Si chiama Youth4EJ, dove la E sta per Environmental e la J sta per Justce. Gioventù per la giustizia ambientale, potremmo tradurlo senza troppi sforzi di fantasia. Si tratta di un osservatorio online, nato da poco, che mira a coinvolgere i giovani ad analizzare con spirito critico fatti e accadimenti che abbiano – o che potrebbero avere – conseguenze per l’ambiente.

Un progetto promosso da 13 ONG europee

Yuoth4EJ è stato realizzato in collaborazione con Oikos Italia e rientra all’interno del più ampio progetto di Sustainability Awareness Mobilization Environment (S.A.M.E.) WORLD, un progetto educativo, rivolto ai più giovani, promosso da 13 ONG europee (tra cui anche Oikos) e finanziato dall’Unione Europea. Lo scopo è quello di coinvolgere in pratiche di cittadinanza attiva studenti e insegnanti in merito ai temi del cambiamento climatico e della giustizia ambientale.
Noi di green.it abbiamo chiacchierato con due ragazze che conoscono molto bene il progetto e ci siamo fatti raccontare la loro esperienza all’interno di Youth4EJ. Queste le loro storie.

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Irene, 36 anni e l’educazione alla cittadinanza locale

Irene Fisco, ha 36 anni e dal 2005 collabora con il Cies Onlus. Ha iniziato come volontaria di Servizio Civile e oggi si occupa prevalentemente di progetti di educazione alla cittadinanza globale.

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Come funziona Youth 4 Environmental Justice?

La piattaforma è parte di SAME World, un progetto cofinanziato dalla Commissione Europea e di cui il Cies è il capofila, insieme a 12 associazioni partner da tutta Europa. Il progetto ha lo scopo di portare nel mondo della scuola il tema della giustizia ambientale, con particolare attenzione al legame tra cambiamenti climatici e migrazioni.

Si tratta di un obbiettivo molto ambizioso…

Si ed è per questo che sono state realizzate moltissime attività: laboratori nelle scuole che hanno coinvolto più di 8000 studenti e insegnanti, uno spettacolo teatrale, “Deep Water”, adattato e portato in scena in 4 Paesi, un kit educativo online e un corso per insegnanti ed educatori, attività all’aria aperta per ragazze e ragazzi, un concorso per le buone pratiche di educazione alla sostenibilità a scuola… l’elenco è lungo, del resto è un progetto che dura 3 anni!

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Come funziona la piattaforma?

La piattaforma Youth4EJ è una delle attività lanciate quest’anno,  e il suo obiettivo è coinvolgere ragazze e ragazzi, soprattutto – ma non solo – a scuola, nella raccolta e segnalazione di casi di ingiustizia ambientale. Lo scopo è renderli consapevoli della loro possibilità di essere agenti di cambiamento. Al momento abbiamo raccolto decine di contributi da tutta Europa, sia nella forma breve degli “users’ reports” che in quella più estesa dei Case Folders, spesso curati da giovani universitari.

Che ruolo svolgi all’interno della piattaforma?

Per il Cies io ed Emanuela Soldano, l’altra collaboratrice del team Cies che ha curato questa attività da vicino, ci siamo occupate di moderare i contenuti e rispondere quando possibile ai contributi che vengono dai giovani partecipanti, di solito con un incoraggiamento a continuare o un invito a controllare sempre le fonti.

Un lavoro importante, delicato… e grande direi!

A coordinare il progetto ci sono io ma non da sola, siamo un affiatato team tutto al femminile! SAME World in questi due anni e mezzo ci ha fatto affrontare molti temi, tutti fortemente legati all’attualità: credo che il principale sia stato il tema dei migranti. Con il progetto SAME, il Cies ha scelto di trattarlo creando un laboratorio molto speciale, “Un pianeta migrante”, prendendo spunto da uno spettacolo interattivo che il Cies porta avanti da anni. Da una parte abbiamo spiegato le cause ambientali oltre che sociali della migrazione, e dall’altra gli abbiamo fatto sperimentare in piccolo quello che significa vivere l’esperienza migratoria.

Sono previste delle novità nei prossimi mesi?

La novità principale del progetto, in questi giorni, è il gioco online “(im)perfect future” : nove livelli per affrontare le tante sfide della giustizia ambientale, dalla tutela delle foreste alla mobilità sostenibile, senza dimenticare l’impatto ambientale e sociale dei dispositivi elettronici o il problema dei rifiuti. E’ un puzzle game con enigmi da risolvere, e mostra che le soluzioni possibili si trovano sia al livello individuale, del consumo critico ad esempio, che collettivo.

Martina, la cooperante
Youth4EJ

Martina, ha 29 anni e ha lasciato il CeVI per partire per il Perù con i Corpi Civili di Pace. Lei è una cooperante segue prevalentemente progetti a tematiche sociali ed ambientali. Una scelta di vita che – dice – ha maturato durante viaggi ed esperienze di volontariato specialmente in America Latina, Africa e Medio Oriente.

Come sei entrata a far parte di Youth4EJ?

Sono entrata a far parte dell’Osservatorio durante il mio periodo al CeVI, insieme ad altre ONG europee che in partnership stanno portando avanti il progetto Same World. Inizialmente gran parte del lavoro era finalizzato al coordinamento tra i vari enti in modo da creare un Osservatorio interessante per il lettore, fluido e gradevole alla lettura.

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Come funziona l’osservatorio?

Ha un funzionamento piuttosto immediato: chiunque, tra i 13 e i 25 anni, voglia denunciare una ingiustizia ambientale di cui è a conoscenza può farlo in maniera anonima attraverso il sito, in maniera più o meno articolata. Noi poi, partendo dalle loro segnalazioni, provvediamo a darne concretezza, fornendo prove come articoli, materiali didattici o giuridici che riguardino tale ingiustizia.

Quale è stato il momento più importante in questa tua esperienza finita da poco?

Sicuramente la parte di sensibilizzazione dei giovani, che ogni ONG partner può realizzare nella forma che più gli si addice. La prima parte di sensibilizzazione e raccolta di report noi l’abbiamo concretizzata all’interno di una bellissima iniziativa chiamata CLEANIN’ MARCH, a Lignano Sabbiadoro, nata per “promuovere una visione di aree naturali aperte a tutti dove ognuno è responsabile della loro protezione”, che ha visto la partecipazione di persone del luogo e di molti richiedenti asilo ospiti a Lignano. Qui, grazie all’aiuto di un cartellone rappresentante il mondo, abbiamo iniziato a segnare dove e che tipo di ingiustizie ambientali i ragazzi conoscevano, discutendone insieme. Da tali segnalazioni poi sono nati i blogspot e le case folder che abbiamo scritto e pubblicato nel sito.

Come applicherai quello che hai acquisito nella tua nuova esperienza?

Grazie a Same World e al Youth4EJ, parto con una consapevolezza maggiore circa conflitti e ingiustizie ambientali, avendo avuto già molto a che fare, anche se in modo meno diretto, con tali temi.

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