Potrebbero bastare vent’anni per vedere un mondo interamente alimentato grazie alle rinnovabili. Se a dirlo fossero stati i soliti gruppi ambientalisti avremmo potuto invocare prudenza, in nome del raziocinio. Ma se l’ottimismo arriva da esponenti dell’industria petrolifera e del settore finanziario, il quadro si fa più interessante e non è un caso che lo studio non sia passato inosservato e sarà sicuramente al centro del dibattito energetico dei prossimi anni.

Petrolieri e banchieri dicono sì alla transizione energetica sostenibile

Si tratta del nuovo rapporto Better energy, greater prosperity redatto dall’Energy Transitions Commission (Etc), un’organizzazione nata nel 2015 per promuovere gli Accordi sul clima di cui fanno parte rappresentanti di colossi dell’energia, come l’azienda petrolifera Shell o la compagnia mineraria BHP Billiton, degli istituti finanziari, tra cui Bank of America Merril Lynch, Banca Mondiale e HSBC, insieme a partner scientifici del calibro di Rocky Mountain Institut, World Resources Institute e European Climate Foundation.

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Ridurre i consumi fossili del 30% entro il 2040 è possibile

Nelle 120 pagine pubblicate emerge non solo la convinzione delle potenzialità delle fonti rinnovabili e delle tecnologie legate all’efficienza energetica, tanto da ipotizzare come realistico l’obiettivo di una riduzione dei consumi di combustibili fossili del 30% entro il 2040, ma la volontà di trovare un nuovo equilibrio tra crescita economica e impatto ambientale. Una transizione energetica sostenibile non solo è possibile, ma viene auspicata come l’unica evoluzione in grado di garantire uno sviluppo delle economie di tutto il mondo, avendo a cuore questioni climatiche, progresso sociale e qualità della vita. È forse la prima volta che le tematiche ambientali vengono messe in prima linea all’interno di un dibattito su modelli economico-finanziari.

Rispettare gli impegni dell’Accordo di Parigi

Il punto di partenza dell’analisi sono gli accordi siglati nell’ambito della Cop21 di Parigi con l’obiettivo di limitare l’aumento delle temperature al di sotto dei 2 ° C. Per mantenere gli impegni presi e raggiungere questo obiettivo, sottolineano gli autori, è necessario ridurre fortemente le emissioni di CO2 entro il 2040, fissando come target il quantitativo massimo di 20 miliardi di tonnellate. Se si agisse in modo congiunto da subito, direzionando strategie industriali e impegni governativi in quest’ottica, questa transizione energetica sostenibile è tecnicamente ed economicamente possibile, secondo il presidente dell’ETC, il britannico Adair Turner.

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Se non spinge la transizione energetica si rischia di incrementare il surriscaldamento globale

È chiaro che servirebbe un impegno chiaro e deciso da parte di tutti i soggetti coinvolti a favore di una trasformazione radicale del del sistema energetico mondiale che si basa tutt’ora quasi esclusivamente sui combustibili fossili che rappresentano l’80% dei consumi energetici complessivi e che sono responsabili del 75% delle emissioni nocive. Se questa svolta non dovesse verificarsi non solo non verrebbero rispettati gli accordi di Parigi ma entro la fine del secolo il pianeta potrebbe surriscaldarsi di ulteriori 4°C.

Il crollo dei prezzi di solare ed eolico ha reso le rinnovabili più convenienti dei fossili

L’ottimismo dell’Energy Transitions Commission si basa soprattutto sui progressi che negli ultimi anni hanno interessato le tecnologie legate alle rinnovabili e che ne hanno consentito un crollo dei prezzi, rendendole competitive e in alcuni casi maggiormente economicamente convenienti rispetto ai combustibili fossili. I costi di solare e eolico stanno scendendo in picchiata al punto che gli esperti dell’Etc prevedono che “entro il 2035 in molti paesi sarà possibile avere un sistema energetico quasi al 100 per cento con rinnovabili a un costo tutto compreso (produzione, trasporto e stoccaggio) inferiore a 70 dollari per megawattora”. Una situazione che necessariamente farebbe crollare la domanda di carbone, petrolio e gas mettendo probabilmente in seria difficoltà l’industria legata ai combustibili fossili.

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De-carbonizzazione della produzione energetica

Da qui, l’urgenza di una svolta. L’Etc si fa fautore di un piano strategico per favorire la transizione energetica sostenibile, sottolineandone i punti-chiave e suggerendo i passi da seguire. Il primo fondamentale tassello di questa evoluzione green risiede nella decarbonizzazione della produzione energetica e nell’elettrificazione di un insieme più ampio possibile di attività da cui dipenderebbe il taglio della metà delle emissioni nocive al 2040.
Il crollo dei costi delle rinnovabili, compresi quelli legati alle soluzioni di accumulo, favorirà enormemente questo percorso di sostenibilità. Anche se, ammettono gli esperti, ci sono dei settori in cui questo passaggio non sarà semplice, come quello dei trasporti pesanti, dell’aviazione, delle costruzioni e di alcuni comparti industriali.

Nuove tecnologie e risorse per i settori energivori

Ed è qui che si passa al secondo imperativo, che prevede uno sforzo congiunto per intervenire anche in questi ambiti, che non possono essere elettrificati, se non in parte. In questo caso sarà necessario spingere il pedale molto di più rispetto a quanto fatto finora, perché sebbene qualche progresso sia stato registrato non è sicuramente sufficiente per veicolare un reale cambiamento del sistema. L’Efc suggerisce di investigare tutte le potenzialità delle nuove tecnologie per l’efficienza energetica e di potenziare l’utilizzo di bioenergie, idrogeno e soluzioni di cattura CO2.

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Miglioramento della produttività energetica

Il terzo punto della strategia riguarda un miglioramento nella produttività energetica che secondo gli esperti è tecnicamente possibile ma necessita di politiche più forti, che consentano il raggiungimento di un tasso di crescita annuale di almeno il 3%, rispetto all’1,8% attuale.

Serve un impegno politico deciso

È sull’impegno politico che il report si focalizza con particolare attenzione, perché senza il supporto di politiche adeguate che affrontino in modo deciso il problema e guidino con fermezza questa transizione energetica sostenibile non sarà possibile raggiungere grandi risultati. Sono i Governi a dover sostenere un nuovo modello economico-energetico, garantendo un quadro legislativo ‘stabile e prevedibile’ incentrato non tanto su incentivi alle rinnovabili e all’efficienza energetica quanto sulla creazione di un sistema che possa essere sempre più attrattivo per gli investitori. Sono gli investimenti, specie quelli su larga scala, che dovranno in modo costante orientarsi sempre più verso progetti, soluzioni e player in campo green.

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