Quali sono i vantaggi della moda sostenibile? Recentemente, Eileen Fisher, designer americana che ha fondato un brand di moda molto attivo in tema di sostenibilità, ha sconvolto il mondo affermando che l’industria dell’abbigliamento è una delle fonti principali di inquinamento atmosferico, dopo l’industria petrolifera.

In effetti, quando pensiamo all’inquinamento, nella nostra mente si affollano subito immagini di grosse industrie di carbone o di industrie chimiche, che scaricano nei fiumi le scorie della loro lavorazione. E sicuramente questa è una parte importante dell’inquinamento industriale. Ma non è l’unica.

Perché la moda inquina?

Per realizzare una semplice T-shirt in cotone sono necessari ad esempio 2500 litri di acqua. Questo significa che anche se il cotone è in sé una fibra biodegradabile e green, da preferire alle fibre sintetiche, di certo inquinerà comunque. Lo stesso discorso vale per le tinture chimiche, che colorano i nostri abiti, ma che sono ugualmente tossiche per l’ambiente.

Inoltre, non bisogna sottovalutare gli effetti del consumismo e dei capi di moda a basso costo presenti sul mercato, prodotti generalmente in Paesi in via di sviluppo e poi venduti in tutto il mondo. Aumento della domanda di questi vestiti significa però aumento della loro produzione e quindi maggiore inquinamento, anche perché le produzioni che avvengono nei paesi sottosviluppati spesso non seguono i dettami delle nostre policy in materia di inquinamento ambientale. E neanche in materia di diritti umani.

Come superare tutto questo? La moda sostenibile può essere una soluzione.

Vantaggi della moda sostenibile: l’opinione delle fashion blogger

Nonostante alcuni brand di moda, anche di fascia di prezzo medio bassa, si siano da tempo impegnati per rivolgere le loro produzioni alla sostenibilità, solo di recente la questione sta divenendo di interesse pubblico. Lo si deve soprattutto a Fashion Blogger e imprenditori che stanno lentamente abbracciando il filone dell’ecosostenibilità e sposando la filosofia di una moda che vuole essere, o prova ad essere, il più possibile amica dell’ambiente.

Shipa Ramachandran e Tanaya Das sono 2 Fashion Blogger americane e le ultime due, in ordine cronologico,  ad aver rilasciato dichiarazioni in tema di sostenibilità. Le influencer hanno posto l’accento su quanto il concetto di moda sostenibile oltrepassi di molto il discorso dei materiali.

Moda sostenibile è,per loro, rispetto del lavoro dal punto di vista etico, è evitare sprechi e acquisti, quando non sono necessari, dando priorità alla qualità di quello che acquistiamo più che alla quantità, è acquistare abiti da marchi indipendenti e optare per la moda vintage. Una parola d’ordine delle nostre scelte in materia di moda dovrebbe essere, poi, dare ampio spazio al riciclo. Per reinventare in modo nuovo  e originale ciò che giace dimenticato sul fondo dei nostri armadi e rivitalizzarlo creando nuovi oggetti. È così che i capi di abbigliamento possono trasformarsi in altro, dando vita ad esempio a borse,  sciarpe e altri accessori di moda.

Moda sostenibile: cosa puoi possiamo fare per aiutare l’ambiente ogni giorno?

I consigli e il modello di vita fornito dalle Fashion Blogger può essere sicuramente utile a veicolare e sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a determinate logiche in materia di moda.

La salvaguardia dell’ambiente deve però partire dai nostri comportamenti quotidiani e dall’adozione di pratiche che siano in linea con i principi della moda sostenibile.

Ecco 7 linee guida che possiamo seguire nelle nostre scelte relative all’abbigliamento:

  1. Quando acquistiamo capi di abbigliamento, dobbiamo scegliere abiti di migliore qualità, fatti per durare nel tempo e non per essere utilizzati per un’unica stagione.
  2. Una volta acquistati, i nostri abiti andranno indossati più e più volte e non abbandonati nei nostri armadi o gettati via all’introduzione di una nuova moda.
  3. Per far vivere un abito  più a lungo, proviamo a ripararlo quando possibile e non a buttarlo appena la prima cucitura cede.
  4. Per far durare di più i nostri abiti, non laviamoli troppo spesso: lavaggi frequenti e non necessari indeboliranno e scoloriranno le fibre, immettendo per altro nuovo inquinamento nelle acque e quindi nell’ambiente. Prima di lavare i nostri capi, chiediamoci se il lavaggio è proprio necessario o se magari possiamo indossare quell’indumento ancora una volta.
  5. Facciamo attenzione a cosa compriamo: spesso dietro la presenza di prezzi bassi, c’è una realtà di lavoro sommerso o sfruttamento del lavoro che per indifferenza o superficialità tendiamo ad ignorare. Pensare che dietro il nostro ultimo maglione o pantalone potrebbe nascondersi il lavoro  di un minore sfruttato, non dovrebbe forse invitarci a riflettere?
  6. Puntiamo l’attenzione sui marchi sostenibili. Oggi è facile, dato che molte catene di abbigliamento stanno promuovendo collezioni sostenibili con sempre maggiore frequenza, improntate non solo su una produzione consapevole che rispetti l’ambiente ma anche e soprattutto sul rispetto dei diritti umani.
  7. Quando i nostri abiti proprio non ci servono più, mai buttarli nella spazzatura: cerchiamo i punti di raccolta degli indumenti usati nel nostro quartiere o nella nostra parrocchia e portiamoli lì. Ci saranno sicuramente persone meno fortunate di noi che potranno riutilizzarli.
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