I pesticidi e l’estinzione delle specie impollinatrici

È paradossale, ma è proprio quello che sta succedendo. Per aumentare al massimo la quantità dei raccolti, il settore agricolo industriale usa moltissimi pesticidi. Ma questo largo utilizzo di sostanze nocive sta in realtà mettendo a rischio gran parte delle colture mondiali, raggiungendo così, sul lungo termine, un obiettivo totalmente contrario. Questo perché tutti gli sforzi umani per raggiungere un produzione agricola maggiore attraverso l’impiego di sostanze chimiche sta portando all’estinzione del 40% di tutte le specie impollinatrici, api comprese, le quali di fatto sono un anello essenziale e insostituibile della catena produttiva.

Senza impollinatori, addio agricoltura

Di ogni tre bocconi di cibo che mangiamo, di fatto, uno è dovuto all’attività degli insetti impollinatori. Fragole, noci, mandorle, mele, broccoli, pomodori, caffè: sono solo alcuni degli alimenti che, senza di loro, non potremmo nemmeno sognarci di coltivare. Nel dettaglio, 71 delle 100 colture che provvedono al 90% del fabbisogno alimentare mondiale vengono impollinate proprio dalle api. Non serve essere matematici né scienziati per capire che la scomparsa delle api metterebbe fine all’agricoltura a livello globale. Eppure è proprio questo settore a mettere a rischio di estinzione questi indispensabili ed instancabili piccoli lavoratori. Stando ad uno studio di Friends of the Earth U.S. – la sezione statunitense di una rete di organizzazioni ambientaliste presente in 69 Paesi diversi – il contributo delle api nell’economia USA è pari a circa 20 miliardi di dollari, cifra che sale a 217 miliardi di dollari nell’economia mondiale.

Api e pesticidi

Gli effetti dei neonicotinoidi sulle api

Gli insetticidi più utilizzati al mondo appartengono alla classe dei neonicotinoidi: derivati dalla nicotina, sono fortemente neurotossici, soprattutto per le api. Eppure queste sostanze vengono utilizzate in 140 colture diverse in tutto il mondo, e una volta rilasciate persistono nel suolo per anni. Per salvare le api non basterebbe diminuire le dosi di questa sostanza. Come spiega il paper di Friends of the Earth, infatti,

«anche livelli minimi di esposizione possono compromettere l’orientamento e le capacità di ricercare il cibo degli insetti impollinatori, minando inoltre i loro processi di apprendimento, comunicazione e memorizzazione, riducendo la loro fecondità e mettendo infine a rischio il loro sistema immunitario, così da renderli vulnerabili alle malattie».

Il glifosato e la farfalla monarca

Non sono però solamente le sostanze neonicotinoidi a mettere in ginocchio gli insetti: anche il glifosato, un ingrediente ampiamente utilizzato dalla Monsanto (la maggior produttrice mondiale di sementi), si è rivelato essere un terribile nemico per le giovani farfalle monarca. Quella che è la farfalla più conosciuta in tutto il Nord America (‘nominata insetto nazionale’ degli Stati Uniti nel 1989) in una fase della propria vita si nutre infatti esclusivamente di piante del genere Asclepias, le quali però vengono totalmente distrutte dal glisofato: per questo motivo, la popolazione delle farfalle monarca si è ridotta nel corso degli anni del 90%.

Il compito dei player della grande distribuzione

Come spesso accade in queste faccende, non è possibile trovare un unico responsabile per il progressivo annientamento di questi insetti: il settore agricolo ha ovviamente buona parte delle colpe, ma lo stesso si può dire anche a proposito dei rivenditori di frutta e verdura, e pure dei consumatori. Se dunque sensibilizzare i cittadini al problema degli impollinatori è dunque un fattore determinante, lo studio di Friends of the Earth è comunque convinto che a giocare un ruolo chiave possa essere proprio il settore retail: se infatti le più grandi catene di supermercati iniziassero a dare priorità alla vendita dei cibi prodotti senza danneggiare gli insetti impollinatori, il primo e necessario passo per cambiare la situazione sarebbe compiuto. In questo modo infatti le coltivazioni biologiche che non prevedono l’utilizzo di sostanze chimiche verrebbero premiate, e la loro diffusione di fatto potrebbe salvare le specie impollinatrici dall’estinzione. Non si può del resto negare che molti giganti della GDO, negli ultimi anni, hanno fatto proprie alcune delle più importanti sfide della sostenibilità: nuove politiche aziendali sono infatti state adottate per quanto riguarda lo spreco alimentare, lo spreco energetico, il benessere degli animali e l’olio di palma. Purtroppo, però, praticamente nessuno ha ancora pensato di attivarsi per salvare le api e gli altri impollinatori. E, come si diceva all’inizio, questo è un comportamento paradossale, perché senza il loro lavoro la produzione agricola collasserebbe all’istante.

L’interesse dei consumatori

All’interno dello studio, Friends of Earth spiega come gran parte degli americani (circa l’80%) crede nell’importanza dell’eliminazione dei neonicotinoidi, e che il 65% di loro sarebbe felice di poter fare i propri acquisti in supermercati impegnati nel ridurre drasticamente l’utilizzo di queste sostanze. L’interesse verso il cibo biologico e rispettoso degli insetti impollinatori, dunque, esiste, ed è ampiamente maggioritario: adesso bisogna solo sperare che la GDO comprenda questo desiderio dei consumatori. Il problema, però, è che i tempi per cambiare rotta si stanno restringendo sempre di più: con il 40% delle specie impollinatrici a serio rischio di estinzione, infatti, prolungare l’utilizzo dei pesticidi potrebbe essere letale.

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