sono diminuite per due motivi: sono migliorate oppure sono state escluse per divieto di balneazione, cioè l’interdizione permanente alla balneazione dopo una valutazione insufficiente per 5 anni consecutivi. Il divieto di balneazione è scattato in 43 località nel 2016: 25 in Italia, 8 in Francia, 7 in Spagna, 2 in Danimarca e una in Olanda.

La campionatura è stata insufficiente in 528 località. Cause principali sono intervalli insufficienti tra i campioni (ossia presi a più di un mese di distanza l’uno dall’altro) e la mancanza di campioni prima dell’inizio della stagione. La campionatura insufficiente maggiore è stata in Italia con 263 siti (pari al 5% delle aree nazionali), in Croazia (67 località, 7%) e Svezia (47 siti, 11%).

Monitoraggio spiagge europee: Tenerife, Spain 2 (foto: www.eea.europa.eu)

Il monitoraggio delle spiagge in Italia

Il rapporto sulla qualità delle acque di balneazione italiane (qui il download) dà un quadro generale sulle nostre coste. L’Italia è in buona salute nonostante qualche acciacco. Il 90,8% delle località balneari (ossia 5013 su un totale di 5518) ha acque di qualità eccellente. Il 6,4% delle aree balneabili (quindi 352) è di qualità sufficiente mentre 100 aree (ossia l’1,8%) scarsa. Ma non tutto è positivo. Il deterioramento di singole località balneari è più significativo in Italia che in altri paesi. Da noi 22 aree sono passate dallo status di sufficiente a scarso tra il 2015 e il 2016. Inoltre il nostro paese ha ottenuto due primati poco invidiabili nel 2016: il record di località con il divieto di balneazione (ben 25) e 263 aree con dati insufficienti (vedi paragrafo precedente).

Proteggere le coste e il mare

La mancanza di cura e l’inquinamento sono i pericoli maggiori per la qualità dei nostri litorali e per la salute e sicurezza dei bagnanti. Il monitoraggio delle spiagge europee è necessario per conoscere la situazione. Progetti come le bandiere blu o la rimozione delle reti da pesca fantasma sono contributi preziosi ma non sono abbastanza. I mari, gli oceani e le coste sono malati. Sta all’uomo interpretare i sintomi e trovare la cura per salvarli.

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