Si parla molto di economia circolare, di un sistema cioè basato sul recupero dei materiali con lo scopo di realizzare altri prodotti. In questo modo la vita di un oggetto non è destinata a concludersi quando lo buttiamo via ma può proseguire in altre forme. Sono molte le esperienze italiane in questo ambito delle quali vi abbiamo parlato in un recente articolo. Diminuzione degli sprechi e dell’inquinamento ambientale sono le conseguenze principali di un ciclo del genere, processo che è possibile adattare anche alle coltivazioni. Parliamo in questo caso di agricoltura circolare ed oggi vi presentiamo un esempio eclatante di come funzioni.

Agricoltura circolare: un esperimento durato 20 anni

A luglio di quest’anno il biologo Daniel Janzen ed il collega Winnie Hallwachs pubblicano un saggio molto interessante su come le biomasse possano condizionare la crescita della vegetazione e combattere la deforestazione. I risultati presenti nel testo scientifico sono il frutto di un’intuizione geniale sull’agricoltura circolare e di circa 20 anni di ricerche pazienti. È il 1997 quando i due biologi prendono accordi con un produttore di arance del Costa Rica per scaricare circa 12.000 tonnellate di polpa e bucce all’interno della Guanacaste Conservation Area. Lo scopo è capire quale impatto avrebbe avuto tale enorme quantità di biomassa sull’ambiente naturale circostante.

Dopo 16 anni una scoperta incredibile

Il luogo dello scarico rimane inesplorato per oltre 10 anni ma, per assicurarsi di non perderne la posizione, viene contrassegnato con un enorme segnale giallo. 16 anni dopo, nel 2013, lo studente Timothy Treuer, collaboratore del professor Janzen, si reca in avanscoperta nel sito indicatogli, ma non trova niente. Inizialmente crede di aver sbagliato posto, grazie alle istruzioni di Janzen però capisce di essere in quello giusto. La montagna di bucce di arancia depositate nel 1997 è sparita ed al suo posto è apparsa una fitta vegetazione, costituita da molteplici specie diverse, non presenti in precedenza.

Approfondimenti di una sensazionale sperimentazione

Nei 3 anni successivi molti studiosi si avvicendano nel luogo dell’esperimento per offrire il proprio apporto scientifico. Vengono effettuate varie misurazioni sulla qualità dell’aria e del terreno, mettendo a confronto l’area dell’esperimento con un’altra di poco distante, rimasta però inalterata. Ne emerge che, laddove la biomassa è rimasta per quasi 20 anni, si è formato un ecosistema completamente nuovo. Sono presenti dozzine di specie di piante diverse mentre nell’altra area soltanto una dominante. Un immenso fico di circa 1,5 m di diametro campeggia in mezzo alla zona che è diventata simile ad una foresta sub-tropicale. In aggiunta, la fauna stessa ha subito dei cambiamenti e nell’area è ora presente anche il tayra, una specie di donnola delle dimensioni di un cane, assente in precedenza.

I benefici per l’ambiente di una vegetazione così rigogliosa

Solo nel 2015, dopo anni di ricerche, Timothy Treuer riesce a trovare il famoso cartello giallo indicatogli dal professore Janzen e sepolto sotto un fitto cespuglio di vite selvatica. L’ecosistema è mutato completamente grazie ad un’esplosione vegetativa. Una foresta del genere è capace di assorbire enormi quantità di anidride carbonica presenti nell’aria. Se l’esperimento di agricoltura circolare di Janzen e Hallwachs venisse replicato su larga scala si otterrebbero 2 benefici ugualmente importanti. Da un lato, infatti, si potrebbero recuperare migliaia di tonnellate di scarti alimentari altrimenti giunti alla fine del proprio ciclo vitale. E poi, smaltendoli nei luoghi del pianeta in cui si sta verificando una forte deforestazione, sarebbe possibile ricostruire l’originario ambiente vegetale, offrendo un habitat ricco di risorse per molteplici specie animali.

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