Cosa accadrebbe se un’isola tropicale che basa la sua economia sul turismo cadesse nel degrado ambientale? Palau è un arcipelago di circa 200 isole di origine vulcanica situato nell’Oceano Pacifico, che ha deciso di chiedere ufficialmente ai suoi visitatori un impegno a rispettare l’ambiente. L’arcipelago è meta di un turismo che nel corso degli anni è diventato sempre più di massa, mettendo a rischio il suo fragile ecosistema; fortunatamente i suoi abitanti hanno a cuore il patrimonio naturale in cui vivono e sono molto sensibile alle tematiche ambientali. La sua forte vocazione ambientale si è tradotta nel “Palau Pledge” un impegno ecologico chiesto ai turisti che stanno per scoprire le meraviglia dell’isola. Palau è la prima nazione al mondo a cambiare le sue leggi sull’immigrazione in favore della protezione ambientale. All’ingresso, ai visitatori che sottoscrivono l’impegno, viene timbrato il loro passaporto affinché agiscano in modo ecologicamente responsabile sull’isola, per il bene dei bambini di Palau e delle future generazioni di Palauans. L’iniziativa sta riscuotendo il successo sperato: a due settimane dal lancio dell’iniziativa rivolta ai turisti per rispettare l’ambiente, sono più di 6 mila le persone che hanno sottoscritto l’impegno. Un impegno, anzi un eco-impegno, non solo per i turisti ma anche per i residenti dell’isola: la promessa di investire sull’educazione delle generazioni future affinché possano comprendere quale patrimonio naturale ed ambientale hanno tra le mani ed insegnare loro come tutelarlo e valorizzarlo nei prossimi anni, quando saranno loro a decidere il destino dell’isola.

Palau beach

Per salvare Palau bisogna rispettare l’ambiente

Preserve and protect your beautiful and unique island home”, “tread lightly, act kindly and explore lightly”. Preservare e proteggere la vostra bellissima ed unica casa; cammineremo piano, saremo gentili con il territorio e andremo alla scoperta dell’isola con estrema leggerezza. È la promessa che i turisti si impegnano a rispettare nei confronti dei bambini dell’isola di Palau che dal 1993 ha visto innalzare il livello del mare di circa 9 millimetri all’anno. “Facciamo affidamento sul nostro ambiente per sopravvivere – afferma il Presidente di Palau Tommy Remengesau – se lasciassimo che il degrado ambientale prendesse il sopravvento, probabilmente questa sarebbe l’ultima generazione in grado di godere della bellezza dell’isola e della sua biodiversità”. Il Presidente Remengesau è un attivista ambientale di lungo corso, già nel 2014 partecipando ad un forum delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, preoccupato di quello che potesse accadere alla sua isola disse: “Se il mondo non riuscirà ad intervenire per ridurre le emissioni di gas serra, il nostro giorno del giudizio è scolpito nella pietra”.

turismo sostenibile

Per mettersi al riparo dai rischi ambientali derivanti da un turismo “scriteriato”, per evitare che la pesca eccessiva comprometta la disponibilità di pesce alle generazioni future e soprattutto per valorizzare e rispettare l’ambiente dove vivono, nel 2015 Palau ha chiuso l’80% dei suoi mari alla pesca, creando il sesto santuario marino al mondo. Si tratta di un’area vasta più della California. Un’azione forte, decisa e supportata dalla popolazione palauans che non intende rinunciare per nessun motivo ai benefici dell’oceano. “La protezione dei nostri oceani deve andare di pari passo con la lotta al cambiamento climatico” affermò il Presidente Remengesau in quella occasione e adesso spera che il suo “Palau Pledge” possa essere l’inizio di quel cambiamento culturale che renda i turisti, e non solo, più consapevoli di quanto sia fragile l’ambiente in cui viviamo. “Certo siamo una piccola isola, ma siamo un’isola oceanica con una grande risorsa naturale. La nostra cultura ci impone di rispettare l’ambiente dove viviamo”. Remengesau spera che questo movimento possa avere un impatto a livello globale e onestamente, vedendo le splendide immagini che l’isola di Palau regala, non possiamo che sperarlo anche noi.

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